Caso Moro, Atlantide: Storia di un delitto

Ho seguito con molto interesse la puntata di ieri sera di Atlantide, una delle due dedicate al rapimento e alla morte di Aldo Moro (e della sua scorta).
In particolare, quello che ho apprezzato è l'approfondimento storico sulla genesi delle BR: da dove è nato il partito armato?
Ne aveva parlato in una vecchia puntata Carlo Lucarelli per la serie Blu notte: la contestazione del 68 che chiedeva una società moderna, l'autunno caldo per il rinnovo dei contratti, le nuove leve nelle fabbriche che non accettavano più lavori alienanti e basse paghe (e nemmeno le condizioni in cui erano costretti a vivere questi terroni), i sindacati che non riuscivano a contenere e comprendere queste proteste, portate avanti con metodi fuori dalle regole.
E poi Piazza Fontana, la perdita della verginità: dopo il golpe in Grecia, si realizzava come lo Stato, la democrazia, potessero essere a rischio, per un golpe di stampo neofascista.
Perché lo sapevano tutti che quelle bombe (quella alla Banca dell'Agricoltura e le altre nell'estate del 1969) le avevamo messe i fascisti con le coperture di organi dello Stato.
Così, mentre da una parte si maturava l'idea di un "compromesso storico",dall'alveo del PCI e della FGCI, si staccavano gruppi che poi sarebbero diventati il nucleo delle BR.
Con azioni prima dimostrative contro i mezzo, poi operazioni mordi e fuggi contro dirigenti Fiat (o delle altre aziende del sud) e sindacalisti .. fino all'operazione Fritz.
Un'altra cosa mi ha colpito, ascoltando le parole dei vari Fiore, Moretti, Morucci, leggendo l'intervista di Faranda pubblicata oggi sul Fatto Quotidiano: la facilità con cui parlavano dei morti di via Fani e degli altri omicidi compiuti.
Come se fosse qualcosa di una vita passata.
Come (ma forse è una mia impressione) come se quei cinque cadaveri lasciati in via Fani (uccisi con tanto di colpo di grazia) fossero qualcosa poi cancellato.
Ecco, la giustificazione che sento ripetere, eravamo in guerra e in guerra ci sono i morti, non può essere accettata: questa era una guerra asimmetrica, unilaterale.
Non era guerra, era terrorismo: i partigiani, cui le prime BR si ispiravano, era in guerra contro i nazisti e contro i fascisti.
22 réactions
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Gianni Morra
(---.---.---.161)
29 aprile 21:31
DOMENICO RICCI : WUNDBALLISTIK - 1
Rileggendo la relazione medico-legale sulla morte di Ricci : https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/200/044%20%20volume%20XLIV?keyword=
CM 44 : 792 sqq.
Il primo foro d´ingresso descritto a 797, è in regione mastoidea sn, cioè 5 cm dietro l´attaccatura inferiore del padiglione auricolare sn. Potete vederlo a 799 fig.3 e qui :
I medici lo descrivono rotondeggiante, e tale appare nella foto di wiki. Ma non in quella della relazione, dove invece appare orizzontalmente ellittico, quasi a fessura. La discrepanza tra descrizione e foto non viene spiegata dai medici, ma siccome ad un certo punto (827) scriveranno che le foto furono fatte prima dell´autopsia, è molto probabile che nel frattempo questo foro abbia subito il frequente fenomeno post-mortem detto ETR, Elastic Skin Recoil : la pelle lacerata tende a volte a tornare indietro verso la superficie, cambiando forma al foro.
Il diametro è di cm 1 (cioè, dell´originario foro tondo prima dell´ ETR). I fori d´ingresso dei proiettili nel corpo umano si distinguono da quelli d´uscita, tra le altre cose, per via del cosiddetto orletto ecchimotico-escoriato, un alone bruno-rossastro, di livido causato dalla contusione, e di escoriazione. L´orletto del foro mastoideo è concentrico al foro tondeggiante : questo dettaglio è segno inequivocabile di impatto perpendicolare o quasi alla pelle.
Pertanto gli scenari teorici sono 2 : o gli hanno sparato orizzontalmente mentre stava a capo eretto, oppure dall´alto in basso se aveva piegato il collo a destra più o meno come nella foto di wiki.
I medici descrivono il tramite come leggermente alto-basso, perché dalla regione mastoidea sn 5 cm dietro il limite inferiore del padiglione, esso tocca l´occipite sinistro presso il foramen magnum : la distanza tra i due punti in maschio adulto alto 1,79 come Ricci, è di circa 5 cm ; e siccome il foro occipitale sta circa 4 cm sotto il mastoide come distanza verticale, l´angolo di pendenza alto-basso tra foro d´ingresso e foramen è di circa 30 gradi, calcolati con basilare trigonometria.
Pertanto questo primo segmento del tramite è in lieve pendenza alto-basso come vogliono I medici. Il foro d´ingresso tondeggiante a orletto concentrico mostra che Ricci fu colpito qui perpendicolarmente alla pelle o quasi : dunque se il primo tratto a 30 gradi del tramite è diretto e non frutto di deflessione dopo urto col mastoide, Ricci al momento dell´impatto non aveva collo eretto bensì leggermente piegato a dx, quindi questo non sarebbe il primo colpo sparatogli, centrato o meno.
Riassumendo fin qui : Ricci vine impattato perpendicolarmente o quasi, 5 cm dietro limite inferiore orecchio sn ; il proiettile fuoriesce appena davanti a sn del lobo dell´orecchio dx dopo aver toccato occipite in area foramen magnum ed averlo perforato a dx : il tramite descritto è leggermente alto-basso ma con tutta probabilità, non è molto deflesso, è quasi rettilineo : scende un pochino da orecchio sn a foramen, risale un pochino da foramen a orecchio dx, causa leggere deflessioni per gli urti ossei.
Siamo alle solite : non possiamo in base ai dati della relazione medico-legale, sapere con certezza se il colpo mastoideo impattò a collo eretto o piegato : la perpendicolarità dipende dalla posizione e si applica ad entrambi i casi, inizialmente il tramite scende di un 30 gradi dall´ingresso al foramen, ma questo è dovuto aut a leggera deflessione a collo dritto per urto contro il duro mastoide, giacché l´ingresso era a 90 gradi e il percorso continua a 60. Oppure a ingresso a collo piegato a dx.
I medici aggiungono che la lieve obliquità del tramite non è solo alto-basso, ma pure dall´indietro in avanti (819) : da dietro l´orecchio sn a davanti l´orecchio destro. Vedi fig. 15 p.817. Se ne dedurrebbe che lo sparatore fosse posizionato leggermente dietro Ricci, cioè dietro il posto di guida, non alle spalle, bensì diciamo altezza sportello di Moro – il quale al momento di questo sparo, era evidentemente stato già estratto. Come se il mastoideo provenga da davanti al posto di Moro, sulla strada, a sportello aperto dato che sportello e cristallo di Moro sono intatti. Direi dunque dalla posizione di fiore non da quella di morucci, se davvero furono questi due a sparare a Ricci. Due tiratori da due posizioni pertanto per l´autista, ma entrambi vicini alla vettura.
Anche la posizione dei bossoli repertati da quel lato della 130 pare confermare questa ricostruzione :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf
112 : abbiamo infatti 3 bossoli altezza Ricci e 3 altezza Moro, più altri due della stessa arma o simile altezza muso Alfetta. I proettili che impattano Ricci sono appunto 8 stando ai medici.
Il mastoideo non mostra effetti secondari dello sparo né sulla pelle né sui capelli (tatuaggio, ustione etc.), quindi lo sparatore o meglio il suo vivo di volata era certamente a più di 30 cm circa di distanza dal cranio della vittima, e probabilmente a più di 90 (Haag & Haag 2011 : entro i 30 il tatuaggio è molto probabile, fino ai 90 meno, oltre per nulla) – è tutto quel che si può dire sulla distanza di sparo sotto il profilo delle tracce di esso.
Una simile traiettoria non poteva venire ad auto in movimento né prima dell´estrazione di Moro, perché un errore di tiro anche minimo avrebbe rischiato di uccidere o ferire il sequestrando. Perciò ritengo sia venuta da vicino, dopo l´estrazione/allontanamento sufficiente dello statista.
E quindi si torna al punto di partenza : perché Ricci lasciò avvicinare i killer ed estrarre Moro senza reagire, senza prendere la pistola che aveva accanto a sé foss´anche nel borsello e sparare ?
L´ipotesi antica di conoscenza dei killer da parte di Ricci da essi ingannato all´ultmo momento è priva di riscontri e inverosimile, in quanto al momento di questo sparo mastoideo ad esempio, siamo ad auto ferma e ben dopo i colpi singoli che aprono la strage e le prime raffiche all´Alfetta che devono aver oltremodo allarmato e messo in guardia Ricci. E Leonardi deve aver immediatamente tentato la sortita ai primi spari ed essere già stato ucciso a questo punto, quindi Ricci non poteva fidarsi di nessuno, doveva quanto meno afferrare la pistola e invece nulla, nessuna reazione si direbbe. Anche se il repertamento della sua pistola chiusa nel borsello avviene un´ora dopo a cura della scientifica e nulla ci garantisce non sia frutto d´inquinamento. Come sicuramente inquinata è la pistola nel borsello di Leonardi, che esce e non lo fa certo disarmato dopo spari singoli e raffiche !
Resta l´ipotesi che l´appuntato fosse già incapacitato quando la macchina si ferma, avendo fatto gli ultimi metri a strappi teste Samperi : ma incapacitato da quale colpo ? Un colpo sparato ad auto in movimento, ma quale dei 5 mortali ed immediatamente incapacitanti che riceve ? Non il mastoideo. Vediamo gli altri 4.
Oppure fu immobilizzato e perse il controllo della vettura per via di colpi attraverso il deflettore, di cui uno ha lasciato segno. Ne riparleremo a lungo.
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.50)
30 aprile 12:46
DOMENICO RICCI : WUNDBALLISTIK - 2
Il secondo foro d´ingresso letale descritto dai medici 797, sta in regione latero-cervicale sn, cioè sul collo 2 cm sotto l´orecchio sn : potete vederlo bene nei link dalla prima parte infra.
I medici lo dicono sulla stessa direttrice o quasi del primo foro : in effetti, mastoideo, subotideo e mandibolare appaiono quasi allineati lungo direttrice alto basso trasversale.
Ma il subotideo ha tramite diverso dal mastoideo : fuoriesce dal collo basso a dx, 3 cm a dx del pomo d´Adamo (803 fig.5). Quindi abbiamo un tramite più marcatamente alto -basso qui. E come sempre, non possiamo sapere con certezza se questo tramite sia frutto di deflessione intrasomatica, giacché il foro è tondeggiante con orletto concentrico come il mastoideo, quindi l´impatto è quasi perpendicolare : a collo eretto e senza deflessioni, il proiettile doveva uscire 2 cm sotto orecchio dx. A collo piegato a dx invece, il proiettile poteva benissimo entrare a 90 gradi e uscire a circa 30 (angolo alto-basso del tramite).
Anche il mastoideo entrava a 90 gradi e nel tratto iniziale del tramite si inclinava di circa 30 in basso, per poi risalire di altrettanto e fuoruscire davanti al lobo auricolare dx.
Insomma in entrambi i casi, non è possibile acquisire certezza sulla posizione della vittima in base ai dati medicolegali.
Anche questo secondo tramite è indietro-avanti, sia pur lievemente (820). Il diametro del foro d´ingresso è uguale (1 cm), e così l´ampiezza dell´orletto (1 mm). Niente effetti secondari nemmeno qui, dunque distanza di sparo minima = cm 30, probabile = cm 90.
Tutto porterebbe dunque a pensare che mastoideo e subotideo vengano dalla stessa raffica, sparata altezza sportello Moro a Moro estratto e allontanato fuori tiro. Posizione fiore anche qui per così dire.
In particolare, il sia pur lieve orientamento indietro-avanti suggerisce che il colpo non fu sparato ad auto in movimento né a Moro dentro per il rischio troppo elevato di colpirlo.
Quindi anche qui si torna daccapo : 2 fori su 5 incapacitanti ad auto ferme e Moro estratto : perché nessuna reazione armata di Ricci ?
