sabato 2 gennaio 2010 -
Lettera di fine anno al Pd (e non solo)
Una lettera di fine anno al PD (e non solo a lui) da parte di una dei tanti ingenui che forse vorrebbero crederci ancora.
Cari compagni e amici del PD,
ovunque voi siate e qualunque sia il vostro ruolo nel partito. Io sono fra coloro che si sono avvicinati a questo benedetto (o disgraziato, a seconda dei punti di vista) partito durante la travagliata stagione congressuale, sulla scia della "mozione Marino", nel convincimento che solo partecipando alle dinamiche interne della principale forza di opposizione fosse possibile dare un contributo fattivo alla soluzione della difficile situazione nella quale ci troviamo.
Chiuso il congresso, mi sono ritrovata comunque "dentro" e con qualche responsabilità
, alla quale, per il momento, stante anche una complicata situazione personale, non ho pienamente corrisposto. Ho comunque riflettuto molto in queste ultime settimane e devo ammettere che le conclusioni non sono poi così confortanti.
Fra tentazioni di inciucio, spaccature varie, liti interne, manovre e manovrine il panorama è abbastanza deprimente e depresso. Alla fine la tentazione è quella di dare ragione a chi, a suo tempo, mi ammoniva: "Lascia perdere, non è posto per te, questo partito non cambia". Bene, in effetti, non sono bastate le scapaccionate elettorali a dare la scossa, figurarsi se il relativo successo della mozione di Ignazio Marino, sia pure con il suo corredo di gente nuova e tutto sommato ben disposta, poteva essere sufficiente a provocare un sussulto di consapevolezza nella cosiddetta élite democratica.
Ma lasciamo perdere. Resta da capire che cosa fare. In quest’anno il mio impegno politico ha giocato su due piani diversi che, a rigor di logica, dovrebbero tuttavia essere complementari: da una parte Libertà e Giustizia
, dall’altra il PD. Ho guardato con misurato scetticismo (e con qualche ragione, almeno a leggere qu
i) al cosiddetto "popolo viola", pur comprendendone le ragioni e condividendone buona parte degli obiettivi. Vedo da un lato le organizzazioni o i movimenti che fanno capo alla cosiddetta società civile agitarsi, proporre e realizzare inziative, promuovere dibattiti, darsi da fare sul fronte della sensibilizzazione e dell’impegno; dall’altro il partito che pure dovrebbe essere sensibile alle richieste che provengono dal suo naturale bacino di elettori tentennare, fraintendere, litigare, ondeggiare, difendere posizioni di piccolo o grande potere la cui legittimità peraltro è ormai barcollante, abbandonarsi ai personalismi, tacere quando dovrebbe farsi sentire, parlare quando dovrebbe tacere. Insomma, manca il punto di contatto, manca la sinergia, manca la visione di insieme, manca il progetto davvero alternativo: qualcosa che esca dalla dimensione della protesta e si faccia, come si dice, proposta politica percorribile, chiara, esplicita nelle strategie e negli obiettivi. Per sentirmi meno sola, leggo le inteviste all’Unità di Marino
e Scalfarotto
, le condivido, ma poi mi chiedo: "Embé? Che tipo di rilevanza hanno queste dichiarazioni? Quale incidenza sulla concretezza dell’azione politica?"
E dunque, come se ne esce? Se vivessimo in un paese normale, e non in questa situazione di perenne emergenza, l’opposizione farebbe l’opposizione e sarebbe il risultato elettorale a sancire o meno la bontà del suo programma e della sue scelte. Ci si conterebbe al momento giusto e la tentazione della fuga nell’astensionismo indignato e comunque impotente (insieme a pericolose e tutto sommato poco convincenti derive populiste e demagogiche) sarebbe forse scongiurata. Visto che il nostro non pare un "paese normale", io non riesco proprio a trovare risposta, nonostante tutta la buona volontà e il mio desiderio di essere utile, nel mio piccolo e secondo le mie capacità. Una mia cara amica, nel corso di uno scambio di mail sull’argomento, mi ha scritto, a proposito del mio giostrare su tavoli diversi: "Devi fare chiarezza anche tu su come vuoi portare avanti il tuo impegno". Il punto è che io le idee chiare le ho: vorrei semplicemente dare il mio contributo, per piccolo che sia, al miglioramento della situazione generale, possibilmente senza essere strumentalizzata o, di contro, sentirmi una specie di Don Chisciotte costretta alla mera testimonianza del proprio disagio. Suggerimenti?
ovunque voi siate e qualunque sia il vostro ruolo nel partito. Io sono fra coloro che si sono avvicinati a questo benedetto (o disgraziato, a seconda dei punti di vista) partito durante la travagliata stagione congressuale, sulla scia della "mozione Marino", nel convincimento che solo partecipando alle dinamiche interne della principale forza di opposizione fosse possibile dare un contributo fattivo alla soluzione della difficile situazione nella quale ci troviamo.
