lunedì 15 settembre 2025 - marina bontempelli

Venezia - al Teatro La Fenice, Tosca

A centoventicinque anni dalla prima assoluta di Tosca al Teatro Costanzi di Roma, il teatro lagunare propone un nuovo allestimento del celebre titolo pucciniano

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Al regista Jean Anton Rechi l’onore di concepire la messinscena della nuova produzione di Tosca per la quale decide di non rispettare le indicazioni del libretto di Illica e Giacosa. Notoriamente esse sono precisissime per quanto riguarda luoghi e tempi, ma il regista andaluso si avvale delle libertà concesse dal regietheater e apporta le modifiche che gli sono congeniali per trasportare il dramma in un non definito paese dominato e sottomesso a un dittatore, negli anni Cinquanta del Novecento.

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Ciò si evince dai costumi di Giuseppe Palella: l’abito “borghese” di Tosca (gonna a ruota al ginocchio), dai completi da gangsters elegantoni dei personaggi maschili e dalla berlina in scena (ma a proposito dei costumi, è indecifrabile quello del sagrestano). Il secondo atto viene ambientato nel giardino della lussuosa dimora di Scarpia invece che nelle sale di Palazzo Farnese perché il regista ritiene che «Tosca è una storia universale sulla libertà e dunque ho voluto inserirla in spazi aperti». Conseguenza di questa scelta è che la tavola imbandita per il reazionario inquisitore, dalla quale Tosca sottrarrà il coltello per trafiggerlo, si riduce a un cesto da picnic che la protagonista riporrà a bordo della berlina dopo l’omicidio. Queste le idee fondamentali dalle quali è partita la regia, ma le scene cupe di Gabriel Insignares e le luci parsimoniose di Fabio Benetello risultano poco coerenti con le intenzioni “all’aperto” di Rechi.

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Peccato, perché fortunatamente sul versante musicale le cose procedono assai diversamente. A Daniele Rustioni sono affidate direzione e concertazione, ruolo che assolve con grande competenza e sensibilità dimostrando un’approfondita conoscenza dell’opera e ottenendo dall’ Orchestra del Teatro La Fenice un suono morbido, un sinfonismo e un’omogeneità che mettono in risalto tutte le indicazioni della partitura. Nel ruolo eponimo Chiara Isotton, che propone il personaggio nelle sue mille sfaccettature: dolce, capricciosa, sensuale o feroce con uno stile interpretativo non comune.

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Vocalmente generosa e dotata di un elegante legato, risulta padrona dei suoi mezzi vocali e i suoi acuti bucano un’orchestra che non si risparmia sui volumi. Lunghi minuti di applausi al termine di un “Vissi d’arte” nobile ed interiore. Il Cavaradossi di Riccardo Massi risulta un personaggio ben approfondito, il tenore svetta negli acuti e altrettanto bene risolve il “canto di conversazione” pucciniano.

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Devid Cecconi ha sostituito egregiamente Roberto Frontali, indisposto, nel ruolo di Scarpia (31/8). Adeguati al resto del cast Matteo Peirone, il Sagrestano e Mattia Denti, Angelotti. Puntuali gli interventi degli altri componenti del Cast: Cristiano Olivieri, Spoletta; Matteo Ferrara, Sciarrone; Emanuele Pedrini, un carceriere. Il maestro Alfonso Caiani ha istruito il Coro del Teatro che ha dato la consueta prova di grande professionalità. Impeccabile il coro dei Piccoli Cantori Veneziani preparati e guidati da Diana D’Alessio e una menzione particolare per il giovane solista che ha dato la sua voce per lo stornello del Pastore. Applausi per tutti, ovazioni per Chiara Isotton e Riccardo Massi. Marina Bontempelli




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