giovedì 14 gennaio 2010 - Alessandro Tauro

Le due aliquote fiscali di Mr. B: un’anomalia tutta italiana

E’ datata 13 gennaio 2010, ore 16:40 l’ultima dichiarazione a mezzo stampa del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sul nuovamente attuale e delicatissimo tema fiscale. Con essa il premier va a modificare ancora una volta la posizione dell’intera compagine ministeriale sul tema del sistema tributario nazionale.

"Ho sentito e ho letto di riduzioni delle aliquote a due, non è così", è stata la sua nettissima posizione. Eppure, appena 4 giorni prima, Repubblica pubblicava un’intervista esclusiva mai smentita in cui il Cavaliere dichiarava senza mezzi termini di voler procedere prestissimo ad una riforma fiscale che, tra le altre cose, riducesse a due soltanto (23% e 33%) le aliquote previste per le imposte sul reddito personale.
Un progetto che affonda le radici al 1994, durante il primo esecutivo presieduto da Silvio Berlusconi.

Questa visione fiscale, estremamente simile a quella che ispirò a suo tempo i sistemi tributari ottocenteschi, esclude categoricamente ogni forma di progressività fiscale e di redistribuzione della ricchezza, al limite anche della costituzionalità (in virtù di quell’articolo 53 della Costituzione che recita "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività"). Nonostante il terreno impervio e scosceso su cui andava ad inserirsi, si è fatta spazio prepotentemente nel dibattito politico nazionale, trovando il plauso entusiasta dei primi tre sponsor: i ministri Tremonti, Maroni e Brunetta. E l’inaspettata apertura dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Oggi la smentita che sciogle drasticamente l’apparente solidità di una proposta di politica economica anelata sin dai primi mesi del 1994.

Le parole-chiave che hanno tracciato per giorni la bontà di questa riforma erano "semplificazione", "modernità fiscale", "equità" ed "efficienza". Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti nemmeno due giorni fa tirava in ballo in qualità di "causa" l’Unione Europea.

Ma se di equità è difficile parlare in relazione ad una proposta che istituisce de facto una flat tax del 23% per tutti i cittadini italiani (attualmente solo lo 0.9% dei contribuenti risulta al di sopra di quella soglia da 100 mila euro per cui scatterebbe la seconda aliquota del 33%), altrettando ardito può risultare l’idea di chiamare in causa i paesi partner dell’UE.


SPAGNA

Per l’imposta sui redditi delle persone fisiche la Spagna stabilisce 4 aliquote (una in meno di quelle italiane) ed un prelievo marginale massimo pari al 43%, identico a quanto stabilito dal nostro sistema fiscale.


FRANCIA

Un sistema molto simile a quello attualmente in vigore per i nostri cugini d’oltralpe; il fisco francese istituisce per i redditi personali un sistema di prelievo fiscale fondato su 4 aliquote, che variano dal 5.50% (che scatta per il reddito di 5.600 euro annui) al 40%.


REGNO UNITO

Si avvicina, ma con alcune sostanziose differenze, al sistema proposto dal premier italiano, quello in vigore nel Regno Unito, costruito attorno a 3 sole aliquote (10%, 22%, 40%), ma concentrate in un range di reddito che va dalla soglia minima di zero euro annui (10%) a quella massima di 33.301 euro lordi all’anno, con la quale scatta l’ultima soglia del 40%.


NORVEGIA

Più complesso il sistema fiscale norvegese, fondato su un’aliquota di base pari al 28% e ad un sistema di divisione dei contribuenti in classi costruito attorno ad una profonda differenziazioni in termini di sovrattasse e di deduzioni fiscali.
E’ possibile però tradurre il meccanismo del prelievo in termini "italiani" con un sistema a 4 aliquote, che innalza fino al 47,8% per i lavoratori dipendenti e al 51% per i lavoratori autonomi il prelievo fiscale sul reddito da lavoro.


SVEZIA

Il sistema fiscale svedese è strutturato attorno ad un complicato mix di aliquote nazionali e aliquote locali. Il prelievo nazionale è costruito attorno a due sole aliquote (20% e 25%), ma compensato da un sistema di deduzioni che cambia a seconda del reddito complessivo considerato.
A tali percentuali vanno sommate quelle corrispondenti al prelievo locale, che va dal 29.22% della municipalità di Solna al 34.17% di Ragunda, per un prelievo complessivo che raggiunge il 60%.


FINLANDIA

La Finlandia adotta un criterio fiscale del tutto analogo a quello svedese, con la presenza di 4 aliquote nazionali (la più alta del 30%) e diverse aliquote municipali, che arrivano ad un massimo del 21%. Il prelievo minimo per un multimilionario non può scendere in alcun modo al di sotto del 47%.


DANIMARCA

Analogamente a quanto previsto dagli altri sistemi scandinavi, la Danimarca utilizza un sistema fiscale a 3 aliquote nazionali (la più alta pari al 15%) a cui vanno sommate le aliquote locali di riferimento, che raggiungono un livello medio del 25%.
Ben diverso il sistema di prelievo sui guadagni non-lavorativi (ad es. finanziari) per cui il prelievo svaria dall’aliquota minima del 28% alla massima del 45%.