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.50)
30 aprile 19:32
DOMENICO RICCI : WUNDBALLISTIK - 3
Il terzo foro descritto dai medici a 798 è dell´angolo mandibolare sn. Solita forma rotondeggiante, solito diametro di cm 1. Vedi foto wiki linkata nella prima parte e perizia 799 fig.3 e 800 fig. 4. Diverge qui però marcatamente, forma ed ampiezza dell´orletto ecchimotico escoriato che non è concentrico come nei primi due fori a impatto perpendicolare, bensì eccentrico, cioè più largo nei quadranti superiori ovvero nell´emicirconferenza superiore, dove tocca gli 8 mm, larghezza eccezionale se si tiene conto che la misura media degli orletti va da 1 a 3.
L´eccentricità superiore è segno certo di impatto obliquo alto-basso. Anche il tramite lo è, dopo poco si unisce a quello del foro 2 (820). Vedi figg. 16 e 17 p. 821. L´angolo d´incidenza del proiettile, calcolabile in base alle misure date di orletto e diametro del foro, sta sui 30-40 gradi.
Questo foro mandibolare, come quello zigomatico che vedremo, sta in area tatuata comprendente quasi tutta l´emifaccia sn, quindi lo sparo è avvenuto entro i 30 cm circa. Non a contatto ma quasi. Si direbbe colpo di grazia. Esploso dall´alto in basso da vicino da killer alquanto alto con canna inclinata in basso a Ricci piegato a dx. Questo se il tramite è diretto e non frutto di deflessione, altrimenti il collo fu eretto.
In ogni caso, proprio perché sicuramente prodotto da vicinissimo, questo foro mortale non può essere stato prodotto ad auto in movimento, quindi SE Ricci arriva all´arresto finale inacapacitato, non è per questo foro d´ingresso come non è per i primi due. E siamo a 3 fori incapacitanti su 5 causati da spari da vicino, a Moro estratto – ma Ricci non reagisce, non prende la pistola, lascia fare : il mistero permane.
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Gianni Morra
(---.---.---.218)
1 maggio 13:00
DOMENICO RICCI : WUNDBALLISTIK - 4
800 fig. 4 : quarto foro incapacitante : zigomo sn. Descrizione : 801. Cfr foto wiki.
Solito diametro di 1 cm come i primi 3. Solita forma rotondeggiante come i primi 3. Orletto ecchimotico escoriato eccentrico superolateralmente, ma molto meno del mandibolare : ampiezza max. 4 mm. Il tutto è segno che l´impatto è alquanto obliquo, dall´alto e da lato, sn – dx per chi guarda Ricci dal finestrino, probabilmente con Ricci già piegato a dx visto il tramite leggermente alto-basso che fuoriesce dalla guancia dx circa 3 cm sotto altezza zigomo.
Ma quel che dirime qui, è il tatuaggio : lo zigomatico è in area tatuata come il mandibolare, quindi son colpi esplosi entro i 30 cm circa tra vivo di volata e pelle (meno probabilmente, entro i 90 e non oltre), dunque colpi di grazia da vicinissimo anche se non a contatto. Quindi a macchina ferma, e Ricci con evidenza già incapacitato. Nessuna reazione da parte sua, nemmeno il tentativo di scostare la canna del mitra, nulla.
Solito rebus dunque : se Ricci non reagisce, perché ? Era già stato colpito con ferita incapacitante in movimento ? Ma 4 fori su 5 incapacitanti sono come visto, con ogni probabilità da vicino e vicinissimo, da una o due armi a raffica dello stesso calibro. A vettura ferma e Moro estratto e fuori tiro.
Il mistero permane.
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Gianni Morra
(---.---.---.218)
1 maggio 17:34
DOMENICO RICCI : WUNDBALLISTIK - 5
801 : il quinto ed ultimo proiettile incapacitante che uccide Ricci impatta sulla base del collo 3 cm a sn della linea mediana del corpo : fig. 5 p. 803 e fig. 4 p.800.
Questa era zona vestita ma siccome le analisi sugli abiti non ci sono agli atti, suppongo non siano state nemmeno fatte, quindi non possiamo saper nulla sulla distanza di sparo. È probabile però che anche questo colpo fu sparato entro i 30 cm, anzi addirittura a contatto, quasi come lo zigomatico ed il mandibolare : infatti nel 2023 raccolsi la testimonianza su Fani dell´ex sottufficiale dei cc Salvatore Veltri, il quale mi disse :
" Posso però dirle che l’appuntato Ricci aveva le mani sul volante e gli occhi aperti. Solo l’ alone di bruciatura sul collo della giacca, testimoniava l’accaduto."
Cmq l´appartenenza alla stessa raffica da vicino dei 4 precedenti è indicata dalla stessa forma rotondeggiante, stesso diametro di cm 1, con orletto eccentrico superolateralmente come per lo zigomatico, ma nettamente più dall´alto e soprattutto laterale perché raggiunge eccezionale ampiezza di 10 mm.
Il tramite è quasi orizzontale e fuoriesce dalla parte alta del braccio dx, lieve obliquità alto-basso come detto.
E questo era l´ultimo colpo mortale. Gli altri che vedremo sono di striscio. Ma se tutti e 5 i fori mortali vengono da vicino a vettura ferma e Moro estratto, siam sempre lì : perché Ricci non ha reagito, perché non ha estratto la pistola che aveva accanto ? Perché, se il verbale Samperi sul punto è veridico ed accurato, la 130 percorre gli ultimi metri a strappi ?
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.23)
4 maggio 17:50
IMPATTO D
Leggendo la relazione della Scientifica per la Moro2 del 15.6.2015 :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf
sarebbe facile farsi beffe di boffi che fu capace di confondere il lato esterno di uscita del foro nel parabrezza con quello di entrata. E nemmeno nel suo recente libercolo Grazia e giustizia s´è accorto del madornale svarione.
Ma preferisco occuparmi di un altro impatto sulla 130 descritto dal boffi p.22 :
„ L’ impatto D (fig.12) è stato rilevato sulla parte esterna dello sportello sinistro, sull’elemento
verticale del deflettore a cm (7,0 + 0,2) dalla base del finestrino. Quest’ultimo prosegue la sua traiettoria sulla parte destra dello schienale del sedile anteriore destro per poi terminare sullo sportello.Quindi il suo andamento è da sinistra verso destra, dall’avanti verso il dietro e dall’alto verso il basso.“ :
amen. Vuoi spiegare il perché di tanta sicumera ? Come fai a sapere con certezza che il proiettile perforante la guarnizione di gomma del deflettore di Ricci terminò la sua corsa nel margine dx del sedile e poi nello sportello di Leonardi ?
Il laser. Usando il laser. Si inserisce uno specillo nel foro ad unire ingresso ed uscita, in questo caso nel deflettore, poi si allinea un raggio laser a tale specillo, raggio che in teoria dovrebbe passare per il centro esatto del foro o meglio dei due fori di ingresso ed uscita, poi si vede dove porta la linea di traiettoria di questo raggio laser.
Solo che il margine di errore di tale metodo esiste e come. Ed è particolarmente accentuato quando trattasi di materiali altamente deformabili per via della loro elasticità e del tempo trascorso come guarnizioni di gomma e metallo di lamiera di automobile. boffi lavorò su foto scattate nel 2015 e su ricognizione della 130 dello stesso periodo, 37 anni dopo i fatti, quando i fori potevano essersi deformati.
Per non parlare di errori umani nel posizionamento degli specilli e quindi allineamento del raggio laser.
Osservate la foto dell´impatto D, foto del 2015 :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_003.pdf
rilievo 244 : il foro d´ingresso nella guarnizione verticale di gomma del margine dx del deflettore di Ricci non si vede più : è diventato una fessura imbottita di detriti.
Come ha potuto boffi con certezza individuare il centro di detta lesione, passarvi specillo e laser ed accertare traiettoria e quindi impatto terminale dal lato opposto, in queste condizioni ?
Che l´impatto fosse alto-basso parrebbe plausibile giacché l´ingresso (244) sta a c. 7 cm dalla base del deflettore, mentre l´uscita (247) a c.5. Ma questo non sorprende visto che lo sparatore stava con tutta probabilità in piedi e l´ingresso nel deflettore nella 130 sta poco più di 1 m sul livello del suolo (dati google), mentre boffi stesso su basi di antropometria media dell´epoca pone le armi tenute a c. 1,60 m dal suolo.
Tuttavia : abbiamo una depressione nell´asta di metallo adiacente alla guarnizione di gomma che Pandiscia nel ´78 scrive rotonda ma che nella foto del rilevo 244 del 2015 appare ovale : se questo fu il punto di primo impatto, allora l´alto-basso poté derivare da deflessione non da traiettoria originale, quindi nemmeno questo è certo.
Pertanto il problema non è solo sull´alto-basso della traiettoria (fino al primo impatto, poi dopo diventa sì alto-basso), bensì sull´impatto D terminale del proiettile dal lato opposto, dato per certo quando è solo ipotetico.
Così come per certo boffi dà nell´audizione alla Moro2, che tale proiettile avrebbe certamente colpito Leonardi – quando Leonardi verosimilmente uscì dalla macchina ancor prima dell´arresto finale di questa.
Pensare di tracciare precisi centri di fori d´ingresso in materiali deperibili come la gomma dopo 37 anni è meramente ipotetico e fragile, laser o non laser.
Posso ipotizzare che questo colpo al deflettore fu uno dei singoli con cui si apre la strage, ma non per il motivo sbagliato che adduce boffi a p.46, bensì perché 3 testimoni ci dicono che Ricci venne ucciso a raffiche da vicino, dopo la rottura del finestrino. E forse, aggiungerei, a canna del mitra parzialmente dentro l´abitacolo, perché l´emifaccia sn della vittima mostra tatuaggio.
Da quella distanza, difficile che un killer sia pur inesperto abbia colpito il deflettore.
Si trattò pertanto di colpo di pistola (Lalli identifica i primi spari come tali perché secchi, e Lalli se ne intendeva) con tutta probabilità.
La mia ipotesi è che tale colpo, e forse altri non attestati per via della rottura del vetro, sparati al deflettore, lo furono nella prima fase della strage per non colpire Moro, immobilizzare Ricci facendogli perdere il controllo della vettura (i famosi ultimi metri a strappi di Samperi), e spingere Leonardi a reagire uscendo, dove killer a dx lo aspettava per falciarlo.
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.50)
5 maggio 16:41
Non so se magari boffi può aver seguito il laser all´inverso, cioè dall´impatto terminale D sullo sportello di Leonardi al deflettore di Ricci : coi replicatori laser si lavora anche all´indietro :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf
p.22 fig.12.
Ma in tal caso, siccome non pare che il D sullo sportello abbia foro d´uscita (solo C e B hanno bozze sul lato esterno), come ha fatto boffi a specillare questo D terminale ed ottenerne l´inclinazione ?
Oltretutto, boffi scrive che la traiettoria D impatta sul sedile di Leonardi, perforandone il margine dx prima di terminare nello sportello. Ma i due fori di uscita dal sedile che si vedono qui, uno dei quali dovrebbe coincidere col D secondo boffi, sono talmente irregolari che non comprendo come boffi abbia potuto specillarli e laserarli unendoli al foro sullo sportello e poi all´indietro al deflettore di Ricci :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_003.pdf
rilievo 299. Idem per i due corrispondenti fori d´ingresso nel sedile, rilievi 300 e 301.
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.85)
5 maggio 12:21
I FALSI SCOOP DI ZATTI FEDERICO
La borsa Loyola a Monte Nevoso la segnalai io allo Zatti sul sito rainews di fb - grazie dell´onestà intellettuale nel plagiarmi. Effettivamente è curiosa la sua presenza tra i bierre. Ho chiesto spiegazioni a bonisoli, mai ricevuta risposta. Ma essa non prova per niente che la prima prigione di Moro (ce ne furono altre) fosse nell´inesistente cantiere Loyola al 114. John Felice era stato davvero agente segreto per gli inglesi durante la guerra, ma nemmeno questo prova sua complicità coi bierre, né come quella borsa finì a Monte Nevoso. Tuttavia la borsa Loyola è curiosa, e la sua provenienza resta misteriosa giacché quel tipo di borsa aveva più che altro circolazione interna al campus e non commerciale nei negozi. Ciò non coimplica non potesse trovarsi usata a Porta Portese, ma non lo rende facilissimo. Tornerò sulla borsa.
