sabato 16 gennaio 2010 - Doriana Goracci

Livorno 16 gennaio 2010 Qualcuno tornerà

Da dove partire nel comunicare questa Manifestazione Nazionale con i familiari delle vittime dello Stato? Da chi l’ha organizzata, una donna, da Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi morto 7 anni fa nel carcere di Livorno. Di seguito troverete il comunicato, gli appelli, metto a rilievo questa nota: apriranno il corteo alcune mamme dei giovani assassinati e sottolineano che non sono gradite bandiere di partito né passerelle per personaggi politici.

 

Ho scelto anche di raccontare il corteo Nazionale a Livorno, aggiungendo il comunicato degli anarchici toscani: Francesco Mastrogiovanni era un anarchico, per fare un nome e un caso del 2009, uno dei tanti, che mi sono impegnata a fare emergere con i suoi familiari ed amici. Chiunque possa partecipare, chiunque si ritrovi in questo manifestare, chiunque voglia invii almeno un messaggio e diffonda perché non vogliamo il silenzio, scegliamo la vita, sempre, su questa Terra e non chi la toglie, la libertà e la parola, uccidendo e dando morte.

E ricordatevi Qualcuno tornerà… come cantava un livornese, Piero Ciampi, ed era il 1961.

“Qualcuno tornerà per sentire la tua voce, per dirti che la vita è un gioco in mezzo ai prati, che il tempo non ha fine se vivi per qualcuno. Qualcuno tornerà per amarti tutti i giorni” Litaliano, Piero Ciampi, 1961.

SABATO 16 GENNAIO 2010 Manifestazione a Livorno.

Manifestazione con i familiari delle vittime dello Stato. Concentramento ore 10.00 in Piazza della Repubblica a Livorno.

Hanno confermato la presenza:

Maria Ciuffi per Marcello Lonzi, Haidi Giuliani per Carlo Giuliani, Patrizia Aldrovandi per Federico Aldrovandi, Ornella Gemini per Niki Aprile, Gatti Bianzino per Aldo Bianzino, Rita Cucchi per Stefano Cucchi, Maria Iannucci per Iaio, Maria Eliantonio per Manuel Eliantonio, Famiglia Frapporti per Stefano Frapporti, Famiglia Rasman per Riccardo Rasman, Famiglis Sandri per Gabriele Sandri, Famiglia Comuzzi per Giulio Comuzzi, Famiglia Grigion per Davide Grigion, Famiglia Vukaj per Bledar Vuk. Conferma la partecipazione anche Stefania Zuccari, con il Comitato Madri Per Roma Città Aperta (ricorderemo anche il nostro Renato Biagetti).

Informiamo ed invitiamo i familiari delle altre vittime di Stato a partecipare aderendo.

Da Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi morto 7 anni fa nel carcere di Livorno

L’appello alla partecipazione

Morti di stato ovvero assassinati dallo Stato nelle galere italiane e nelle strade
 
Nelle carceri italiane si muore?

Venerdì 18 dicembre il giovane Uzoma Emeka, 32 anni nigeriano, muore in circostanze misteriose nel carcere di Castrogno (Teramo); tre mesi prima aveva assistito al pestaggio da parte delle guardie di un altro detenuto. Come accade sempre in questi casi le “autorità” spiegano gli omicidi con la solita frase “decesso per cause naturali” ma è sufficiente vedere le foto del corpo di Marcello Lonzi per capire che non c’è assolutamente niente di naturale – eppure dopo più di sei anni, un’archiviazione, una riapertura del caso e un iter di esami e perizie costosissime – per Marcello Lonzi si attende a breve una risposta proprio dalla Procura di Livorno.

Purtroppo la lista dei morti nelle carceri italiane è lunga e non ha mai fine (nel 2009 sono stati 175 i morti, il numero più alto registrato dal 2000 ad oggi per un totale di 1564 persone in neanche 10 anni), è un bollettino di guerra, quella stessa guerra che lo Stato Italiano conduce contro i proletari anche mediante le galere.

Recentemente la morte di Stefano Cucchi che stranamente ha interessato parecchio stampa e tv, gli stessi che non si sono per nulla occupati della recente archiviazione per la morte di Aldo Bianzino, avvenuta nel carcere di Perugia. Federico Aldrovandi pestato a morte una notte mentre tornava a casa da solo e non dimentichiamo neanche Carlo Giuliani ucciso dal potere che veniva duramente contestato nelle giornate del G8 di Genova nel 2001. E quante sono le morti che nessuno rivendica, quelle facilmente occultabili, quelle di tanti e tante immigrate che non avendo il permesso di soggiorno scompaiono come se non fossero mai esistiti? E nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), cioè galere speciali per soli immigrati/e, sono botte e suicidi, quindi omicidi da parte dello Stato, messi a tacere e considerati effetti collaterali della guerra contro l’immigrazione.
Noi non dimentichiamo né perdoniamo gli assassini in divisa.

