Gianni Morra
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6 maggio 17:13
QUATTRO COSTOLE ROTTE — 3 e fine
Ecco l´esperta opinione del Prof. Giovanni Arcudi, medico legale allora assistente di Marracino, Arcudi presente all´autopsia di Moro, opinione fornitami dal luminare su mia richiesta :
“ All’attenzione del Dott....
Risposta alle domande relative al caso dell’On. Aldo Moro
1)
Le fratture costali evidenziate a carico dell’emigabbia sinistra del cadavere sono lesioni fratturative lineari, trasversali all’asse longitudinale della costa, e sono, come entità, poco più gravi delle infrazioni costali. Sono comunque caratterizzate da discontinuazione del tessuto osseo con monconi perfettamente ingranati e con allineamento mantenuto. Come tutte le fratture ossee vanno incontro a processi riparativi con formazione di callo osseo, sia pur modesto e quasi sempre non esuberante.
2)
Quanto alla loro localizzazione purtroppo non si ricava dalle descrizioni fatte a suo tempo dal radiologo che ha eseguito l’esame, quale sia la loro sede lungo l’arco costale, che come noto, parte anteriormente dallo sterno, sincondrosi sterno-costale, e raggiunge posteriormente l’articolazione vertebrale.
Io ho avuto modo di visionare i radiogrammi in occasione dell’esame necroscopico, ma non posso ricordare, anche perché quel reperto, cioè la sede di quelle lesioni fratturative, era in quel momento di importanza marginale rispetto al cuore dell’indagine.
Comunque se posso esprimere il mio pensiero, senza che questo abbia valore di testimonianza e tantomeno di documentazione, ritengo probabile che le fratture, in numero di quattro, fossero disposte tra la linea ascellare anteriore e quella posteriore dell’arco costale, che è il punto di maggior flessione quando si realizza una compressione della gabbia toracica, per l’azione di un trauma contusivo a superficie più o meno larga, come può avvenire per l’urto del torace contro una superficie solida o contro un angolo piuttosto smusso di una struttura.
3)
Rispondendo anche sulla base della mia competenza ed esperienza posso dire: certo vi è certezza della eziologia di queste fratture perché, come sopra accennato, esse sono riferibili all’azione di un mezzo contusivo contro la superficie toracica. E’ verosimile che il momento di produzione della frattura sia unico, cioè tutte le fratture sono riconducibili ad un unico momento lesivo.
4)
Le fratture costali hanno riconosciuto, quindi, un unico momento traumatico e non è vero che hanno tempi diversi dei loro processi riparativi. Quello che descrive il radiologo si riferisce alla diversa percezione delle immagini radiografiche che dipende da tante cose che si possono verificare nel processo di esecuzione dei vari radiogrammi; pertanto da quella descrizione si deve dedurre la contemporaneità di produzione delle fratture lineari e non si può ipotizzare tempi diversi di evoluzione dei processi riparativi
Se mi è consentito una personale interpretazione scientifica, il momento di produzione delle quattro fratture, considerato anche il tempo stimato del loro processo riparativo, potrebbe essere ricondotto al momento dell’agguato di via Fani, quando l’onorevole Moro è stato fatto uscire dall’abitacolo della vettura sulla quale viaggiava, presumibilmente con violenza, e qui potrebbe aver urtato con il proprio fianco sinistro contro una struttura dell’auto (montante posteriore dello sportello posteriore sinistro?) Se non ricordo male l’On. Moro sedeva, al momento dell’agguato, sul sedile posteriore dalla parte sinistra, dietro il posto del conducente.
5) Ricordo abbastanza bene l’esame esterno del cadavere fatto nel corso dell’esame necroscopico e posso dire che non è stata rilevata alcuna lesione cutanea, (ecchimosi, escoriazioni, ferite,) da poter riferire ad azioni di tortura esercitata sulla persona dell’onorevole Moro nel corso del suo sequestro.
Meno che mai le quattro fratture lineari delle coste dell’emitorace sinistro, per loro natura e caratteristiche, possono essere riferite a singoli traumi prodotti nel corso di “tortura”.
Giovanni Arcudi
Roma 25 Ottobre 2023 ".
Tranne mia divergenza sulla data e luogo delle fratture, questo referto di Arcudi è la pietra tombale sui deliri di “bestiali torture” di vecchi zombie clericofascisti che infestano il web.
Né si elevino ancora per favore, 40 anni dopo gennari e peres, aleatorie arbitarie costruzioni anagrammistiche al rango di prova, se si vuole far scienza e non fiction : non vi è infatti nessuna prova che Moro abbia inteso fare anagrammi - e che non ne avesse mai fatti è attestato concordemente da più di un familiare.