Ma : al 16.3.78, non c´era nessuna Loyola a Massimi 114. Stava ancora nella vecchia sede a Villa Maria Theresa, non lontano sulla Trionfale al civico 8062 (oggi via Girolamo Nisio 57). E non c´era al 114 nessunissimo cantiere Loyola : quando avvenne il trasloco mesi dopo, la Loyola occupò i locali preesistenti delle suore che glieli avevano affittati, senza alcuna nuova costruzione - quale conduttore mai si metterebbe a costruire per il padron di casa ? Solo decenni dopo la Loyola acquisterà gli stabili dalle suore e vi costruirà nuove aggiunte. Tutto questo lo segnalai al persichetti, lo trovate sul suo sito insorgenze naturalmente senza riconoscimento per me dato che trattasi notoriamente di ennesimo fior di galantuomo. Poi, che John Felice POSSA ipoteticamente essere coinvolto, è latamente indiziario perché lui mantenne per tutta la vita contatti al più alto livello con il vertice dell´anticomunismo (e quindi, antimoroteismo) internazionale : (dal sito del john felice rome center) : "While teaching a summer program in 1961, Felice was invited to lunch with Italian President Giovanni Gronchi and American diplomat Clare Booth Luce. Luce opined that both Italy and America needed a large, permanent study-abroad program anchored in Rome. Wanting to seize the once-in-a-lifetime opportunity, Felice asked Gronchi if the Italian government could help start such a program." Ma certamente NON fu mai anfitrione della prigione di Moro al 114 di via Massimi, come sto per provarvi :
ecco quel che mi scriveva il 9.1.2023 Suor Laura Restelli, amministratrice delle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena che nel 1978 affittarono parte dei loro locali di via Massimi 114 alla Loyola : " Gent.mo sig..., ... Ora, dal mio ufficio con alcune note di archivio sono a poterle confermare quanto segue... ... dalle note di archivio possiamo dare queste certezze. Alla fine di maggio del 1965 nella casa dove ora si trova la Loyola University (corpo storico - NON le nuove costruzioni) si trasferisce la Curia generalizia della congregazione. L’altra casa (114/B) resta casa di noviziato, mentre il 114/A è sede della curia generalizia, casa di formazione per le giovani professe e casa di esercizi per la Congregazione. Tale resta fino al capitolo generale del 1976 quando comincia una riflessione sull’uso di questo immobile. Il 16 aprile 1978 la casa viene chiusa e la curia generalizia e il gruppo di formazione si trasferisce nella casa di noviziato in locali che erano stati ristrutturati allo scopo. Dal 1 maggio 1978 nella casa entra la Loyola University, con un affitto che era già stato firmato nel mese di febbraio 1978. Come vede non ci sono periodi vacanti: essendo i due immobili molto vicini quei 15 giorni sono serviti alle suore per finire il loro trasloco e all’Università per cominciare ad approntare i locali a suo uso. L’affitto con il Centro universitario dura fino al luglio 2009, quando avviene la vendita e quindi il passaggio di proprietà del bene. Quindi spero di aver risposto alle sue domande: non ci sono tempi in cui l’immobile rimase vuoto, nel senso che o c’erano le suore che stavano traslocando o c’era il Loyola che stava approntando i suoi locali. Inoltre all’inizio del viale c’è sempre stato un cancello a delimitare la proprietà. L’immobile non aveva allora le dimensioni attuali.,, Cordiali saluti. sr Laura Restelli Sede Legale-Economato Generale Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena Via degli Artisti 17 - 00187 ROMA " :
dunque : al 16.3.78 non c´era nessuna Loyola a via Massimi 114 e non c´era nessun cantiere perché la Loyola affittò preesistenti locali delle suore.
Abbiamo agli atti della prima commissione d´inchiesta due testimoni oculari d’eccezione : la signora Iole Dordoni sta passeggiando col cane all’angolo tra via Carlo Belli e via Marcello Casale De Bustis, quando vede sopraggiungere a grande velocità il convoglio dei terroristi : una grande scura (la 132) seguita da due piccole (le due 128, blu e bianca). Arrivano alla catena che chiudeva De Bustis, la manipolano, la superano e proseguono dritti passando a DESTRA della quercia che stava un tempo in mezzo alla strada DOPO la svolta a sinistra per il tratto di via Massimi dove c’è il 91. La Dordoni vede bene che il convoglio NON gira a sinistra per quel tratto di Massimi : va dritto, passa la quercia a destra, NON gira a destra dove c´è oggi (ma NON al 16.3.78) l’università Loyola dei gesuiti. Superano Villa Rossini, che sta DOPO la svolta per Massimi 91 e DOPO la svolta per la Loyola. La Dordoni specifica ad Imposimato nel ´79 che i terroristi NON girano a destra per infilare il viottolo del 114 : CM 42, p. 511 . Insomma : i terroristi NON portano Moro a via Massimi 91, né al 114 (Loyola). Vanno dritti giù per il tratto di Massimi (una via con due tronconi) che arriva a via Serranti. Tutto ciò è confermato indipendentemente dall’altra oculare preziosa, la fu signora Anna De Luca in Angelini, che abita prospiciente la catena di De Bustis. Anche lei vede il convoglio proseguire dritto giù verso via Serranti.
Nuovi edifici ed ampliamenti furono operati dalla Loyola solo DOPO l´acquisto degli immobili dalla suore nel 2009 (fonte sito John Felice Rome Center). Quindi il disegno di Gradoli NON può essere quello di inesistente cantiere Loyola. (dal sito del jfrc) : " 1978: The Rome Center moves to its current location, a spacious residential campus on Via Massimi, atop Monte Mario. The converted former convent is a large, U-shaped building, which houses classrooms, student dormitories, administrative offices, a cafeteria, a coffee bar, and more.... 2009: Loyola purchases the Via Massimi campus. ", Il primo nuovo edificio è inaugurato solo nel 2011 : " 2011: The state-of-the art library, or Information Commons (IC), is inaugurated." Il secondo nuovo edificio, solo nel 2015 : " 2015: The new dining hall – known by students as the mensa – opens in the spring semester." Il terzo. solo nel 2020 : " 2020: After more than a decade of fundraising and planning, the JFRC inaugurates its new residential hall and chapel." ALETH
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Gianni Morra
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6 maggio 17:10
QUATTRO COSTOLE ROTTE — 1
p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.
Nel referto autoptico di Moro, si parla della rottura di 4 costole (escluse le altre fratture provocate dai proiettili del 9 maggio) : i forensi datano le fratture fra i 30 e i 60 giorni circa prima del 9 maggio, perché erano già in stato di avanzata guarigione al momento della morte.Certo, verrebbe naturale pensare che se le sia rotte nel trambusto dell´attentato fra il tamponamento da dietro dell´Alfetta di scorta, la perdita di controllo da parte di Ricci colpito, e il buttarsi di Moro a destra dietro gli schienali per ripararsi come asserisce fiore, uno dei 4 avieri-br che avrebbero compiuto la strage ( e quello che avrebbe materialmente catturato Moro, con o senza moretti a seconda delle versioni). Inoltre, non sono pervenute lettere di Moro dei primi 10 giorni del sequestro, il che potrebbe far pensare che non scrisse in quel lasso di tempo per il dolore acuto delle fratture. Ma non ci è pervenuto tutto ciò che scrisse nei 54 giorni. Inoltre stiamo per vedere come il comunicato numero due delle "br" affermasse che l´interrogatorio di Moro era in corso al 25 marzo, e il cosiddetto Memoriale pervenutoci, consiste proprio in risposte scritte alle domande dei terroristi.
A pag. 48 della relazione medico-legale su Moro, basata sugli esami necroscopici effettuati il 9 e il 10 maggio 1978, si parla di frattura e non di incrinatura :
" SI OSSERVA INOLTRE, A CARICO DELLA IV,V,VI E VIII COSTA DI SINISTRA, IMMAGINI LINEARI DI FRATTURA CON SEGNI PERIFOCALI DI UN NETTO ADDENSAMENTO RIPARATIVO, SOPRATTUTTO A CARICO DELLA V E VIII COSTA, OVE È BEN APPREZZABILE L´APPOSIZIONE DI CALLO OSSEO IN AVANZATA FASE DI CALCIFICAZIONE.
DETTI ULTIMI ASPETTI ORIENTANO PER POSTUMI RELATIVAMENTE RECENTI DI FRATTURE LA CUI EPOCA DI PRODUZIONE PUÒ ESSERE FATTA RISALIRE FRA I TRENTA ED I SESSANTA GIORNI. "
Dunque, le 4 costole di Moro si ruppero tra il 9 marzo e il 9 aprile circa. Ma non mi risulta da nessuna fonte che si fosse rotto 4 costole prima del 16 marzo, dunque possiamo dire: tra il 16 marzo e il 9 aprile circa. È da escludere che se le fosse rotte prima del 16 marzo, perché altrimenti il dolore acuto non gli avrebbe consentito di svolgere la sua vita normale : il 15 per esempio, era in studio a via Savoia. E i suoi familiari avrebbero ben testimoniato di tali fratture pre-sequestro, che non potevano passare inosservate.
La relazione medico-legale non riporta il punto esatto di frattura di quelle costole: cioè, cosa intendono per costa a sinistra ? Ogni costola gira attorno al torace, dunque siamo ad esempio sul petto o sulla schiena ? O sul fianco ? Che fine hanno fatto le lastre fatte al cadavere di Moro ?
Nel novembre 1979, il sisde avrebbe intercettato due br non identificati che discutono del sequestro Moro per sentito dire da altri br : essi menzionano i testamenti di Moro, che verranno scoperti solo nel 1990 a via di Monte Nevoso, dunque parrebbe che siano attendibili. Dicono che Moro non fu torturato fisicamente (gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018 p.186).
Il referto autoptico completo del 10.5.78 e le relazioni medico-legali del 9 e successive :
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908826.pdfpp. 649 sqq.
http://www.fontitaliarepubblicana.it/documents/642-volume-45-ocr.html
p. 728 per le fratture. È il volume XLV degli atti della prima Commissione Moro.
Il cuore è a posto, niente ischemie o problemi coronarici o altre anomalie cardiache a p.660 del primo link. Dunque parrebbe di dover escludere cardiopatie recenti o pregresse tali da necessitare massaggio cardiaco. E quindi eventuale massaggio cardiaco come causa delle fratture costali verrebbe a cadere.Aggiungo che nel referto autoptico breve del 10.5, le ferite cicatrizzate in zona pube e glutei sono definite "vecchie", dunque si deve desumere che esse siano molto anteriori a Fani. Le cicatrici sono 2 : a parte ovviamente i fori dei proiettili del 9 maggio. La prima è una vecchia cicatrice da sutura chirurgica nella zona pubica, non datata precisamente ma appare chiaro che sia di tempi andati e ben anteriore a Fani altrimenti l´avrebbero detto perché rilevante ai fini dell´indagine omicidiaria. La seconda è una vecchia cicatrice sul gluteo destro.
Pare dunque doversi escludere del tutto, sulla base delle perizie sul cadavere, che Moro fosse stato ferito a Fani. Oltretutto non v´è alcuna macchia di sangue nella 130 sulla zona dove Moro, SE presente, avrebbe poggiato glutei e pube.
E il cuore è a posto, dunque il 16 marzo e gli eventi successivi non gli causarono alcuna seria cardiopatia o danno cardiaco - il che non supporta la teoria che vedremo, espressa dal pentito peci (che l´avrebbe appresa da fiore, uno dei brigatisti di via Fani), e ripresa da giovanni Moro nella sua audizione alla Moro1 : che cioè Moro avrebbe subito uno shock tale in via Fani, da impedirgli addirittura di rendersi conto del massacro della scorta attorno a lui.
A Moro dunque, su questa base, l´unico trauma fisico che potrebbe essere occorso il 16 marzo, è la possibile frattura delle 4 costole. Ma quello è solo il terminus a quo.
In altre parole,Moro ne uscì del tutto illeso, tranne la possibile ma non certa rottura di 4 costole, e senza problemi cardiaci di sorta. E siccome la 4 fratture non sono esposte, Moro NON sanguinò in via Fani - ammesso e non concesso che fosse presente - né ovunque fosse, dal 16 marzo al momento in cui gli spararono il 9 maggio per ucciderlo.Alle pagine 680 sqq. del cursore, nel link supra, abbiamo la relazione medico-legale completa, che a p. 48 del cartaceo, 728 del cursore, evidenzia le 4 fratture costali, tutte a sinistra. Come da trauma inferto o procurato accidentalmente solo alla parte sinistra del busto.
