venerdì 19 giugno - Riccardo Noury - Amnesty International

Iran, col pretesto della guerra arresti di massa e impiccagioni

Amnesty International ha dichiarato oggi che le autorità iraniane stanno usando il pretesto di quelle che chiamano “condizioni del tempo di guerra” per intensificare la repressione del dissenso attraverso arresti arbitrari di massa, procedimenti giudiziari velocizzati e gravemente iniqui, esecuzioni politiche, pesanti condanne al carcere e confische di proprietà personali.

A partire dall’attacco militare illegale lanciato dagli Usa e da Israele il 28 febbraio 2026, le autorità iraniane hanno arrestato arbitrariamente oltre 6000 persone: manifestanti, giornalisti, avvocati, difensori dei diritti umani, dissidenti e membri di minoranze etniche e religiose. Alti funzionari della magistratura hanno ordinato processi velocizzati contro le persone arrestate, anche per reati che prevedono la pena di morte, tra diffuse preoccupazioni circa il ricorso a sparizioni forzate, maltrattamenti, torture e l’estorsione di “confessioni” da usare in processi vergognosamente iniqui. Nello stesso periodo le autorità iraniane hanno inflitto condanne a decine di anni di carcere e messo a morte almeno 39 prigionieri per motivi politici.

Le autorità iraniane hanno poi apertamente minacciato di compiere uccisioni di massa nei confronti di chiunque esprimesse dissenso o invocasse la caduta della repubblica islamica e hanno etichettato le persone che le criticavano come “traditori” e “collaboratori del nemico”.

Le autorità iraniane hanno infine sistematicamente isolato oltre 90 milioni di persone attraverso il blackout di Internet – il più lungo e soffocante mai registrato, durato 88 giorni e terminato con limitazioni il 26 maggio 2026 – che ha violato il loro diritto alla libertà d’informazione mentre contemporaneamente accusavano di spionaggio, un reato punibile con la pena di morte, coloro che svolgevano attività online.

Il blackout di Internet è stato un elemento centrale della strategia repressiva delle autorità e ha creato condizioni in cui massicci crimini di diritto internazionale hanno potuto essere commessi nell’impunità.

Il 17 maggio 2026 il capo della polizia, Ahmadreza Radan, ha annunciato che dal 28 febbraio erano state arrestate oltre 6500 persone, definite “traditori e spie”.

Le autorità e i mezzi d’informazione statali hanno denigrato sistematicamente le persone arrestate definendole “traditori”, “mercenari”, “terroristi”, “membri di gruppi controrivoluzionari”, “agenti di potenze straniere” e “collaboratori del nemico”.

Queste persone sono state accusate, secondo quanto reso noto dalle fonti ufficiali, di collaborazione con Israele e/o con gli Usa; possesso, vendita o uso di equipaggiamenti di Starlink; diffusione sulle piattaforme social di contenuti riguardanti il conflitto; espressione di opinioni favorevoli agli attacchi aerei, contrarie alla repubblica islamica e/o esultanti per la morte di alte autorità; invio di immagini dei siti colpiti dagli attacchi aerei statunitensi e israeliani a media “ostili”, compresi quelli in lingua persiana situati fuori dall’Iran; diffusione di notizie false e dicerie per recare disturbo all’opinione pubblica; scrittura di slogan in luoghi pubblici, cooperazione con organi d’informazione “terroristi”; “offesa all’indipendenza e alla libertà dell’Iran e alle figure sacre dell’Islam”; “propaganda contro lo stato, la bandiera e i simboli nazionali e religiosi”.

Le autorità iraniane hanno sfruttato il contesto bellico per reprimere ulteriormente la società civile, arrestando, minacciando o convocando per interrogatori centinaia di manifestanti, difensori dei diritti umani, avvocati, giornalisti e altri operatori dell’informazione, attivisti, sindacalisti, studenti, docenti, familiari di vittime e, infine, membri di minoranza etniche (come l’araba, la beluca e la curda) e religiose (tra cui baha’i e cristiani).

Secondo quando dichiarato da fonti ufficiali, sono stati confiscati beni e proprietà a oltre 750 “traditori” e “agenti del nemico” residenti in Iran o all’estero, compresi giornalisti della diaspora.

Amnesty International ha documentato casi di maltrattamenti e torture sin dal 28 febbraio 2026, come finte esecuzioni, pistole infilate in bocca, percosse, sospensioni per le mani e per i piedi, isolamento prolungato e diniego di cibo e cure mediche.

L’organizzazione per i diritti umani ha esaminato 18 video, trasmessi in televisione prima del processo o in diversi casi il giorno dell’impiccagione, di “confessioni” estorte: nelle immagini si vedono persone visibilmente provate “confessare” di aver condiviso video di attacchi aerei con mezzi d’informazione stranieri.

Amnesty International ha ricevuto denunce di svariate morti in custodia. Hesam Alaeddin era stato arrestato nell’aprile 2026 mentre chiedeva informazioni sul fratello, arrestato settimane prima per il possesso di attrezzature per la connessione via Starlink. Alcune settimane dopo, i familiari di Hesam Alaeddin hanno ricevuto una telefonata in cui gli si chiedeva di andare a ritirare il suo cadavere.

Dal 28 febbraio 2026 sono stati impiccati almeno 39 prigionieri per accuse politicamente motivate, al termine di processi gravemente iniqui segnati dalla tortura: 16 persone che avevano preso parte a manifestazioni, nove dissidenti, 10 “spie” e quattro imputati giudicati colpevoli di “ribellione armata contro lo stato”.




Lasciare un commento



https://middlepassage.dei.uc.pt/https://privacycolab.dei.uc.pt/https://cmd.dei.uc.pt/https://henrique.dei.uc.pt/
https://merdekakreasi.co.id/buku/pkvgames/https://merdekakreasi.co.id/buku/bandarqq/https://merdekakreasi.co.id/buku/dominoqq/https://merdekakreasi.co.id/tentang-kami/
https://simseam.ft.uns.ac.id/https://sipil.ft.uns.ac.id/slot gacorhttps://aku.ac.id/https://jpl.staiku.ac.id/https://jist.publikasiindonesia.id/slot gacorhttps://akperstg.ac.id/https://fisip.uisu.ac.id/https://web.pn-sidrap.go.id/
https://hormon-osteoporosezentrum.de/judi bolahttps://saopaulodeolivenca.am.gov.br/slot gacor