Altra presunta prova addotta da un autore delirante e depistante, delle presunte "bestiali torture" inflitte a Moro dai fantomatici agenti sovietici che lo avrebbero rapito, sarebbe l´edema cerebrale di cui al verbale di autopsia. p. 733 qui :
Ma ancora una volta, l´autore spaccia per certezza quel che è una sua mera ipotesi : che cioè tale edema sia stato provocato da torture, tipo percosse alla testa. Direi che tale ipotesi sia da respingere, primo perché, se leggiamo con attenzione il verbale, che cito : " Encefalo : si osserva un diffuso edema in assenza di lesioni flogistiche e degenerative " : allora l´edema non appare prodotto da traumi inferti, in quanto appunto, non solo v´è assenza di lesioni da infiammazione o alterazione lenta strutturale, ma proprio anche assenza di lesioni craniali tout court : difatti a pag. 776 leggiamo ulteriori dettagli autoptici : assenza totale di infiltrazioni ematiche, ossa craniali indenni.
Possiamo dunque orientarci ad escludere che Moro sia stato percosso al cranio : questa parte delle presunte "bestiali torture" è priva di fondamento.
Sempre a p. 776, si ribadisce l´edema come aumento del liquor - ma l´edema cerebrale può avere svariate cause, tra cui in questo caso, principalmente la stessa morte del soggetto : l´arresto cardiaco di per sé infatti, può esser causa di edema cerebrale. Nella tipologia di quest´ultimo, detta edema citotossico, abbiamo ad esempio accumulo di acqua negli interstizi endocraniali. L´edema cerebrale nel cadavere di Moro dunque, non costituisce affatto prova, e nemmeno indizio, di torture subite, ma è da attribuirsi a normale fenomeno tanatologico.
https://it.wikipedia.org/wiki/Edema_cerebrale
Qualcuno ha poi sostenuto, che le fratture delle 4 costole siano state provocate in tempi diversi : ancora una volta, si tratta di falsa certezza : primo, perché 4 fratture costali possono essere di caratteristiche e gravità differenti, e quindi richiedere tempi diversi di guarigione, anche se prodotte dallo stesso evento traumatico, che potrebbe aver interessato alcune costole con più intensità di
altre ; secondo, perché se leggiamo bene il verbale a p.728, notiamo che la calcificazione è in stadio avanzato non solo per la V ed VIII, ma anche per la IV, in armonia cronologica con le altre due. Un po´meno guarita è quindi solo la VI, e questo può appunto dipendere da vari fattori, come ad esempio maggiore gravità dovuta all´essere stata più impattata al momento del trauma, etc. Quindi ancora ed ancora : l´ipotesi dell´autore, di tempi diversi per le fratture, e quindi di ripetute torture, va presentata come mera ipotesi, e non con infondata sicumera dogmatica.
Altra "prova" addotta dall´autore per le costole fratturate da tortura, sarebbe la famosa atropina dell´appunto di gradoli, ma :
1. se anche i br avessero voluto procurarsi atropina per le costole rotte di Moro il 22 marzo, questo non prova che gliele abbiano rotte loro ;
2. non esiste proprio, a mia conoscenza, uso dell´atropina per lenire eventuali difficoltà respiratorie da costole rotte : primo, perché il problema delle costole rotte è il dolore quando si respira, non la difficoltà respiratoria, tranne casi particolarmente gravi tipo perforazione polmonare etc. ; quindi si ovvia al dolore con antidolorifici ed antiinfiammatori, non certo con l´atropina che ha effetti collaterali potenzialmente pesanti quando non addirittura letali : non si fa la chemioterapia ai raffreddati ! ;
3. la lettura atropina nell´appunto di gradoli è congetturale, perché lo scarabocchio non è di facile decifrazione : così i verbali di gradoli. Ancora una volta : usare l´incerta atropina come prova di ipotetiche torture inflitte a Moro, è del tutto infondato.
La broncodilatazione non è affatto da indurre necessariamente artificialmente/farmacologicamente in caso di fratture costali : il problema respiratorio come detto, è che l´espansione inspiratoria, e poi la decompressione espiratoria, causano movimento doloroso delle parti costali lese - i bronchi non c´entrano nulla. Peraltro come detto, se le fratture di Moro erano lineari, cioè della più lieve entità, il problema era davvero molto molto ridotto e tutto richiedeva tranne l´atropina, che si usa solo in casi gravi se non estremi di varie patologie.
https://www.fisiohumana.it/articoli-fisioterapia/frattura-delle-costole-cosa-fare-e-come-guarire
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