Conclusioni provvisorie : sulla base delle perizie medico-legali, SE non depistanti o errate pure loro, pare doversi desumere che :
1. Moro non fu ferito il 16 marzo, che fosse a Fani o no
2. il sangue che par di vedere nel corpus foto/video sul sedile posteriore a sinistra della 130, lato verticale in basso, non può pertanto essere il suo; né possono esser di suo sangue, le macchie sulle 3 macchine usate per la fuga
3. Moro non riportò alcuna disfunzione cardiaca né il 16 marzo né durante i 55 o 54 giorni.
Un indizio della possibilità che Moro non riportò quelle 4 fratture il 16 marzo, bensì dopo, mi pare siano le due famose fotografie di Moro prigioniero pubblicate sui giornali rispettivamente il 19.3 e il 19.4.1978 : ecco la prima :https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Aldo_Moro_br.jpg
Non so quando fu scattata, immagino il giorno prima o un paio di giorni prima, ma quel che conta è che Moro appare, relativamente parlando, di buon aspetto, curato, non sofferente fisicamente, e con l´espressione del volto persino leggermente ironica.
La differenza con la seconda foto, pubblicata il 19.4, quindi 1 mese dopo, è drastica :
https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_del_sequestro_Moro#/media/File:Moro_seconda_foto.jpg
Qui Moro appare sofferente fisicamente, il viso incolto, abbattuto - potrebbe molto più plausibilmente essere l´espressione di chi, oltre al terribile stress psicofisico della prigionia, ha 4 costole rotte, riportate forse per trauma da inferta violenza ? In ogni caso, il confronto tra le due foto mi parrebbe portare ad escludere le fratture prima della foto pubblicata il 19.3.
Un altro argomento in favore di una datazione tarda delle fratture, più verso il 9 aprile che il 16 marzo, è la mera quantità dell´ouput scrittorio di Moro, tra Memoriale e lettere : centinaia di fogli, il grosso dei quali deve aver riempito prima di rompersi o incrinarsi le costole, altrimenti il dolore non gli avrebbe consentito di scrivere tanto. Il "processo a Moro" da parte delle scheinbr si svolge a marzo/aprile appunto: il comunicato 2 delle scheinbr del 25 marzo informa che l´interrogatorio è in corso, e il 3 del 29 marzo, che esso prosegue con la completa collaborazione del prigioniero; il 4 del 4 aprile, vede ancora Moro sottoposto a processo; il 5 del 10 aprile dice che l´interrogatorio prosegue; ma finalmente, il comunicato 6 del 15 aprile (scritto ovviamente come tutti, prima del suo ritrovamento) annuncia che l´interrogatorio al prigioniero Aldo Moro è terminato con la sentenza di colpevolezza e la condanna a morte:
http://www.robertobartali.it/cap08.htm
Tra il 5 e il 10 aprile, Moro redige i suoi testamenti e addii, già evidentemente edotto della sentenza. Il Memoriale è costituito in gran parte, dalle risposte di Moro all´interrogatorio. Ne abbiamo 229 fotocopie di manoscritto su 420 in tutto trovate nell´ex covo br di via Monte Nevoso a Milano nel 1990 (le restanti pagine contengono le lettere): alle 229 vanno sottratte qualche decina di pagine del Memoriale scritte dopo il 10 aprile, ma aggiunte un´altra cinquantina almeno per le prime 36 lettere pervenute, scritte anch´esse entro il 10 aprile circa: il totale è di circa 260 fogli (+ x non pervenuti + le minute perdute: Moro copiava spesso in bella, come provano gotor in Lettere dalla prigionia, einaudi 2018, e Twardzik nell´edizione critica del Memoriale del 2019), la gran parte dei 420 pervenuti: dunque Moro scrive tantissimo nei primi 30 giorni di prigionia, una produzione difficilmente concepibile con 4 costole appena rotte e dolore acuto. A conferma di ciò, abbiamo uno iato quasi totale di scritti dalla prigionia pervenuti, proprio tra il 10 e il 20 aprile circa: fase in cui pertanto, Moro doveva essere impossibilitato a scrivere, essendosi appena rotto le costole. Per le datazioni degli scritti dalla prigionia, ottimo gotor, Lettere dalla prigionia, einaudi 2018 citato.
Ho tra le mani questa nuova, costosa ma utile edizione del Memoriale (Il memoriale di Aldo Moro 1978, edizione critica, archivio di Stato/de luca editori, Roma 2019), in cui Padova Antonella grafologa, distingue 4 fasi della scrittura di Moro : la prima energetica,volitiva, tra fine marzo e il 13 aprile ; la seconda stentata, disuguale, intorno al 23 aprile. Sono queste prime due fasi che mi interessano particolarmente. Perché se la Padova ha ragione, allora stupisce che non colleghi tali differenze di energia grafomotoria alla frattura delle 4 costole di Moro attestata dai medici legali come prodottasi tra 60 e 30 giorni circa prima dell´obitus. Cioè tra il 16 marzo e il 9 aprile circa, dato che prima del 16 stava benissimo e la sera del 15 lavorò fino a tardi a ricucire i dissensi sul nuovo governo. Dunque, poiché tra metà aprile circa e il 22, c´è una settimana circa di iato quasi totale nella produzione grafica di Moro, se ne evincerebbe che la frattura avvenne verso il 9 aprile e non verso il 16 marzo, e che la settimana di iato sino al 22 aprile, e poi la scrittura debole attorno al 23, siano dovute al dolore acuto della recente frattura delle 4 costole che gli impediva, prima di scrivere tout court, poi di imprimere energia al tratto.
Invece dalla terza fase descritta dalla padova a p.100 (Il memoriale di Aldo Moro cit.), attorno al 30 aprile, la grafia di Moro inizia a riacquistare omogeneità e regolarità : a quasi 3 settimane dalle fratture, il dolore acuto è evidentemente passato. Che poi la scrittura ridiventi stentata a maggio, come dice la padova, se vero, questo sì potrebbe dipendere dal cambio prigione e dalla disperazione del fallimento di ogni via di salvezza.
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6 maggio 17:13
QUATTRO COSTOLE ROTTE — 2
Insisto sulle 4 costole rotte, o incrinate, perché è importante datare queste fratture, nel senso almeno di stringere la finestra temporale. Abbiamo già visto come i medici legali le datino a 30-60 giorni prima del decesso, dunque alla finestra 9 marzo - 9 aprile circa. Abbiamo già visto come non risulti e sia da escludere che Moro abbia subito fratture prima del 16 marzo. Quindi la finestra si stringe al periodo 16 marzo - 9 aprile circa. Abbiam visto altresì, e dopo lo ripeterò in dettaglio, come cogenti ragioni induttive e filologiche ci spingano verso il 9 aprile non verso il 16 marzo. Ora mi soffermo su una famosa intercettazione telefonica. Il testo lo traggo dallo splendido libro di perizie foniche Le telefonate, di John Trumper, Cleup editore, Padova 2018, p.284 : se non vi spaventano glottologia, fonologia, fisica acustica e matematica superiore, leggetelo : son le migliori perizie sul caso Moro sul piano scientifico, accanto a quella geoforense del grande Lombardi che analizzeremo infra. Se non volete spendere, dette perizie le trovate gratis online agli atti della Moro1.
Trattasi della telefonata del 24 aprile 1978 a don mennini (ambiguo sacerdote amico di Moro usato dai "br" come tramite di alcune lettere), da parte di anonimo terrorista o intermediario misterioso :
Mennini : Pronto
Anonimo : Buona sera. C´è Don Antonello Mennini ?
Mennini : Sono io.
Anonimo : Don Mennini, buona sera.
Mennini : BUONA SERA. COME STA?
Anonimo : EH, BENE, SEMBRA....MEGLIO. NON SI SA ANCORA.
Ora : è chiaro che il come sta di mennini non è rivolto all´anonimo, altrimenti costui non avrebbe risposto SEMBRA...NON SI SA ANCORA. Tale espressione fa più plausibilmente riferimento a una terza persona, che difficilmente, date le circostanze, può essere altri che Moro. Dunque, il 24 aprile Moro sta meglio, sembra, ma non si sa ancora: e siccome l´unico accidente capitatogli durante i 55 furono le 4 costole, chiaro che si parla di quello. Se il 24 aprile la situazione costole è in via di miglioramento, ma ancora incerta, è più logico pensare a una data di frattura
tarda, verso il 9 aprile, che ad una precoce verso il 16 marzo.
Infine : Flamigni, La tela del ragno, terza edizione ottobre 1993, p. 94 :
" 23 marzo 1978
Il presidente del Consiglio Andreotti annota nel suo diario : " Cossiga mi dice che da un avvocato delle Br si sarebbe appreso che Moro sta bene e non gli verrebbe fatto alcun male " ".
Questa frase è attribuita in nota alla p. 95 di un´opera di giulio andreotti citata ibidem a p.13 :
g. andreotti, diari 1976-1979, rizzoli, milano, 1981.
Se vero, allora le costole se le ruppe o gliele ruppero dopo il 23 marzo - il che armonizza con gli altri argomenti supra.
Si può argomentare ancora, che Moro si ruppe (o gli ruppero) le 4 costole NON a Fani (SE era a
Fani) ; NÉ nel piegarsi per entrare nella cassa (SE fu incassato, cosa di cui dubito, ma comunque) ; NÉ all´inizio del sequestro, ma almeno 3 settimane dopo :
lettera dalla prigionia 15 edizione gotor, a Eleonora, p.25 (Moro, Lettere dalla prigionia, a cura di miguel gotor, einaudi 2008) :
" Sono INTATTO e in perfetta 7-4-1978 lucidità " :
la lettera fu scritta il 5 o il 6 aprile secondo gotor, perché fu recapitata il 6 (niente fonti : ho scritto a gotor da tempo chiedendole, anche perché in CM CXXII,323 si dà invece per pervenuta l´8, il che eliminerebbe la stranezza del 7 : l´arcibonzo non si abbassa certo a rispondere ad un Aleth qualsiasi...), ed allora quel 7 sarebbe errore di Moro (o codice forse) - ma quel che conta qui, è che siamo certi che Moro scrive tra il 5 e il 6 aprile, massimo il 7 : dunque almeno fino al 5 aprile, NON si era rotto le 4 costole : "sono INTATTO" ! E questo conferma definitivamente tutti gli altri argomenti pro datazione tarda supra.
Ergo : poiché il collegio dei più illustri clinici medico-legali in sede necroscopico-autoptica giudica le fratture di Moro prodottesi da 30 a 60 giorni prima del 9 maggio : essendo dunque il terminus ante quem il 9 aprile, giorno più giorno meno : possiamo ora datare plausibilmente le fratture alla finestra ristrettissima 6-9 aprile, diciamo per sicurezza, 6-10 aprile, con un margine di errore di +1 o 2 giorni al massimo.
È veramente scandaloso ancora, come quei vigliacchi (e complici) di magistrati e agenti per 45 anni, non abbiano mai chiesto a moretti e compagni di merende COME Moro si fosse rotto quelle 4 costole...silenzio assoluto, insabbiamento totale come al solito.
Ma la vexata quaestio delle fratture va ulteriormente approfondita.
https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=frattura+lineare#vhid=eEgTxAq9M1VTZM&vssid=l
https://www.paginemediche.it/glossario/fratture-i
“ Una frattura lineare è una frattura incompleta, come una crepa, che non provoca la totale rottura dell’osso, e in genere è il risultato di traumi lievi.”
Anzitutto, va ripetuto che il verbale di autopsia non è un mistero, è disponibilissimo online qui : https://www.memoria.san.beniculturali.it/documenti-online/-/doc/detail/201/045%20%20volume%20XLV?keyword=
Si tratta del vol. XLV degli atti della Moro1, pp. 728 scan = 720 cartaceo originale per le fratture costali. Detto vol. 45 fu pubblicato nel cartaceo originale, nel 1989, come si legge a pag. 1 del link cit. ; quindi, da allora almeno, è a disposizione degli studiosi presso l´archivio del senato. Online, fu messo molti anni fa sul portale dei Beni Culturali, Per non dimenticare, con il link dato supra, quindi da molto tempo, la consultazione ne è agevolissima per gli interessati.
