lunedì 11 agosto 2025 - Riccardo Noury - Amnesty International

L’india espelle rifugiati rohingya via terra e via mare

Storicamente, l’India è stato un luogo sicuro per le persone in fuga dalla persecuzione: zoroastriane, afgane, tamil, bengalesi e altre ancora.

Ma questa tradizione non vale per le persone di etnia rohingya, vittime di crimini di atrocità da parte delle forze armate di Myanmar, che da una decina d’anni cercano riparo nel continente asiatico.

Solo nell’ultimo mese e mezzo 100 persone rohingya sono state espulse via terra dallo stato di Assam verso il Bangladesh e altre 40, tra cui anziani e minorenni, sono state costrette a salire su una nave, dotati di un salvagente, e poi abbandonate in acque internazionali di fronte alle coste di Myanmar.

Molte di queste 40 persone erano rifugiate con documento forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur).

I giudici della Corte suprema indiana, cui si erano rivolti due rohingya per fermare i provvedimenti di espulsione, hanno respinto i ricorsi sostenendo che i loro racconti delle persecuzioni subite in Myanmar erano “storie ben confezionate”. Fa scuola una sentenza della stessa corte, secondo la quale “solo i cittadini indiani hanno il diritto costituzionale di risiedere nel paese”.

Il governo di Delhi, dal canto suo, ha dichiarato di non ritenere che, se rimpatriate, le persone rohingya rischino di subire violazioni dei diritti umani e, comunque, di non riconoscere i documenti forniti dall’Acnur in quando non è firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status di rifugiato del 1951.

Questo non esime le autorità indiane, ha sottolineato Amnesty International, dal rispetto del principio del diritto consuetudinario di non respingimento, che vieta di rimandare persone in luoghi dove potrebbero subire gravi violazioni dei diritti umani. Questo principio è scritto anche nel Patto internazionale sui diritti civili che, questo sì, l’India ha ratificato.

Il primo ministro indiano Narendra Modi cita spesso il Vasudhaiva Kutumbakamil mondo è un’unica famiglia. Ma si vede che i rohingya non ne fanno parte.



1 réactions


  • Attilio Runello (---.---.---.101) 12 agosto 2025 15:49

    Si tratta di uno dei tanti drammi ignorati dalla Stampa internazionale. E ci voleva questo atto del governo indiano per parlarne. Do solito trovano rifugio nel Bangladesh, che li ha sempre accolti Anche se anche il Bangladesh tende se puo a inviarli in alcune isole di fronte al continente.


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