Nelle carceri italiane si muore perché si viene uccisi.

“Manca ormai poco tempo affinché questo omicidio possa essere portato a processo ma la Procura di Livorno, nonostante abbia già prove e iscritti nel registro degli indagati sta indugiando. Maria Ciuffi ha convocato a Livorno molti dei parenti delle vittime dello Stato, vittime spesso senza un colpevole perchè si è preferito insabbiare invece di cercare la verità. Il corteo partirà da Piazza della Repubblica e si snoderà nel centro cittadino fino ad arrivare davanti al Comune proprio a poche decine di metri dal tribunale. Un appuntamento importante in cui si ritroveranno molti dei protagonisti, loro malgrado, di storie che spesso sono arrivate a conoscenza di tutti solo grazie al web o alla lotta continuativa e coraggiosa dei parenti delle vittime. Il caso Cucchi a Roma e tutta l’attenzione intorno a quell’omicidio atroce ha finalmente riacceso una speranza e una luce nella ricerca della verità che molte famiglie stanno cercando da tempo. L’augurio da parte della nostra redazione è che questa possa essere una manifestazione partecipata per mostrare ai poteri dello Stato e coloro che prima uccidono e poi insabbiano che ci sono moltissime persone che ancora attendono verità e che questa verità la vogliono”.

6 DICEMBRE 1969
40 anni fa Giuseppe Pinelli
Moriva assassinato nei locali della questura di Milano
…UCCIDE ANCORA OGGI COME ALLORA LO STATO...
SERANTINI, GIULIANI, LONZI, ALDOVRANDI, BIAZINO, APRILE, GATTI, MASTROGIOVANNI, CUCCHI Centinaia gli uccisi nelle stragi, nelle carceri, nei manicomi, nelle caserme, nelle strade, nei CPT, oggi CIE. LO STATO SI ASSOLVE COPRENDO I SUOI ASSASSINI. NESSUN GOVERNO VUOLE LA VERITA’ NESSUNO STATO DARA’ GIUSTIZIA

ADERIAMO CONTRO LA CONTINUA MATTANZA
ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE di LIVORNO il 16 GENNAIO IN PIAZZA Della REPUBBLICA alle ORE 10
ANARCHICI TOSCANI

Da Milano

SABATO 16 GENNAIO 2010
Manifestazione a Livorno
Concentramento ore 10.00 in Piazza della Repubblica a Livorno

Apriranno il corteo alcune mamme dei giovani assassinati e sottolineano che non sono gradite bandiere di partito né passerelle per personaggi politici.

Partenza da Milano in pullman:
ore 7.00 Piazza Monte Titano (dietro alla Stazione FS di Milano Lambrate – Metro Linea 2)

ore 7.30 Famagosta (fermata Metropolitana Linea 2 – Viale Cassala)
Costo del viaggio a/r: più siamo meno paghiamo.
Per informazioni e/o prenotazioni: 328.2315280

Livorno 16 gennaio

 



1 réactions


  • Doriana Goracci Doriana Goracci (---.---.---.211) 16 gennaio 2010 08:57

    IL TELEFONO VIOLA con le Madri di uccisi dalle carceri di stato

    Il “TELEFONO VIOLA” (contro gli abusi e le violenze psichiatriche) ,
    ricordando le innumerevoli vittime dei manicomi e della tuttora imperante psichiatria dei trattamenti sanitari obbligatori, negli ospedali e nelle carceri italiane, dichiara il suo sostegno alla Manifestazione Nazionale delle Madri delle vittime dello Stato, e denuncia la condizione di costrizione e di umiliazione che in molti casi fa desiderare la liberazione attraverso il suicidio. Che tornino tutti questi nostri cari, più vivi di prima e più forti contro ogni sopruso, soprattutto se istituzionale. Alessio Coppola, fondatore del Telefono Viola e Presidente Telefono Viola Roma
    collettivo antipsichiatrico a.artaud-pisa

    nè in cella nè in reparto..BASTA MORTI DI STATO!!

    27 ottobre 2005: muore a Trieste Riccardo Rasman di anni 33 nella sua
    abitazione durante l´ esecuzione di un provvedimento di ricovero coatto. Venne ammanettato con le mani dietro la schiena e gli
    furono legate le caviglie con un filo di ferro.
    Gli agenti effettuarono su Rasman una prolungata pressione sul dorso e lo lasciarono nella predetta posizione prona per diversi minuti soffocandolo.