Chiuso il congresso, mi sono ritrovata comunque "dentro" e con qualche responsabilità
, alla quale, per il momento, stante anche una complicata situazione personale, non ho pienamente corrisposto. Ho comunque riflettuto molto in queste ultime settimane e devo ammettere che le conclusioni non sono poi così confortanti. Fra tentazioni di inciucio, spaccature varie, liti interne, manovre e manovrine il panorama è abbastanza deprimente e depresso. Alla fine la tentazione è quella di dare ragione a chi, a suo tempo, mi ammoniva: "Lascia perdere, non è posto per te, questo partito non cambia". Bene, in effetti, non sono bastate le scapaccionate elettorali a dare la scossa, figurarsi se il relativo successo della mozione di Ignazio Marino, sia pure con il suo corredo di gente nuova e tutto sommato ben disposta, poteva essere sufficiente a provocare un sussulto di consapevolezza nella cosiddetta élite democratica.
Ma lasciamo perdere. Resta da capire che cosa fare. In quest’anno il mio impegno politico ha giocato su due piani diversi che, a rigor di logica, dovrebbero tuttavia essere complementari: da una parte Libertà e Giustizia
, dall’altra il PD. Ho guardato con misurato scetticismo (e con qualche ragione, almeno a leggere qu
i) al cosiddetto "popolo viola", pur comprendendone le ragioni e condividendone buona parte degli obiettivi. Vedo da un lato le organizzazioni o i movimenti che fanno capo alla cosiddetta società civile agitarsi, proporre e realizzare inziative, promuovere dibattiti, darsi da fare sul fronte della sensibilizzazione e dell’impegno; dall’altro il partito che pure dovrebbe essere sensibile alle richieste che provengono dal suo naturale bacino di elettori tentennare, fraintendere, litigare, ondeggiare, difendere posizioni di piccolo o grande potere la cui legittimità peraltro è ormai barcollante, abbandonarsi ai personalismi, tacere quando dovrebbe farsi sentire, parlare quando dovrebbe tacere. Insomma, manca il punto di contatto, manca la sinergia, manca la visione di insieme, manca il progetto davvero alternativo: qualcosa che esca dalla dimensione della protesta e si faccia, come si dice, proposta politica percorribile, chiara, esplicita nelle strategie e negli obiettivi. Per sentirmi meno sola, leggo le inteviste all’Unità di Marino
e Scalfarotto
, le condivido, ma poi mi chiedo: "Embé? Che tipo di rilevanza hanno queste dichiarazioni? Quale incidenza sulla concretezza dell’azione politica?"E dunque, come se ne esce? Se vivessimo in un paese normale, e non in questa situazione di perenne emergenza, l’opposizione farebbe l’opposizione e sarebbe il risultato elettorale a sancire o meno la bontà del suo programma e della sue scelte. Ci si conterebbe al momento giusto e la tentazione della fuga nell’astensionismo indignato e comunque impotente (insieme a pericolose e tutto sommato poco convincenti derive populiste e demagogiche) sarebbe forse scongiurata. Visto che il nostro non pare un "paese normale", io non riesco proprio a trovare risposta, nonostante tutta la buona volontà e il mio desiderio di essere utile, nel mio piccolo e secondo le mie capacità. Una mia cara amica, nel corso di uno scambio di mail sull’argomento, mi ha scritto, a proposito del mio giostrare su tavoli diversi: "Devi fare chiarezza anche tu su come vuoi portare avanti il tuo impegno". Il punto è che io le idee chiare le ho: vorrei semplicemente dare il mio contributo, per piccolo che sia, al miglioramento della situazione generale, possibilmente senza essere strumentalizzata o, di contro, sentirmi una specie di Don Chisciotte costretta alla mera testimonianza del proprio disagio. Suggerimenti?

