Piano carceri. Antigone: “Dal governo ricette che aggraveranno la crisi del sistema penitenziario”
Dal Consiglio dei ministri via libera alle misure di Nordio contro il sovraffollamento dovuto anche all’aumento dei reati voluto dalla maggioranza
di Andrea Oleandri

Via libera del Consiglio dei ministri al piano carceri 2025-2027, voluto e presentato nella giornata di ieri, martedì 22 luglio, dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Le intenzioni del governo sarebbero quelle di far fronte al problema del sovraffollamento – i cui tassi medi si attestano oggi attorno al 133% – liberando circa 15mila nuovi posti.
Come? Secondo quanto dichiarato da Nordio, attraverso una serie di misure (al momento non meglio precisate) che prevedrebbero, da un lato, adeguamenti e potenziamenti strutturali degli edifici già esistenti, dall’altro, snellimento delle procedure e la possibilità, per alcune tipologie di persone detenute, di ricorrere alla liberazione anticipata e/o a forme di detenzione alternativa in comunità extra carcerarie.
Misure quest’ultime che, come sottolinea Patrizio Gonnella, presidente nazionale dell’associazione Antigone, “sono oltretutto già previste e attuate”.
“Il piano carceri approvato oggi in Consiglio dei Ministri, come fatto tante altre volte in passato, si affida alla via edilizia per risolvere i problemi delle carceri.
A fronte di un sovraffollamento che oggi vede quasi 16.000 persone detenute in più dei posti disponibili si presenta un piano del valore di oltre 700 milioni di euro che produrrà, se fosse portato a termine, meno di 10.000 posti nel 2027.
Se si considera che poi, solo negli ultimi 3 anni, il numero di persone detenute è aumentato di 5.000 unità, anche mantenendo un analogo tasso di crescita, nel 2027 potremmo essere comunque in difetto di circa 10.000 posti detentivi.
Ulteriori 5.000 posti potrebbero essere recuperati, stando al governo, vendendo alcune carceri storiche e costruendo nuove strutture. Un discorso già più volte accennato e sempre giustamente accantonato rispetto a carceri come Regina Coeli a Roma e San Vittore a Milano, solo per citarne due. Si scrive valorizzazione. Si legge speculazione.
Molti dei nuovi posti poi saranno in container, strutture totalmente inadeguate ad ospitare persone detenute anche per lunghi periodi. Generalmente queste vengono utilizzate per affrontare emergenze e non come soluzioni definitive, come invece sembra ovvio nel piano carceri del governo. Piano carceri che, peraltro, non fornisce alcuna informazione sul personale che sarà necessario a gestire le nuove strutture, quando già oggi si registra un drammatico sotto-organico in tutti i ruoli: direttori, educatori, poliziotti, medici, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, personale amministrativo.
Stando al ministro della Giustizia Nordio altre migliaia di posti (fino a 10.000) potrebbero essere recuperati con la detenzione differenziata per persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. Si crea così un binario di esecuzione penale che andrà capito con molta attenzione come funzionerà, evitando ogni forma di privatizzazione della libertà personale. E comunque non sono previsti automatismi.
Purtroppo nessuna novità sembra essere stata introdotta rispetto alle telefonate, per cui continuiamo ad auspicare una modifica regolamentare che preveda una telefonata quotidiana, anziché gli attuali dieci minuti a settimana.
Insomma, il piano carceri conferma l’impressione della vigilia: il governo è interessato agli istituti di pena solo in termini edilizi e di custodia di corpi, senza alcuna visione moderna e umana della pena. Le ricette edilizie presentate rischiano di aggravare la crisi del sistema penitenziario”.
Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

