mercoledì 2 dicembre 2009 - MJAC

La riforma della Giustizia e i processi brevi

Un parere dell’uomo della strada.

Sulle riforme ognuno la pensa come vuole. Ma l’uomo della strada, quello che a malapena legge qualche articolo di giornale e vede qualche notiziario in TV, perché impegnato nella quotidiana lotta alla sopravvivenza, sua e della sua famiglia, un’idea l’avrebbe. Anche sulla riforma della Giustizia, di cui tanto si parla in questi giorni.
 
Anzitutto è consapevole che, sia a destra che a sinistra, la riforma del sistema giudiziario è considerata un problema prioritario. I magistrati sono politicizzati, non lavorano secondo coscienza e non hanno certo i problemi economici e di lavoro che ha lui. I processi durano all’infinito e nel caso, non raro, di errori giudiziari, non pagano certo i giudici, che proseguono tranquillamente nella loro carriera, regolata solo dall’anzianità di servizio piuttosto che dalla meritocrazia.
 
Il Governo di centro-destra sembra finalmente deciso ad andare avanti con la riforma, ma deve fare i conti con l’opposizione, che, insieme alla magistratura, vuole in tutti i modi delegittimare il Presidente del Consiglio, accusato, oltre di non voler affrontare i processi giudiziari a cui dovrà essere sottoposto, anche di non aver saputo rispondere adeguatamente alla crisi globale in atto. Dal canto suo il centro-destra rivendica il diritto di poter governare perché ha avuto, proprio per merito di Berlusconi, la maggioranza dei voti degli italiani, e accusa la sinistra di usare l’arma giudiziaria per scardinare il Governo.
 
Il Capo dello Stato, comunque, proprio ieri, ha cercato di fare chiarezza sulla situazione, invitando, in sostanza, la Magistratura a fare "rigorosamente il proprio lavoro istituzionale", senza invadere il campo della politica. Un tentativo, da parte di Napolitano, di riequilibrare il sistema dei poteri dello Stato, che è alla base di ogni democrazia.
 
Tornando al quadro politico, si sa che il Lodo Alfano, inteso ad affermare l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato, è stato dichiarato "incostituzionale" dalla Consulta per il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e che ora anche il Decreto legge per i processi brevi (sei anni in tutto), in corso di discussione in Parlamento, pur venendo incontro ad una grande esigenza dei cittadini, rischia di arenarsi proprio perché sospettato dall’opposizione di favorire, troppo sfacciatamente, la posizione personale del Premier.
E allora ?
 
Se questo decreto non supererà la barriera e non sarà approvato entro breve tempo, si profilano all’orizzonte altre soluzioni, tutte piuttosto deludenti: riproposizione del Lodo Alfano come "legge costituzionale", oppure l’approvazione di una legge che sospenda i processi alle alte cariche dello Stato, oppure ancora la "terza via" proposta dall’on. Casini, cioè il varo di una "legge per Berlusconi", che blocchi i processi del Premier per "legittimo impedimento".
 
A questo punto lo sconcerto fra i cittadini è al massimo, e l’ingenuo "uomo della strada" capisce finalmente che il più grande problema del Paese non sono le riforme per tutti gli italiani, e neanche il Presidente del Consiglio con tutti i suoi processi, ma l’intera classe politica italiana.
 
Naturalmente si rende conto, proprio come "uomo della strada", che il suo è solo un punto di vista. 

 
 


2 réactions


  • poetto (---.---.---.195) 2 dicembre 2009 12:35

     

    Il processo breve dovrebbe essere un diritto per tutti i cittadini italiani, però, non bisogna confondere le cose.

    Dire che se non si riesce a concludere un processo dopo due anni questo smette di esistere è semplicemente pazzesco.

    Questo vuol dire mancare di rispetto per le vittime, o per i loro famigliari, di un crimine ma anche lasciare nel dubbio della colpevolezza un imputato, che se innocente deve, giustamente, essere riconosciuto come tale.

    Occorrerebbe una riforma generale di tutta la giustizia italiana, occorrono più mezzi, strutture, personale.

    Vedendo alcuni programmi televisivi, si vedono le difficoltà materiali di molte strutture giudiziarie, che si trovano, troppo spesso, a dover affrontare compiti immani confronto alle loro possibilità.

    L’uomo della strada di oggi non è una specie di scimmione analfabeta che passa le sue giornate nella beata ignoranza dei fatti, questo, forse, poteva valere trent’anni fa non ora.

    Oggi sono pochi quelli che non seguono un telegiornale, un programma di approfondimento o una notizia su internet.

    Il cittadino medio si informa preferibilmente tramite la televisione ma anche tramite internet.

    Tenendo conto anche di questo fatto è incredibile che una persona sola riesca a controllare il cuore dell’informazione italiana.

    L’antitrust, nel nostro paese, sembra avere non le famose fette di prosciutto negli occhi ma l’intero edificio che produce il prosciutto medesimo.


  • (---.---.---.102) 20 gennaio 2010 14:39

    Io penso che siamo un paese ridicolo!!!!!Processi che duranno dieci annni per far arricchire giudici e avvocati,e a noi cosa ci entra in tasca? forse meno criminali per strada? no!per niente !la verità è che i processi durano quattro cinque ,sei anni e ugualmente la sentenza non viene emessa perchè va in prescrizione e i criminali ritornano per strada con la sola differenza che i giudici e gli avvocati ci hanno molto guadagnato. Percio i il decreto "Processi brevi" è assolutamente giusto perchè o una persona che ha commesso un reato" minore" ,viene processata subito ed emessa subito la sentenza o se no è inutile continuare.BASTA!!!!!!!!!!!!é uno schifo!!!!


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