Scuola: l’istruzione deve essere presa con serietà
Il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rivolto agli studenti per l’inizio dell’anno scolastico, è stato sobrio ed appropriato soprattutto in una fase storica di perdita d’identità e messa in discussione dei valori.
Citando anche il messaggio, ugualmente sobrio ed appropriato, mandato dal Presidente Obama agli studenti USA, Napolitano ha esortato i giovani italiani a studiare con serietà ed ha ricordato agli stessi che le scorciatoie non possono portare a niente di buono e comunque duraturo. Ha anche ricordato che solo tenendo presente il bene comune, l’etica ed impegnandosi duramente si può arrivare ad una carriera veramente appagante e non effimera.
La difficile fase storica che stiamo vivendo ha posto in forse i modelli comportamentali ed educativi radicati nelle generazioni precedenti. Non molti anni addietro figure professionali come ad esempio quella del medico, del magistrato, del professore e dell’architetto erano ambite e rispettate. Studiare duramente, conseguire una laurea ed ottenere una posizione professionale di responsabilità erano dei valori comunemente rispettati e riconosciuti dalla società.
Oggi il culto dell’immagine, derivante dalla società dell’effimero che appare su televisioni e riviste patinate, destabilizza i giovani che non sanno più quale sia la strada da percorrere per raggiungere la “felicità”.
Di certo dopo essere bombardati da trasmissioni televisive per decerebrati, dove un ammasso di disadattati illetterati si confronta su temi ridicoli con un linguaggio esecrabile, e dove alla fine questi scarti della società conquistano anche ricchezza e fama, anche se brevissima, può mettere in forse il senso dello studio in giovani adolescenti fragili per definizione.
L’esempio che la società dell’immagine infonde tramite l’etere in modo incessante e fin troppo stereotipato ovvero che il gradasso scolpito ma analfabeta sia una divinità e la bella e frivola velina la sua compagna eternamente felice è un falso mediatico, un’illusione. Anche gli idioti del villaggio globale che popolano i cosiddetti “reality show” possono ambire al successo, ma ad un successo di una stagione che lascia al suo seguito il vuoto pneumatico dell’indifferenza e della nullità.
Infatti l’essenza della vita è profondamente diversa. Il successo di chi non dispone di nessun talento è effimero e svanisce in un istante, lasciando poi immediatamente lo sfortunato dimenticato in balia di se stesso, senza speranze. La maggior parte dei famosi per caso o per mere questioni estetiche finisce in brevissimo tempo in uno stato di indifferenza mediatica tra depressione, alcol, droga ed indigenza.
La fine degli idioti resi idoli da tv spazzatura e stampa indegna è sempre la stessa, un istante alla ribalta e l’intera vita successiva trascorsa nella mediocrità e nella dissolutezza più totale, tra debiti, droga e tentati suicidi.