    21 giugno
    2006: muore a Cagliari in seguito a una tromboembolia venosa Giuseppe
    Casu, venditore ambulante ricoverato con un Trattamento Sanitario
    Obbligatorio( TSO) nel reparto psichiatrico di Cagliari, dopo essere
    rimasto legato mani e piedi al letto per 7 giorni e sedato
    farmacologicamente.

    28 agosto
    2006: muore a Palermo A.S., donna di 63 anni entrata in reparto
    psichiatrico il 17 agosto e qui trattenuta per accertamenti; dopo alcuni giorni di stato comatoso (dal 25 al 27) la donna si sarebbe risvegliata per morire nella notte tra il 28 e il 29.

    26 maggio
    2007: muore a Bologna Edmond Idehen, nigeriano di 38 anni; l’uomo si era sottoposto volontariamente alle cure, ma alla richiesta di poter andare a casa i medici hanno deciso per il TSO e chiamato la polizia in seguito alle sue insistenze; le indagini sulla sua morte sono ancora in corso, la versione ufficiale parla di una crisi cardiaca avvenuta mentre infermieri e poliziotti
    tentavano di portare l’uomo sul letto di contenzione. .

    12 giugno
    2007: muore a Empoli Roberto Melino, 24 anni, per arresto
    cardiocircolatorio; il giovane era entrato il 4 giugno in reparto in
    Trattamento Sanitario Volontario (TSV), tramutato dai medici in TSO alla richiesta di andare a casa; resta da chiarire se la morte sia avvenuta per cause naturali o in seguito alla somministrazione di qualche farmaco.

    4 agosto 2009: muore Francesco Mastrogiovanni, anni 58, maestro di scuola elementare ricoverato 4 giorni prima in TSO a Vallo della Lucania.
    Durante tutto il suo ricovero fu alimentato solo con soluzioni
    fisiologiche, legato al letto per 80 ore in una posizione in cui è
    compromessa la normale funzione respiratoria, sedato con farmaci
    antipsicotici, senza essere monitorato dal personale. Ai polsi e alle
    caviglie recava escoriazioni larghe 4 centimetri.

    Queste morti sono soltanto alcune di una lunga lista avvenute all´interno di reparti psichiatrici.
    Decessi in certi casi accaduti in circostanze sospette, le cui cause
    rimangono oscure, gravissimi episodi che però non suscitano alcun
    interesse nell’opinione pubblica e nei mass-media. Non può che rimanere il dubbio su queste vicende, vere e proprie morti di Stato sulle quali è necessario fare chiarezza.

    I reparti psichiatrici come le carceri, gli Ospedali Psichiatrici
    Giudiziari, i Centri di Identificazione e di Espulsione sono istituzioni totali in cui i diritti umani sono costantemente violati, zone d´ ombra impenetrabili e lontane dagli sguardi della collettività in cui è possibile commettere ogni sorta di abuso avvalendosi di sicura impunità.

    La psichiatria, pseudoscienza priva di comprovate basi scientifiche e ben inserita nelle dinamiche economiche del profitto, agisce somministrando farmaci ed evitando di informare il paziente riguardo la natura, la posologia e le possibili contro-azioni dei composti chimici somministrati, effetti collaterali che vengono ignorati o tralasciati dai medici stessi; questi contro-effetti vanno dai disturbi dell´ attenzione e della memoria alla confusione mentale, da problemi nel funzionamento di organi a disturbi neurologici, fino al blocco cardio-circolatorio e cardio-respiratorio causando quindi la morte.

    Costante è il ricatto della psichiatria e spesso impossibile per la
    persona il sottrarsi al suo pressante controllo.

    Assistiamo giornalmente a TSO totalmente arbitrari, spesso effettuati con l’uso della violenza, ricoveri volontari che diventano obbligatori nel momento in cui il paziente chiede di poter tornare a casa.

    Sono ancora in uso l´elettroshock e la contenzione fisica, che possono giungere ad esiti tragici come nel caso di Giuseppe Casu e Francesco Mastrogiovanni.

    La violenza psichiatrica non è limitata all´arco temporale del ricovero ospedaliero ma vede una sua continuazione anche all´esterno del reparto, nella vita quotidiana del paziente che sarà stigmatizzato per sempre come “malato mentale”, “pazzo”, persona da normalizzare o da emarginare.

    L’invito è a rompere il silenzio, a denunciare gli abusi psichiatrici
    perpetrati ai danni di individui troppo spesso impotenti perché
    intrappolati nella solitudine psichiatrica, a distruggere quei miti di cui la psichiatria si è circondata e a spezzare il muro di silenzio che da sempre la circonda e la difende da attacchi esterni.

    collettivo antipsichiatrico a.artaud-pisa



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