Parlare di “torture bestiali” inferte a Moro come ha fatto qualcuno, è ipotetico : primo perché, come detto, le fratture costali ad esempio, con grande probabilità ma nessuna certezza prodottesi durante i 54, poterono ad esempio, ben essersi prodotte in seguito a caduta accidentale (che Moro avesse precario senso dell´equilibrio e cadesse spesso è attestato da una delle figlie, mi pare maria fida se ben ricordo) ; oppure in seguito a trauma da impatto se era a Fani ; secondo perché il verbale citato, parla letteralmente di " immagini lineari di frattura" : questa espressione, sulle prime ambigua, a mio avviso non può che intendersi come "immagini di fratture lineari" : "immagini lineari" infatti è espressione dell´algebra lineare, che qui sarebbe del tutto fuori luogo come senso. Ora purtroppo non s´è mai saputo, o meglio io non so, che fine abbiano fatto le radiografie del cadavere, sul cui radiogramma i legali dicono espressamente di aver basato la diagnosi di frattura (p.727) : il reperimento di tali radiografie sarebbe molto importante, ma temo siano state distrutte o nascoste come moltissimo altro del caso Moro. Ma se la mia interpretazione coglie nel segno, e di fratture lineari si trattava, allora siamo nel campo delle fratture più lievi catalogate in letteratura medica :
" Una frattura lineare è una frattura incompleta, come una crepa, che non provoca la totale rottura dell’osso, e in genere è il risultato di traumi lievi. " :
https://www.paginemediche.it/glossario/fratture-i
Se dunque di trauma lieve si trattò, questo porterebbe ad escludere tortura, ed orientarsi piuttosto verso lieve trauma accidentale.
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6 maggio 17:13
QUATTRO COSTOLE ROTTE — 3 e fine
Ecco l´esperta opinione del Prof. Giovanni Arcudi, medico legale allora assistente di Marracino, Arcudi presente all´autopsia di Moro, opinione fornitami dal luminare su mia richiesta :
“ All’attenzione del Dott....
Risposta alle domande relative al caso dell’On. Aldo Moro
1)
Le fratture costali evidenziate a carico dell’emigabbia sinistra del cadavere sono lesioni fratturative lineari, trasversali all’asse longitudinale della costa, e sono, come entità, poco più gravi delle infrazioni costali. Sono comunque caratterizzate da discontinuazione del tessuto osseo con monconi perfettamente ingranati e con allineamento mantenuto. Come tutte le fratture ossee vanno incontro a processi riparativi con formazione di callo osseo, sia pur modesto e quasi sempre non esuberante.
2)
Quanto alla loro localizzazione purtroppo non si ricava dalle descrizioni fatte a suo tempo dal radiologo che ha eseguito l’esame, quale sia la loro sede lungo l’arco costale, che come noto, parte anteriormente dallo sterno, sincondrosi sterno-costale, e raggiunge posteriormente l’articolazione vertebrale.
Io ho avuto modo di visionare i radiogrammi in occasione dell’esame necroscopico, ma non posso ricordare, anche perché quel reperto, cioè la sede di quelle lesioni fratturative, era in quel momento di importanza marginale rispetto al cuore dell’indagine.
Comunque se posso esprimere il mio pensiero, senza che questo abbia valore di testimonianza e tantomeno di documentazione, ritengo probabile che le fratture, in numero di quattro, fossero disposte tra la linea ascellare anteriore e quella posteriore dell’arco costale, che è il punto di maggior flessione quando si realizza una compressione della gabbia toracica, per l’azione di un trauma contusivo a superficie più o meno larga, come può avvenire per l’urto del torace contro una superficie solida o contro un angolo piuttosto smusso di una struttura.
3)
Rispondendo anche sulla base della mia competenza ed esperienza posso dire: certo vi è certezza della eziologia di queste fratture perché, come sopra accennato, esse sono riferibili all’azione di un mezzo contusivo contro la superficie toracica. E’ verosimile che il momento di produzione della frattura sia unico, cioè tutte le fratture sono riconducibili ad un unico momento lesivo.
4)
Le fratture costali hanno riconosciuto, quindi, un unico momento traumatico e non è vero che hanno tempi diversi dei loro processi riparativi. Quello che descrive il radiologo si riferisce alla diversa percezione delle immagini radiografiche che dipende da tante cose che si possono verificare nel processo di esecuzione dei vari radiogrammi; pertanto da quella descrizione si deve dedurre la contemporaneità di produzione delle fratture lineari e non si può ipotizzare tempi diversi di evoluzione dei processi riparativi
Se mi è consentito una personale interpretazione scientifica, il momento di produzione delle quattro fratture, considerato anche il tempo stimato del loro processo riparativo, potrebbe essere ricondotto al momento dell’agguato di via Fani, quando l’onorevole Moro è stato fatto uscire dall’abitacolo della vettura sulla quale viaggiava, presumibilmente con violenza, e qui potrebbe aver urtato con il proprio fianco sinistro contro una struttura dell’auto (montante posteriore dello sportello posteriore sinistro?) Se non ricordo male l’On. Moro sedeva, al momento dell’agguato, sul sedile posteriore dalla parte sinistra, dietro il posto del conducente.
5) Ricordo abbastanza bene l’esame esterno del cadavere fatto nel corso dell’esame necroscopico e posso dire che non è stata rilevata alcuna lesione cutanea, (ecchimosi, escoriazioni, ferite,) da poter riferire ad azioni di tortura esercitata sulla persona dell’onorevole Moro nel corso del suo sequestro.
Meno che mai le quattro fratture lineari delle coste dell’emitorace sinistro, per loro natura e caratteristiche, possono essere riferite a singoli traumi prodotti nel corso di “tortura”.
Giovanni Arcudi
Roma 25 Ottobre 2023 ".
Tranne mia divergenza sulla data e luogo delle fratture, questo referto di Arcudi è la pietra tombale sui deliri di “bestiali torture” di vecchi zombie clericofascisti che infestano il web.
Né si elevino ancora per favore, 40 anni dopo gennari e peres, aleatorie arbitarie costruzioni anagrammistiche al rango di prova, se si vuole far scienza e non fiction : non vi è infatti nessuna prova che Moro abbia inteso fare anagrammi - e che non ne avesse mai fatti è attestato concordemente da più di un familiare.
Altra presunta prova addotta da un autore delirante e depistante, delle presunte "bestiali torture" inflitte a Moro dai fantomatici agenti sovietici che lo avrebbero rapito, sarebbe l´edema cerebrale di cui al verbale di autopsia. p. 733 qui :
Ma ancora una volta, l´autore spaccia per certezza quel che è una sua mera ipotesi : che cioè tale edema sia stato provocato da torture, tipo percosse alla testa. Direi che tale ipotesi sia da respingere, primo perché, se leggiamo con attenzione il verbale, che cito : " Encefalo : si osserva un diffuso edema in assenza di lesioni flogistiche e degenerative " : allora l´edema non appare prodotto da traumi inferti, in quanto appunto, non solo v´è assenza di lesioni da infiammazione o alterazione lenta strutturale, ma proprio anche assenza di lesioni craniali tout court : difatti a pag. 776 leggiamo ulteriori dettagli autoptici : assenza totale di infiltrazioni ematiche, ossa craniali indenni.
Possiamo dunque orientarci ad escludere che Moro sia stato percosso al cranio : questa parte delle presunte "bestiali torture" è priva di fondamento.
Sempre a p. 776, si ribadisce l´edema come aumento del liquor - ma l´edema cerebrale può avere svariate cause, tra cui in questo caso, principalmente la stessa morte del soggetto : l´arresto cardiaco di per sé infatti, può esser causa di edema cerebrale. Nella tipologia di quest´ultimo, detta edema citotossico, abbiamo ad esempio accumulo di acqua negli interstizi endocraniali. L´edema cerebrale nel cadavere di Moro dunque, non costituisce affatto prova, e nemmeno indizio, di torture subite, ma è da attribuirsi a normale fenomeno tanatologico.
https://it.wikipedia.org/wiki/Edema_cerebrale
Qualcuno ha poi sostenuto, che le fratture delle 4 costole siano state provocate in tempi diversi : ancora una volta, si tratta di falsa certezza : primo, perché 4 fratture costali possono essere di caratteristiche e gravità differenti, e quindi richiedere tempi diversi di guarigione, anche se prodotte dallo stesso evento traumatico, che potrebbe aver interessato alcune costole con più intensità di
altre ; secondo, perché se leggiamo bene il verbale a p.728, notiamo che la calcificazione è in stadio avanzato non solo per la V ed VIII, ma anche per la IV, in armonia cronologica con le altre due. Un po´meno guarita è quindi solo la VI, e questo può appunto dipendere da vari fattori, come ad esempio maggiore gravità dovuta all´essere stata più impattata al momento del trauma, etc. Quindi ancora ed ancora : l´ipotesi dell´autore, di tempi diversi per le fratture, e quindi di ripetute torture, va presentata come mera ipotesi, e non con infondata sicumera dogmatica.
Altra "prova" addotta dall´autore per le costole fratturate da tortura, sarebbe la famosa atropina dell´appunto di gradoli, ma :
1. se anche i br avessero voluto procurarsi atropina per le costole rotte di Moro il 22 marzo, questo non prova che gliele abbiano rotte loro ;
2. non esiste proprio, a mia conoscenza, uso dell´atropina per lenire eventuali difficoltà respiratorie da costole rotte : primo, perché il problema delle costole rotte è il dolore quando si respira, non la difficoltà respiratoria, tranne casi particolarmente gravi tipo perforazione polmonare etc. ; quindi si ovvia al dolore con antidolorifici ed antiinfiammatori, non certo con l´atropina che ha effetti collaterali potenzialmente pesanti quando non addirittura letali : non si fa la chemioterapia ai raffreddati ! ;
3. la lettura atropina nell´appunto di gradoli è congetturale, perché lo scarabocchio non è di facile decifrazione : così i verbali di gradoli. Ancora una volta : usare l´incerta atropina come prova di ipotetiche torture inflitte a Moro, è del tutto infondato.
La broncodilatazione non è affatto da indurre necessariamente artificialmente/farmacologicamente in caso di fratture costali : il problema respiratorio come detto, è che l´espansione inspiratoria, e poi la decompressione espiratoria, causano movimento doloroso delle parti costali lese - i bronchi non c´entrano nulla. Peraltro come detto, se le fratture di Moro erano lineari, cioè della più lieve entità, il problema era davvero molto molto ridotto e tutto richiedeva tranne l´atropina, che si usa solo in casi gravi se non estremi di varie patologie.
https://www.fisiohumana.it/articoli-fisioterapia/frattura-delle-costole-cosa-fare-e-come-guarire
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Gianni Morra
(---.---.---.45)
7 maggio 19:29
STRABISMO POLIZIESCO
La relazione della Scientifica per la Moro2 (giugno 2015) è ridicolmente sballata e fuorviante.
Torno sul foro nel parabrezza della 130 :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD20/0197_003.pdf
pp. 19-20 :
" l’impatto a (figg.8-9) è stato rilevato sul parabrezza a cm (39 + 0.2) dal margine laterale sinistro ed a cm (11+ 0.2) dal margine superiore, di forma ovalare con direzione da sn verso ds e da avanti a dietro, prosegue la sua linea con molta probabilità fino al punto di impatto “i” ovvero all’altezza della
maniglia sopra lo sportello posteriore destro. " :
già altri evidenziarono 9 anni fa, che Pandiscia il 16.3.78, con ben altra competenza da boffi, aveva scritto che quel foro dal lato esterno è di uscita e non entrata, visto il caratteristico cratere sul lato esterno appunto.
La traiettoria A - I inventata da boffi non è pertanto mai esistita.
Ma non basta : non solo la traiettoria non è avanti-dietro ma dietro-avanti visto che il proiettile entra dal lato abitacolo del parabrezza ; ma se per sn verso dx boffi intendeva come intendeva, dal lato sn della direzione di marcia del convoglio (lato Olivetti) verso il destro (lato civico 106), questo suo fu un secondo clamoroso sfoggio d´incompetenza balistica : sul lato esterno si vede infatti chiaramente, che la parte arrotondata e più larga sta a sn, quella più stretta ed appuntita a dx del foro : quindi se fosse stato di entrata sul lato esterno, la traiettoria sarebbe stata esattamente opposta : da dx a sn della direzione di marcia del convoglio. Balistica elementare del vetro : la punta del foro, la parte appuntita, indica la direzione di volo del proiettile.
