venerdì 11 settembre - Marco Barone

Violata in Egitto ogni regola minima dello Stato di diritto

Sei organizzazioni umanitarie hanno sottoscritto un documento che evidenzia per l'ennesima volta lo stato di diritti umani in Egitto e la violazione di ogni stato di diritto. Si tratta dell'Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani, il Comitato per la giustizia, Nadeem Center, Fronte egiziano per i diritti umani, Iniziativa per la libertà Commissione egiziana per i diritti e le libertà. 

Viene richiesta la fine delle ritorsioni in atto da parte del governo egiziano contro l'opposizione, gli attivisti politici, i difensori dei diritti umani e i giornalisti. Si denuncia la pratica di un sistema di accuse beffarde che colpisce chi appena rilasciato dalla detenzione o ancora è in galera spesso in custodia cautelare prorogata per mesi e mesi. Si tratta di un sistema diabolico che consiste nella riproposizione delle accuse per le quali sono già stati arrestati gli imputati con l'obiettivo di tenerli dietro le sbarre perennemente.

Si cita l'esempio del caso 855 della Sicurezza di Stato, definito come ottimo esempio di un "caso riciclato ''. Diversi prigionieri politici attualmente detenuti in custodia cautelare - inclusi difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti - sono stati accusati in base a delle indagini effettuate da parte della National Security Agency di aver commesso crimini che in realtà non avrebbero potuto essere commessi in isolamento carcerario, specialmente nel contesto della pandemia Covid-19 negli ultimi sei mesi. Il 31 agosto 2020, l'avvocato per i diritti umani Mohamed El-Baqer, ricordano le organizzazioni umanitarie, in custodia cautelare dal settembre 2019, è comparso davanti all'accusa per essere indagato nel caso n. 855. Esraa Abdelfattah, un giornalista e attivista arrestato e torturato nell'ottobre 2019, è stato anche accusato per gli stessi motivi. La Procura per la sicurezza dello Stato li ha accusati entrambi di aver partecipato e pianificato insieme un crimine terroristico dall'interno della prigione, anche se erano detenuti in carceri diverse e non erano in contatto tra di loro.

Nello stesso caso 855 e sempre il 31 agosto 2020, l'avvocato Mahienour El-Masry, in custodia cautelare da settembre 2019, è stato indagato con l'accusa di essersi unito mentre era in galera ad un gruppo terroristico, che è la stessa accusa per la quale Mahienour attualmente sta scontando la sua pena. La giornalista Solafa Magdy è in custodia cautelare dal novembre 2019 ed anche lei è stata accusata di essersi unita a un gruppo terroristico, con lo scopo di pubblicare e trasmettere notizie false e abusare dei social media. Il 26 agosto 2020, l'avvocato Amr Imam, il giornalista Mohamed Salah e la blogger Radwa Mohamed, attualmente detenuti in custodia cautelare in attesa del procedimento n. 488 del 2019, sono stati presi di mira anche nel nuovo caso n. 855. Le nuove accuse che devono affrontare sono simili a quelle affrontate nel primo caso, con alcuni elementi aggiuntivi come aver comunicato con forze e gruppi di sinistra dall'interno delle carceri durante le visite. Ovviamente si tratta di calunnie costruite ad hoc. Ricordano le organizzazioni dei diritti umani che le autorità di sicurezza dello stato egiziano applicano regolarmente e incessantemente questa pratica del "riciclo dei casi" o quella del "rinnovamento dell'arresto arbitrario".

Misure che colpiscono la maggior parte degli attivisti politici e per i diritti umani, non appena viene emessa la decisione di rilasciarli, o prima del periodo legale della scadenza della custodia cautelare. Insomma un sistema ben strutturato di violazione di ogni regolare minima basilare dello stato di diritto. Ma come può esserci stato di diritto in un Paese retto da una dittatura militare dopo il colpo di stato del 2013? 

mb




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