martedì 12 marzo - Françoise Beck

Volete ricominciare?

Mi ricordo della mia mamma, professoressa di matematica, che aveva detto davanti a me, allora ragazza, 45 anni fa, che per gli alunni Hitler era un gran sconosciuto. Ero rimasta spaventata.

Mi informo della realtà odierna. Nel 2009, secondo The Daily Telegraph, un ragazzo inglese su sei pensa che Auschwitz è un parco di attrazione. Uno su venti "pensa" che Hitler è un allenatore di calcio. Per uno su dieci, "SS" significa "Secret Seven", personnagi di un romanzo. Ma 70% di loro dicono di volere capire megio.

Secondo un sondaggio del 2018 fatto dalla Jewisk Claims Conferenze, un adulto americano su due e due ragazzi americani su tre ignorano cos'è successo ad Auschwitz.

E non parliamo dei "selfies" proposti con gran successo in un museo di cere di Yogyakarta (concetto di Grévin a Parigi) con il personaggio di Hitler (!) perché, secondo l'opinione del marketing direttore la gente ci va per divertirsi.

In Francia, 8% della popolazione sembra non avere mai sentito parlare della Shoah. 7000 Europei in Gran-Britannia, Svezia, Polonia, Ungheria, Austria, Francia sono stati interrogati: 1/3 tra 18 e 34 anni, affermano non sapere un gran ché della Shoah.

Ed i stereotipi sono schiaccianti lo stesso. 1 Europeo su 7 crede che gli Ebrei rappresentano 20% della popolazione mondiale (meno di 1% in realtà). 42% in Ungheria pensano che il posto dato agli Ebrei negli affari è troppo importante; eppure, in questo Paese, nel 1944, 565000 Ebrei su 800000 sono stati assassinati.

L'estrema-sinistra e l'estrema-destra in Francia hanno sostenuto di non avere responsabilità nei crimini dei collaborazionisti. Insomma siamo di fronte ad un'ignoranza abissale. Fa paura l'affermazione di Edmond Burke, che dice che coloro che non conoscono la storia sono condannati a ripeterla. Eppure quando si vede il successo degli estremismi, il rigetto dell'"altro", delle diverse culture, ... c'è da crederlo. 

E torno alla mia eterna cantilena, soprattutto un appello di coscienza: è urgente ridare all'educazione la sua vera importanza, il suo giusto posto.

Françoise Beck

Fonte

(Foto: The people speak/Flickr)

 



1 réactions


  • Persio Flacco (---.---.---.189) 13 marzo 18:31

    Il fatto è che si conoscono i crimini del Nazismo ma non si conosce il Nazismo. E’ un po’ come dice il proverbio: "Si dice il peccato ma non il peccatore", così che le vittime appaiono essere state colpite dal "Male", come può essere la follia o la selvaggia brutalità che si nasconde al fondo dell’animo umano. In tal caso, alla fine ci si rassegna: doverosamente si commemorano le vittime, ma non si sa perché o cosa le abbia colpite.

    E questo è ovvio se si pensa che per 70 anni il manifesto del Nazismo: il Mein Kampf, è stato interdetto alla lettura e che, ancora oggi, è un testo semiclandestino, o proibito, o la cui diffusione è fortemente osteggiata.

    Eppure è lì che si trova la ragione dei campi di sterminio.

    Già, la "ragione". Parola che riporta alla mente la frase del Goya: "Il sonno della ragione genera mostri", spesso usata a proposito di ciò che il Nazismo ha fatto, nonostante il suo senso originario fosse diverso, riferito ai mostri che la fantasia genera quando non è accompagnata della ragione.

    Il Nazismo, al contrario, fu una ideologia in massima parte "razionale", benché basata su valori che oggi, giustamente, sarebbero definiti "inumani".

    Ricordare le vittime è quindi doveroso, ma non gli si rende davvero giustizia se non si conosce il Nazismo. Cosa che alcuni ritengono inopportuna, forse perché i "valori" di quella ideologia ancora sono operanti.


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