Da dove viene dunque quel proiettile che fora il parabrezza ?
Osserviamo il lato di entrata, lato abitacolo :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD12/0018_003.pdf
rilievo 236 :
come vedete, la parte più larga ed arrotondata sta a dx, quella più stretta ed appuntita a sn, chiaro segno di provenienza da dx a sn rispetto al senso di marcia della 130, quindi da lato 106 e non da lato Olivetti.
Inoltre il lato rotondeggiante di primo impatto è leggermente più alto rispetto alla punta : questo indica traiettoria piuttosto alto-basso.
Purtroppo la balistica del vetro laminato da sola non sa dirci dove fosse esattamente lo sparatore di questo colpo che fora il parabrezza : ma sicuramente stava a destra della 130, fuori di essa, dato che né Leonardi né tantomeno il disarmato Moro avevano ragione/possibilità di sparare al parabrezza. Il revolver di Leonardi non sparò.
Non posso escludere però che l´assassino da dx, abbia cacciato la canna dentro la macchina al momento di questo sparo.
Ma trovo più probabilisticamente sensato, senza false certezze, ipotizzare che costui fosse all´altezza della nuvola di bossoli dietro la Clubman.
Posso fornire approssimativo angolo d´incidenza :
Pandiscia a p,11 fornisce le misure del foro :
https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/279/123%20%20volume%20CXXIII?keyword=
asse maggiore (quello più o meno orizzontale) : lunghezza massima cm 3,5.
Asse minore (quello più o meno verticale) : lunghezza massima cm 1,5.
Poiché il foro è più o meno ellittico, possiamo applicare la formula trigonometrica standard per l´angolo d´incidenza theta :
sin (theta) = asse minore : asse maggiore = 1,5 : 3,5 = 0,429 circa.
Pertanto theta = 25 gradi circa.
L´approssimazione resta tale, dati vari fattori quali irregolarità della forma, curvatura del parabrezza etc. : tuttavia possiamo almeno dire con estrema probabilitá sulla base di questo calcolo, che il proiettile venne da dx a sn con traiettoria molto obliqua, come peraltro si intuiva chiaramente dalla forma orizzontaleggiante del foro.
Direi che non andiamo lontano dal vero se poniamo la finestra dell´incidenza del proiettile rispetto alla superficie del vetro, fra i 20 e i 30 gradi circa.
Nel 2024 mr boffi pubblica un libercolo, Grazia e giustizia, in cui ripete la corbelleria della traiettoria A – I ben 9 anni dopo averla sciorinata all´impassibile Moro2.
Errare humanum, perseverare diabolicum.
Amen.
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8 maggio 14:01
9 MAGGIO
Questo prossimo 9 maggio, 48esimo dell´assassinio di Aldo Moro (senza dimenticare Impastato), vede oramai nel panorama web e nonweb, solo depistaggi superstrombazzati dai media : l´infinita sequenza dei cassettari du jour, dai laporta agli zatti a cucchiarelli a chi più ne ha, monopolizza la narrativa e uccide la ricerca vera.
Nihil novi sub sole : il cretino medio vuol titoloni ad effetto.
Certe volte anzi spesso mi chiedo, che k io perda il mio tempo libero a fare, a studiare il caso Moro, quando oramai la censura universale m´ha ridotto a due soli siti morti e sepolti come questo e indymedia dove nessuno mi legge : lo faccio nella speranza di comparire almeno a p.50 della ricerca google etc., per il raro viandante intelligente.
Senza pretese di superiorità : ricerca seria è quella che argomenta su base documentale e razionale, non quella infallibile. Serio ricercatore non è l´infallibile autoproclamato, ma quello che sa riconoscere i propri errori e andare avanti, come ho dovuto fare io su assenzialismo nel 2023 e tiroaltismo da inizio 2026.
E quello ispirato a Cartesio :
" de omnibus dubitare, in quibus vel minimam incertitudinis suspicionem reperiemus".
Amen.
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8 maggio 19:30
IL RETICENTE
Gentile Sig. Rossano Fusi fu Indo e Rossi Augusta,
essendo Lei figlio dei custodi di via Mario Fani 109 all´epoca della strage di via Fani, La rintracciai tempo fa e Le inviai seguente messaggio :
" Gentile Sig. Fusi,
mi chiamo..., storico del caso Moro.
Avendo letto di Lei agli atti della prima commissione d’inchiesta sul caso Moro, l’ho cercata, acquisendo notizie dall’ex inquilino del 109 Giuliano Marra, e poi da pubblici archivi. Le scrivo per chiederLe cortesemente, di volermi dire gentilmente, se ricorda un certo Patrizio Bonanni, ex inquilino del 109, figlio del costruttore dello stabile Lanfranco. Detto Patrizio aveva, all’epoca dei fatti, disponibilità di un appartamento nel palazzo, che frequentava spesso in compagnia della sua fidanzata, l’attrice di film e fotoromanzi Isabella Savona.
Nel palazzo abitavano anche la sorella del Patrizio, Anna Maria
Bonanni in Ritrosi, e un cugino, Maurizio Bonanni, coniugato con Procopio Natalina detta Lina.
Ora: ricorda scala, piano e interno d Patrizio Bonanni? All’epoca dei fatti aveva 31 anni.
Ricorda se l’appartamento del Bonanni avesse o no, posto macchina riservato nel garage condominiale al 15.3.1978?
Infine, se non abuso della Sua cortesia, volevo chiederLe se ricorda
l’appartamento scala B, piano 3°, int.18, conduttrice la Sig.ra Vali Perlman.
Negli anni ’70 vi abitò la madre del compagno della Perlman, Sig.ra Concetta Belpassi. Costei morì nel 1977, e a settembre di quell’anno le subentrarono due amici del compagno della Perlman: Tullio Moscardi e Maria Iannaccone.
Il compagno della Perlman all’epoca dei fatti si chiamava Mario Amodei, fratello del proprietario del Corriere dell Sport.
Ricorda se detto appartamento, sc.B, piano 3°, int.18, avesse o no posto
macchina riservato nel garage condominiale al 15.3.1978?
Infine, ricorda per caso, quando esattamente Patrizio Bonanni lasciò definitivamente il 109?
E quando lo lasciarono Moscardi e Iannaccone?
La ringrazio di cuore dell’aiuto e Le porgo i più cordiali saluti...".
La mia lettera non ha ricevuto risposta. E non è tornata indietro, segno che il recapito è avvenuto regolarmente. Ora io non so se Lei non ha risposto perché non vuole, o perché magari sta in coma in ospedale o crociera attorno al mondo.
Nel primo caso, cafonaggine a parte, Lei non brilla certo per dovere della memoria.
Vede, nella striscia dell´agguato c´erano solo 3 macchine quella tragica mattina : la Clubman del Bonanni, parcheggiata ben distanziata dal ciglio del marciapiede ad ostacolare Ricci e la reazione in uscita di Leonardi ; Clubman intestata a società collegata alla Fidrev dei servizi ; dal lato opposto, la Cooper dell´ex ufficiale sabotatore della decima mas Moscardi Tullio ; di fronte a questa, contromano, una 127 rossa delle autorità. Sono le importanti scoperte di Carlo D´Adamo 2014, di fonte riservata e del sottoscritto.
Lei capirà, o forse aveva già contezza, dell´importanza delle mie domande.
La viltà dell´italiano medio, dell´essere umano medio, sta passivamente assistendo allo scivolamento rapido del pianeta nella catastrofe nucleare ed ecologica.
Continui dunque pure, continuate pure a ballare sul Titanic, a ficcare la testa nella sabbia, a campare 100 anni facendovi i k vostri come i vermi che siete.
Ma ripeto e concludo : SE Lei ha letto il mio messaggio ed ha scelto di non rispondermi, almeno mi consentirà di metaforicamente sputare in faccia a Lei e tutti quelli come Lei.
Dedicato ad Aldo Moro e Peppino Impastato, per il 9 maggio 2026, 48esimo del loro martirio — peccato che l´italiano medio, che l´essere umano medio somigli molto più ai fusi rossano che a loro.
Amen.
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Gianni Morra
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11 maggio 15:38
ZIZZI : WUNDBALLISTIK
Osservate anzitutto le foto del cadavere di Zizzi sul carrello :
memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/200/044%20%20volume%20XLIV?keyword=
pp. 890 sqq. del cartaceo originale.
La necroscopia inizia a 883. Zizzi era molto basso (1,64) e fu proprio questo a salvarlo in un primo tempo, perché poté acquattarsi sotto il cruscotto (era seduto a dx di Rivera, il cui cadavere gli fece da scudo umano per le raffiche da sn).
La cucitura lunga che vedete nelle foto all´emitorace dx fu sutura eseguita dal Dott. Carmelo Destito al Gemelli dopo il decesso, dopo che i chirurghi avevano invano inciso nel disperato tentativo di salvare Zizzi. Che forse sarebbe stato meno disperato se solo l´ambulanza fosse arrivata prima – Zizzi morì infatti di emorragia.
Il primo dei 3 fori d´uscita dei 3 proiettili che attinsero la vittima è descritto a 884 sq. (foto pp.894 sq.) : 4 cm sopra la clavicola dx. Si distingue da ingresso per la forma irregolare ; per il diametro molto maggiore del corrispondente ingresso : 1 cm contro 5 mm ; e per i margini escoriati ma non contusi, tutte caratteristiche tipiche delle uscite (salvo eccezioni). Zizzi fu dunque colpito alla schiena e le pallottole fuoruscirono dal petto.
Breve sintesi delle differenze medie (salvo eccezioni) tra fori da proiettile d´ingresso e di uscita nel corpo umano :
ingressi : più piccoli e più regolari ; presentano orletto ecchimotico (talora) escoriato (di norma) attorno al foro vero e proprio ; possono presentare effetti secondari dello sparo se ravvicinato (annerimento, ustione, tatuaggio di microustioni, impronta della bocca da fuoco se colpo a contatto) ; margini del foro introflessi ; nel cranio, forma conica.
Uscite : più larghe, irregolari e lacere ; niente effetti secondari ; margini cutanei estroflessi ; forma molto variabile ; nel cranio, forma conica rovesciata.
L´ecchimosi (livido) da contusione può stare sia in ingresso sia con meno frequenza in uscita.
L´escoriazione è tipica degli ingressi, ma talore si trova pure attorno alle uscite.
885 : secondo dei 3 fori di uscita, 7 cm sotto la clavicola dx, diametro massimo di 7 cm ( mi pare troppo, credo sia errore di battitura per 1 cm come il foro precedente ; il dattilografo ha duplicato il 7 precedente della distanza dalla clavicola), anche qui contro i 5 mm del corrispondente ingresso ; pure qui, margini non contusi come frequente nelle uscite. Purtroppo mancano foto chiare e riproduzioni decenti di ogni foro al solito.
Il terzo ed ultimo foro d´uscita è vicinissimo al secondo, diametro 8 mm contro 5 in ingresso e soliti margini escoriati ma non contusi.
Dunque : i 3 proiettili escono dall´emitorace dx, in alto, zona claveare.
Attorno agli ultimi due fori d´uscita i medici descrivo uno strano, amplissimo alone ecchimotico di cm 5 che in teoria non doveva esserci vista l´assenza di contusione : è la contusione, cioè la botta del proiettile alla cute, a produrre ecchimosi, cioè livido, attorno ai fori d´ingresso. Ma come vedemmo nella breve sintesi supra, non si tratta di fenomeno infrequentissimo. I medici al solito non tentano neppure di spiegare nulla. Probabilmente, siccome i due fori sono vicinissimi, il proiettile in uscita ruppe molti capillari provocando l´insolita ecchimosi.