GRECIA

Quattro le aliquote presenti nel paese ellenico del primo ministro Papandreou: dal 15% per i redditi minimi al 40% per i redditi over 75.000 €.


PAESI BASSI

Sulla falsariga di quello italiano, il sistema olandese è costruito attorno a 4 aliquote nazionali, che spaziano però da una quota minima del 2,35% a quella massima che arriva al 52% dei redditi ottenuti.


BELGIO

I vicini belgi non si discostano troppo dal sistema dei vicini olandesi, strutturando il prelievo fiscale attorno a 5 aliquote, in cui la massima tocca la percentuale del 50%.


PORTOGALLO

Non sembrano accusare problemi di complessità il governo socialista portoghese, che mantiene invariato l’ultimo sistema datato 2001: ben 7 aliquote, con un prelievo massimo per i redditi sopra i 64 mila euro pari al 42%.


AUSTRIA

Simile ad altri sistemi europei quello in vigore nella repubblica austriaca, con un prelievo strutturato attorno a 3 aliquote nazionali (36,5%, 43% e 50%), molto più alte e "feroci" di quelle in vigore nella penisola italiana.


GERMANIA

L’unica eccezione europea è rappresentata dal sistema fiscale tedesco, che insiste su un prelievo a due aliquote, in cui la redistribuzione della ricchezza è però ben più consistente di quella prevista dal progetto berlusconiano, essendo costruita su un’aliquota minima del 15% ed una massima del 42%.


2 réactions


  • (---.---.---.206) 15 gennaio 2010 16:25

    Il 2010 sarà tempo di riforme, il proponimento è vago, perché si può cambiare solo per cambiare, il più delle volte per dare fumo sugli occhi o, molto più spesso di quel si pensi, per mettere in piedi un bel business alla faccia dei soliti allocchi cittadini.
    Si può poi cambiare a favore o contro qualcuno o qualcosa e si può cambiare anche la Costituzione dicono in molti.
    Noi ci permettiamo di proporre un cambiamento, non formale ma solamente interpretativo, della carta Costituzionale italiana, per cercare di tornare allo spirito originario indicato dall’art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E’ già forse dopo più di 60 anni è tempo di tornare a parlare seriamente di lavoro.
    E la prima questione è il trattamento fiscale del reddito da lavoro, che attualmente è contenuto in un sistema fiscale progressivo.
    Un sistema che, per il reddito da lavoro, potrebbe configgere col disposto dell’art. 36 della stessa costituzione, là dove stabilisce che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.
    Se, infatti, si parla di retribuzione lorda prima delle tasse, il sistema attuale sembra contenere sufficienti elementi di “giustizia”: per esempio la retribuzione straordinaria o notturna o festiva sembra rispondere all’esigenza di tenere in considerazione la qualità del lavoro intesa, in questo caso, come sacrificio aggiuntivo.
    Ma quando andiamo a vedere l’ammontare dei soldi che arrivano effettivamente in tasca al lavoratore scatta subito il principio del prelievo progressivo.
    Un principio progressivo mentre la costituzione parla, per il lavoro, di un principio proporzionale alla quantità ed alla qualità.
    Due principi che sono tra loro in antitesi: con quello progressivo che va ad incidere sul quello proporzionale riducendone l’effetto fino ad annullarlo.
    Un effetto che fa male alle tasche dei lavoratori, ma anche a quello del sistema generale perché più aumenta la progressività dell’imposizione o il lavoratore ha meno interesse ad impegnarsi o lo stesso richiede retribuzioni lorde sempre più elevate atte a compensare l’aumento di imposizione fiscale effettiva.
    La progressività dell’imposizione, invece, dovrebbe continuare ad avere come destinazione i redditi dei patrimoni, col fine anche di contrastarne l’accumulo oltre ogni ragionevole limite, o le attività meramente speculative.


  • pv21 (---.---.---.250) 17 gennaio 2010 19:33

    Dopo 8 giorni dall’annuncio del Premier arriva Tremonti (leguleio) a dirci che entro il 2013 sarà possibile soltanto una riforma fiscale a costo zero (nè più, nè meno tasse). Subito dopo veniamo a sapere dal "sagace" Brunetta (economista) che con il PIL in crescita già dal 2011 sarà possibile tagliare le tasse. Dimentica di informarci che, dando per buoni i suoi tassi di crescita, ci vorranno 5 anni per rivedere un PIL risalire ai valori inizio 2008. Di sicuro il debito pubblico ha superato quota 1800 miliardi con un aggravio di ulteriori 8 miliardi per interessi. Nel paese del BARBIERE e il Lupo i problemi dei più si risolvono con l’arte di arrangiarsi. Meglio non ascoltare gli "annunci" sulle Tasse e contare sulla T come Tenacia ... (segue => http://forum.wineuropa.it


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