mercoledì 1 agosto 2012 - di Phastidio

Ingegneria finanziaria per disperati. La Spagna si affida alle lotterie


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Il governo spagnolo, nelle scorse settimane, ha annunciato la costituzione di un fondo di emergenza per sostenere la finanza pubblica delle regioni autonome. Il fondo prevede una dotazione di 18 miliardi di euro, che gli osservatori considerano insufficiente a coprire il fabbisogno prospettico delle regioni. A parte ciò, l’aspetto più singolare di questo fund raising è dato dal fatto che circa un terzo del totale dovrebbe provenire dalle Lotterie Nazionali spagnole, nel disperato tentativo di ridurre il costo di accesso ai mercati.

La Sociedad Estatal Loterias y Apuestas del Estado, la più profittevole società pubblica spagnola, con un utile prima delle imposte di 2 miliardi di euro, ad oggi priva di indebitamento, dovrebbe raccogliere sei miliardi di euro attraverso un prestito sindacato da contrarre con banche internazionali, a costi sperabilmente inferiori a quelli a cui Madrid emette i propri Bonos. Lo scorso 23 luglio è scaduto il termine per le banche interessate ad aderire al prestito sindacato, ma tra i banchieri pare esservi scetticismo, sia per la redditività prospettica di una società che potrebbe perdere la propria condizione di monopolio, sia per l’ormai onnipresente pulce nell’orecchio del rischio di cambio, la possibilità cioè che alcuni paesi dell’Eurozona, tra qualche tempo, potrebbero non aver più l’euro come moneta nazionale.

Il previsto collocamento azionario delle Lotterie, in programma a settembre, è stato cancellato a causa dell’impossibilità di raggiungere il prezzo che il governo spagnolo si prefiggeva di ottenere. Pare, infatti (chi l’avrebbe mai detto?) che, quando un paese è in crisi finanziaria e sotto costante minaccia di default, vi siano grossi problemi a portare avanti dismissioni ed a fare entrare nuovi soci nelle sue stressatissime banche. A proposito, ricordate i famosi 50 miliardi di privatizzazioni greche, lotterie incluse? Ecco. Quanto è assai poco liberista questa realtà, signora mia.

Resta il fatto che, vuoi attraverso questi fantasiosi prestiti, eventualmente con cartolarizzazioni di flussi di reddito di società pubbliche profittevoli, vuoi con spostamento presso le equivalenti “casse depositi e prestiti” di asset pubblici potenzialmente dismissibili, si cerca di sfruttare l’ingegneria finanziaria come soluzione-ponte per passare la nottata e attendere l’alba. Ma al momento è ancora buio pesto.





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