Ma un´altra spiegazione ritengo ancor più probabile : che si tratti cioè di ferite d´uscita dette puntellate. Cfr DiMaio, Gunshot wounds, CRC Press 2016, p. 83 : „Shored exit wounds have very wide, irregular, abrasion collars.“) . Vuol dire che al momento dell´uscita, i proiettili hanno causato forte tensione cutanea per via della posizione acquattata di Zizzi, petto compresso contro le gambe : pertanto la cute formava pieghe, ed anche i vestiti, che possono aver contribuito a schiacciare la pelle tra di essi ed i proiettili, causando escoriazioni e l´alone ecchimotico tipici delle ferite puntellate. Se questo, come penso in base ai miei studi in Wundballistik, fu il caso, allora le ferite puntellate confermerebbero la posizione di Zizzi che poi è quella in cui lo trova Di Berardino il primo poliziotto accorso sulla scena del crimine. Posizione che, unica, spiega la balistica di ingressi ed uscite dei proiettili.
Autopsia in questo caso non fu fatta perché Zizzi era stato sottoposto a massiccio intervento chirurgico per cui non sarebbe stato possibile ricostruire i tramiti dissezionandolo nuovamente.Tuttavia i medici legali sulla base della cartella clinica e della necroscopia, molto bene per una volta concludono che Zizzi fu colpito 3 volte alla schiena dal basso verso l´alto perché i 3 fori d´ingresso presentano orletto ecchimotico-escoriato più pronunciato nei quadranti inferiori, segno inequivocabile che il proiettile ha impattato dal basso verso l´alto.
Ma caveat : basso-alto, nella posizione acquattata sotto il cruscotto, non significa che l´assassino gli abbia sparato da sotto la vettura : tutto è relativo alla configurazione delle posizioni reciproche di killer e vittima : nel nostro caso, l´assassino s´infila nell´Alfetta dallo sportello posteriore dx che Iozzino aveva aperto nell´uscire, e spara a Zizzi da sopra lo schienale, quindi alto-basso ed obliquamente con angolo inferiore a 90 gradi rispetto alla schiena della vittima : l´alto-basso del killer diventa basso-alto nel busto acquattato di Zizzi : tutti i dati corrispondono perfettamente.
Zizzi dunque non uscì dalla macchina – a meno di pensare che gli abbiano sparato da un tombino, e che con 3 proiettili in petto abbia avuto la forza di rientrare in macchina ed acquattarsi sotto il cruscotto...Assurdo, eppure questo tipo di delirio arriva fino alla commissione antimafia 2022 !
E non dimentichiamo il proiettile 7,65 repertato nella pozza di sangue sul pianale di Zizzi. Ed i 4 bossoli 7,64 repertati tra Clubman e marciapiede a dx dell´Alfetta (e la Beretta M51, tra le rarissime pistole 7,65, ed attribuita a bonisoli a Fani, espelle i bossoli a dx).
Il diametro dei 3 fori d´ingresso è 5 mm, compatibile col 7,65 ma ben difficilmente col 9, nonostante i giusti caveat generali dei medici sulla non certezza dei calibri ricavabile dai diametri degli ingressi.
Ritengo pertanto estremamente probabile che Zizzi sia stato colpito da pistola 7,65 (bonisoli o no, ma non escludo bonisoli perché siamo nel giro finale dei colpi di grazia affidato a maramaldi vigliacchi non professionisti).
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Gianni Morra
(---.---.---.76)
15 maggio 12:32
LA RETICENZA DEL SIGNOR SONNINO
Ci sono testimoni importanti e potenzialmente decisivi del caso Moro e collegati che non parlano per paura : giovanna carpifave, figlia del fu portiere dell´epoca di palazzo caetani olindo ; giovanna schiavone, vedova del grande poliziotto Adelmo Saba misteriosamente deceduto a fine 2018 a soli 66 anni ; o rossano fusi, figlio dei furono custodi di via Mario Fani 109 all´epoca della strage.
Questa prima tipologia di reticenti non è complice, solo terrorizzata dalle possibili conseguenze del testimoniare. Né possiamo attenderci da una magistratura vile o complice da 48 anni, che li costringa a sputare il rospo.
Poi abbiamo seconda categoria di reticenti : quelli possibilmente complici, o collegati ai complici e pertanto coprenti col silenzio le malefatte di amici e parenti.
Di questa seconda fascia fa parte probabilmente il signor sonnino sergio, attuale rappresentante/erede del Bottegone, il negozio di tessuti all´epoca in via delle Botteghe Oscure con locali a palazzo caetani e forse pure antici-mattei. Ricordo i fili tessili repertati sui pantaloni del cadavere di Moro e sulla macchina, segno evidente che lo statista passò per un deposito di stoffe prima di essere ucciso e forse vi fu assassinato.
Ho cercato di saperne di più, mascherando di poco il mio reale scopo, dai diretti interessati, i sonnino titolari della ditta fratelli sonnino che appunto possedeva il Bottegone all´epoca e continua ancor oggi l´attività in altra sede. Eccovi lo scambio abortito :
Gentile Sonnino tessile,
mi chiamo..., storico.
... volevo chiedervi cortesemente, di volermi dire gentilmente, dove fosse ubicato esattamente il magazzino di stoffe del Bottegone, o i magazzini se erano più d´uno.
Grazie di cuore dell´aiuto,
cordiali saluti,
Prof. ...
" Buongiorno,
il locale chiamato" Bottegone". che trattava tessuti di qualità, era situato a viadelle Botteghe Oscure 33 e 32A , quindi una parte era situata nel palazzoCaetani e una parte nell’edificio adiacente ancora più vecchio del palazzoCaetani . Sperando di avervi fornito chiarimenti su quanto richiesto, inviamosaluti Sergio Sonnino " :non mi hai chiarito un bel nulla giacché io non avevo chiesto dove fosse il negozio cosa che sapevo benissimo, bensì dove fosse il magazzino. Allora insistetti :Gentilissimo Sig. Sergio Sonnino,
buongiorno a Lei e grazie della cortese risposta.
Un ultimo gentile chiarimento per favore :
il magazzino, cioè il deposito delle stoffe, il locale dove si andavano a tagliare le stoffe su misura per i clienti, dov´era ubicato esattamente ?
Vi si accedeva sempre da Botteghe Oscure 33 e 32A, o da altro civico ?
Grazie ancora di cuore dell´aiuto,
saluti cordialissimi,
Prof. ...
" L’accesso era dal civico 33 di via Delle Botteghe Oscure
Sergio Sonnino " :ah ridaje...Io non ho chiesto dov´era l´accesso del negozio, ma dove stava esattamente il magazzino. Qua due sono le cose : o costui menava il can per l´aia, oppure il magazzino faceva tutt´uno col negozio.Solo che nel secondo caso, non si comprenderebbe dove i fornitori scaricassero le stoffe, dato che sostare a lungo con camion e/o furgoni su via delle Botteghe Oscure era ed è impossibile per motivi di traffico per quanto mi consti.Inoltre avevo letto anni fa presso altri ricercatori, che al 35A di via Caetani, cortile appartenente a palazzo antici-mattei del civico 32 davanti al quale si fa ritrovare la macchina col cadavere, era ubicato all´epoca un magazzino di stoffe. Verosimilmente quello dei sonnino data la vicinanza col Bottegone.Allora faccio un ultimo tentativo :Gentile Sig. Sonnino.mi perdoni se torno ad importunarLa.Volevo chiederLe soltanto cortesemente, se per caso la Ditta Fratelli Sonnino disponesse negli anni ´70, di locali adibiti a magazzino/deposito di stoffe od altro, in via Caetani 35 A.Chiedo perché qualcuno a Palazzo Antici Mattei, ricorda che all´epoca vi fosse appunto un magazzino tessile al predetto indirizzo, ma non di chi fosse.Grazie ancora di cuore dell´aiuto,cordiali saluti,Prof. ...Nessuna risposta. Mmm... Poi dice che qualcuno diventa complottista.ALETHCOPYRIGHT ALETH 15.5.2026ALL RIGHTS RESERVED -
Gianni Morra
(---.---.---.91)
16 maggio 13:18
LE FALSITÀ DI MINNITI & CUCCHIARELLI
Ad un certo punto, in questo video demenziale :
https://www.youtube.com/watch?v=MTxts4vjuUo
si asserisce che giovanni moro apprese dal figlio di lettieri che la prigione di Moro stava a Palo Laziale. Ciò è falso. Ecco quanto mi scriveva il figlio di lettieri il 15.12.2022 :
"
Gentile dottore ...,
sono il figlio di Nicola Lettieri... intendeva dire soltanto che la prigione di Moro doveva essere prossima, nella città di Roma ovunque presidiata, ma ovviamente non aveva la minima idea precisa di dove potesse essere, altrimenti avrebbe fatto intervenire immediatamente, quanto meno per verificare, le forze di polizia delle quali aveva la responsabilità.Cordiali saluti,Gaetano Lettieri ".Ho provato a postare questo commento sotto al video, e me l´hanno censurato.La cancel culture nei miei confronti è quasi completa e totale oramai : mi resta solo questo sito morto dove nessuno mi legge o quasi.Ma : sempre meglio che niente, almeno resta flebile speranza di comparire nella ricerca google per qualche rarissima anima pia seriamente cercatrice.ALETHCOPYRIGHT ALETH 16.5.2026ALL RIGHTS RESERVED -
Gianni Morra
(---.---.---.155)
21 maggio 18:55
NAZIFASCIOMASSONI A FANI E DINTORNI — 1
Non solo il fascistoide bonanni patrizio che parcheggia la Clubman alquanto staccata dal marciapiede a meglio intralciare possibile fuga di Ricci e reazione in uscita di Leonardi.
Non solo suo padre lanfranco, infiltrato fascista nella Resistenza umbra, autore di crimini efferati per screditarla, poi al servizio dell´intelligence militare inglese.
Non solo moscardi tullio ex tenente decima mas, poi gruppo derivato vega di sabotatori stay behind passati con nonchalance da salò ad angleton e da costui riciclati in funnzione anticomunista. moscardi che parcheggia la Cooper verde a nascondere uno o due killer professionisti tra di essa e la 127 rossa dei servizi.
Non solo amodei mario, amico del moscardi che gli cede in uso l´appartamento di via Fani 109 solo a cavallo della strage. amodei fratello del proprietario del corriere dello sport franco, amico del giornalista sportivo e porno luciano oppo, ex decima mas, sabotatore pure lui.
Ma pure mazza cesare.
Nel 2008, solange manfredi su di un link nel frattempo misteriosamente scomparso, s´era chiesta se un "necrologio", o meglio commemorazione di Cesare il dittatore di Roma, necrologio apparso sul quotidiano del pomeriggio Vita Sera il 15.3.78 e ripreso il giorno stesso da Pecorelli su OP, fosse messaggio in codice, segnale convenuto di OK alla strage del giorno dopo e sequestro di Moro.
Nel 2018, anonimo web informava che vicedirettore di vita sera era nino longobardi, piduista. Costui (1925 + 1996), aggiungo io su base wiki, era figlio del podestà di Torre del Greco. Fu scoperto da longanesi, che lo lanciò sul settimanale fascista Il Borghese.
Anche il proprietario ufficiale di vita sera, luigi d´amato (1924 + 1993), era di area piduista, pur se non figura nelle liste (che si sa incomplete) di Castiglion Fibocchi. Costui faceva il professore, ma d´improvviso trova non si come, ingenti capitali per fondare diversi giornali nonché tv private. Trovo sul web che ad esempio la BNL gli faceva crediti agevolati : e la BNL aveva tutto o quasi il suo staff dirigenziale nella P2 a cominciare dal direttore alberto ferrari. Altro finanziatore indiretto (tramite acquisto di spazi pubblicitari) delle testate del d´amato era l´ENI di eugenio cefis, che pur non comparendo nemmeno lui nelle liste di gelli, tuttavia fu indicato come il vero capo della p2 dalle inchieste giudiziarie. Insomma ce n´è abbastanza per aggiudicare vita sera e affini, alla destra massonica deviata e capitalfascista.
Non sorprende pertanto, che la singolare e demenziale commemorazione di Cesare del 15.3.78 fosse affidata all´arcifascista mazza, " già aderente alla Scuola di Mistica Fascista e ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana durante la RSI " :
https://www.libreriacinabro.it/prodotto/la-dottrina-del-fascismo/
https://www.raido.it/politico/tradizione-mistica-azione-novita-dvd/
https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_mistica_fascista_Sandro_Italico_Muss olini
https://www.bloccostudentesco.org/2022/03/23/bs-roma-e-la-primavera-della-rivoluzione/
https://www.ereticamente.net/il-bottino-di-un-mercenario-mario-michele-merlino/
https://fncrsi.altervista.org/Calendario_Memoria_2020.pdf
Per ben capire l´ambiente criminalnazifasciomassone dove sguazza il mazza, poetastro da vomito e peggior intellettualoide, particolarmente utile è la cerchia della rivista fascista l´Orologio.
Stay tuned.
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21 maggio 23:03
NAZIFASCIOMASSONI A FANI E DINTORNI — 2 e fine
https://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2008/02/la-lunga-marcia-della-destra.html
" Un decennio importante del dopoguerra viene invece accompagnato e interpretato da L’Orologio di Luciano Lucci Chiarissi (ex decima mas, battaglione barbarigo, poi fra i terroristi dei far di romualdi nel dopoguerra), pubblicato ininterrottamente dal 1963 al 1973. Tra le sue firme, elencate come per tutte le altre riviste da Bozzi Sentieri, quelle di Gabriele Moricca e Giuseppe Ciammaruconi, di Cesare Mazza e Mario Castellacci (ex GNR pure lui, e fondatore del Bagaglino col collega fascista pingitore che fu il primo a minacciare Moro a mezzo stampa sul famoso opuscolo), di Maurizio Giraldi e Jean Thiriart (neonazi belga che influenzò il giovane renato curcio, ndr), di Luigi Tallarico e Barna Occhini (salotino, collegato ad evola, accame etc., ndr), di Giorgio Del Vecchio (filosofo fascista, ndr) e Mario Bernardi Guardi, di Pacifico D’Eramo e Antonio Lombardo (centro studi ordine nuovo ndr), di Adriano Cerquetti ed Enzo Benedetto, di Maurizio Bergonzini, e Agostino Carrino…
https://www.isses.it/chiarissi.htm
Altra più recente rivista neofascista che vide mazza collaboratore :
" https://www.centroitalicum.com/wp-content/uploads/2016/04/italicum_2015_0102.pdf
Alla direzione di Italicum si sono avvicendati: Mario Perazzetti, Mario Tilgher (fascista e massone piduista, padre del terrorista fascista adriano, ndr)
Leonida Fazi (combattente RSI, ndr), Aldo Di Lello, Massimo Uffreduzzi (l´assassino di Massimo Gizzio od omonimo ? Il primo caso è probabilissimo, essendoci solo 53 famiglie Uffreduzzi in Italia stando al sito Cognomix, quasi tutte in Lazio ed Umbria : https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/Via%20Cesi-Valadier%20Roma%2029.01.44.pdf https://www.anpi.it/biografia/massimo-gizzio ), Luigi Tedeschi (parente dello stragista di Bologna e piduista mario ?).
Vogliamo ricordare, insieme con i fondatori di Italicum Francesco Tedeschi (parente di mario e luigi ?) e il poeta Cesare Mazza, alcuni tra i più rilevanti protagonisti, oggi scomparsi, di questo percorso ideale trentennale: Giorgio Tedeschi (parente di mario, luigi e francesco ?), Enrico Belardinelli, Alfio Porrini (ex combattente RSI, ndr : https://www.battaglionelogisticofolgore.it/alvinocorradino-alvinoalvino/), Gabriele Moricca, Salvatore Tringali (https://pinorauti.org/morto-salvatore-tringali/?print=pdf), Enzo Erra, Giano Accame (ex salotino, tra gli eversori del parco dei principi) Gianni Pozzo, Giacinto Auriti, Enrico Landolfi, Bruno De Padova... ".
In sintesi : questo cesare mazza che alla vigilia della strage di via Fani depone corona d´alloro in memoria dell´assassinio di giulio cesare, con tanto di pubblicità sul foglio piduista vita sera ; questo mazza dunque è un fanatico fascista della peggior specie, organico ai più sanguinari terroristi neonazifascisti e massoni del momento.
La sua sparata su vita sera era il segnale convenuto per i terroristi dell´indomani ?
La domanda resta senza risposta probatoria, ma certo è che le coincidenti presenze criminali di estrema destra violenta attorno a Fani ben difficilmente sono coincidenze.
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.195)
22 maggio 18:15
ROBA DA CHIODI
Leggo sul web la seguente professione di fede di chiodi roberto :
" Via Durante era percorribile. Mettetevi l’animo in pace. Ho sei testimonianze al riguardo, quattro delle quali l’hanno percorsa due volte il 16 marzo. L’hanno “battezzata” negli anni ‘80, allora come oggi non ha numeri civici o ingressi. E visto che ci sono, Buttazzo ha ragione: la 132 superò il bivio Trionfale-Camilluccia. Mi dispiace, ma occorre rimettere mano all’itinerario delle auto in fuga. Anche su questo aspetto i brigatisti hanno mentito (non le testimoni)." :
amen. Ipse dixit.
Peccato che delle 6 presunte testimonianze, il chiodi non ci comunichi alcun dettaglio verificabile.
A parte il fatto che anche se fossero 60, riporre cieca fede in testimoni anziani dopo 48 anni prova nulla senza riscontri fotografici e documentali.
L´articolo di fede poi, sulla 132 che supera il bivio, richiederebbe un credo in unum chiodi...
Nemmeno la senilità giustifica una protervia del genere, contraria a testimonianze e documenti incrociati.
Dulcis in fundo, la tetramurti fascista che gestisce il blog dove il chiodi ha sputato le predette sentenze inverificabili, ha chiuso i commenti per cui non gli si può nemmeno rispondere colà. A parte il fatto che mi impedivano di rispondere anche prima della chiusura, mentre i depistatori di professione alla ravarino o laporta li accolgono a braccia spalancate.
E pensare che il video di TeX e lo stesso TeX lo devono a me tutti e 5...
Quando si dice, le serpi in seno.
Povero caso Moro.
ALETH
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Gianni Morra
(---.---.---.11)
23 maggio 18:15
STRANGOLAVOX
Questo 2026 rischia di diventare l´annus horribilis del caso Moro.
A parte le mie cose, non ho letto una sola riga sensata di chicchessia.
Impazzano come non mai spammatori e cassettari di regime alla zatti laporta cucchiarelli minniti fasanella persichetti e chi + ne ha.
Il mio problema non è nemmeno tanto questo, ma la censura universale che mi perseguita e mi blocca. Compreso questo sito di emme, che da un paio di giorni m´impedisce di copiare ed incollare, per cui non potendo certo ribattere le mie ricerche del mio desk ogni volta che devo postarle sul web, de facto non posso postarle più nemmeno qui.
Nihil novi sub sole.
E questo perché sono perfetto sconosciuto. Avessi avuto la visibilità di un Falcone o Borsellino, avrei già fatto la loro fine.
Aveva ragione PPP : il fascismo è l´unica luce di questa nazione — e del mondo intero, vedere i trump e naziyahu du jour.
Amen.
ALETH
23.5.2026
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Gianni Morra
(---.---.---.178)
27 maggio 00:23
DOCUMENTO SU MOSCARDI
Nell´archivio elettronico web della CIA trovo il seguente documento sul Moscardi desecretato nei primi anni 2000
che mi risulta mai emerso finora :
https://www.cia.gov/readingroom/docs/ZIMMER%2C%20GUIDO_0015.pdf
È del 5.6.45, a cura di fonte segreta, penso dell´OSS dato che la CIA non esisteva ancora come tale.
Trattasi di scheda informativa degli americani su due agenti collaborazionisti.
Il primo è scritto Muscati, ma i dati orientano a pensare con estrema probabilità, che si tratti di tullio moscardi : infatti le notizie su di lui arrivano alla fonte da buttazzoni, capo degli NP della decima mas di cui faceva parte il moscardi. Inoltre lo si dice "S/Ten" che suppongo stia per sottotenente : le altre fonti a me note danno il Moscardi tenente, quindi siamo lì.
L´età è data come circa 28, più o meno siamo lì anche se Moscardi, classe 1920, nel ´45 di anni ne aveva 25.
Poi lo si dà nel battaglione NP, appunto il corpo del Moscardi.
Si aggiunge "Reggimento San Marco".
Altezza 1,70, magro, capelli neri. La magrezza non so se fosse dovuta a costituzione od alla fame del periodo (ma penso più alla prima perché alla mensa della decima si mangiava relativamente bene grazie a traffici illegali e requisizioni violente), cmq colpisce perché uno magari penserebbe che i valorosi assassini della mas fossero armadi a muro. Sottolineo il dettaglio perché la mia impressione sulla base dei dati a me noti, è che il moscardi più che un combattente fosse un agente segreto, un organizzatore di trame : infatti stando a gero grassi, dall´ 1.9.78 entrò ufficialmente in forza al sismi del piduista santovito.
Inoltre anche a Fani, se ne fu complice come pensa D´Adamo e pure io, il suo ruolo fu logistico : piazzò la sua mini cooper strategicamente, e forse si prestò al depistaggio preprogrammato della finta bomba in essa.
D´Adamo poi racconta sulla base di testimonianze da lui raccolte da familiari del moscardi (penso la sorella annamaria e la vedova iannaccone), che il tipo leggesse molti giornali di cui sapeva fornire ottime sintesi, indizio di esperienza di analista d´intelligence.
Inoltre sempre D´Adamo 2014 pubblica la sua scoperta di due società del moscardi che odoravano di copertura per servizi segreti : l´edilgiemme immobiliare srl e la gemini international srl.
Poi nel ´44, dopo che da una costola degli NP era nato il battaglione Vega stay behind, moscardi fu inviato aFirenze a reclutare sabotatori assieme al collega franco maria mannelli.
Insomma, il tenente o sottotenente pare più aver svolto funzioni logistiche e d´intelligence che azioni militari.
Il documento da me scoperto dà il "Moscati" nativo di Vaglia (FI), e questa è coincidenza perfetta col moscardi, pertanto direi che si tratti di lui al 99,99 periodico %.
buttazzoni (che dopo il suo arresto o meglio presa in consegna da parte degli americani fu riciclato dall´OSS in funzione anticomunista come borghese e tanti altri stragisti della decima) riferisce poi alla fonte americana che muscati/moscardi aveva provato a passare le linee nel Bolognese, ma era stato respinto. Il riferimento qui dovrebbe riguardare la banda Versino di sabotatori nazifascisti, ennesimo dei numerosi gruppi eversivi stay behind di cui l´ubiquo moscardi fece parte, ci ritorneremo.
Attraverso un certo Bellotti con indicazione "(qv)" ( google mi dice che nei docu OSS dell´epoca QV sta per Quod Vide o Quem Vide : cioè, vedi altra scheda sul soggetto nominato — scheda che purtroppo non è riportata quindi non so chi fosse questo Bellotti), muscati/moscardi era in contatto a Milano con l´agente segreto nazista Zimmer dell ´SD (SichereitsDienst, il servizio segreto del partito nazista e delle SS).
bellotti forse sarà felice bellotti, direttore del mensile delle SS in Italia "Avanguardia" durante la RSI :
L´ultima notizia del docu su moscardi è che questi fu accertato stare a Milano con lo Zimmer nell´ottobre del ´44.
Segue scheda su questo Guido Zimmer, Hauptsturmführer dell´SD (grado di ufficiale di medio livello nelle organizzazioni paramilitari naziste), che fu avvistato appunto per l´ultima volta dalla fonte segreta del docu nell´ottobre ´44 a Milano.
E zimmer ci riporta alla banda Versino. Cito da Casarrubea, Storia segreta della Sicilia, Bompiani 2005-2007, p.250 :
" Nel gennaio 1945, assieme a Moscardi Tullio (Decima Mas), (ferrari domenico, NP) incontra a Milano il dott. Winter (Abwehr II) (ufficio dell´SD, ndr) con l’obiettivo di formare un gruppo di sabotaggio, la "banda Versino" " ;
ibidem 244 :
" Nel marzo del 1945, in Emilia Romagna, Domenico Ferrari crea con un tal Lionello Versino un gruppo armato neofascista denominato "banda Versino", composta da Zimmer, Winter, Fanelli, Calamai, Moscardi e da altri uomini della Decima".
Insomma : moscardi, nazifascista irriducibile, riciclato come il suo capo buttazzoni dall´OSS poi CIA in funzione eversiva anticomunista, esperto in operazioni stay behind di sabotaggio.
Esattamente quello che, con estrema probabilità, fu chiamato a fare a Fani il 16 marzo 1978.
ALETH
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