lunedì 18 luglio - marina bontempelli

Venezia – Peter Grimes al Teatro la Fenice

Trionfo assoluto per l’opera di maggior successo di Benjamin Britten che sbarca per la prima volta in laguna

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Metti un capolavoro di musica del Novecento e una compagnia di primordine in uno dei teatri più belli del mondo ed il successo è garantito.

Curioso è piuttosto il fatto che malgrado lo stretto legame che unì Benjamin Britten a Venezia e al suo teatro, abbiamo atteso settantasette anni per vedere in scena il primo grande successo teatrale del compositore inglese, e vale a dire Peter Grimes

Opera in un prologo e tre atti, Peter Grimes trova la sua fonte nel poema di George Crabbe The Borough ambientato sulla costa del Suffolk, luogo dove Britten era nato e cresciuto, e da questo il poeta inglese  Charles Montagu Slater trasse il libretto. Il debutto avvenne al Sadler’s Wells Theatre il 7 giugno 1945 in una Londra da solo un mese vittoriosa in Europa ma ancora impegnata sul fronte del Pacifico, e il successo fu tale da portare l’opera in America nel 1946 e in Italia nel 1947 sotto la direzione di grandi nomi quali Leonard Bernstein e Tullio Serafin.

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Il soggetto tratta della quotidianità di un villaggio di pescatori e delle miserie dei loro comportamenti derivati dai pregiudizi e dal perbenismo rassicurante e meschino che li abita. Qui Peter Grimes, uomo violento e infelice, viene accusato di essere stato la causa della morte del ragazzino che aveva preso in barca quale mozzo. Un sommario giudizio del popolo, senza prove evidenti non lo condannerà ma nemmeno lo assolverà.

Quale reietto incontrerà la comprensione solo di Ellen che tuttavia non basterà al suo recupero e quando un altro ragazzino ingaggiato quale mozzo perderà la vita, Grimes disperato sceglierà di inabissarsi con il suo battello da pesca.

Difficile dare un’interpretazione e un giudizio univoco riguardo il protagonista e qui sta proprio la grandezza del librettista e del compositore: saper tratteggiare una personalità talmente complessa da renderla così umana e dunque imperscrutabile.

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Riesce bene a farci inoltrare in questo sentiero di sofferenza e solitudine Paul Curran cui è affidata la regia. Curran ambienta la storia ai tempi del debutto dell’opera e decide di trattare il coro quale un soggetto, un personaggio vero e proprio, costituito da vari individui, il piccolo popolo junghiano che è dentro ciascuno di noi.

La scena ideata da Gary McCann è decisamente versatile e di grande impatto. I pannelli mobili, di tinta livida sono ideali per evocare esterni con l’imbarcazione a vela, quando le sapienti proiezioni gettano le immagini delle onde del mare incrociato dalla tempesta, così come per costruire la cupa taverna o la stamberga del pescatore.

McCann firma anche i costumi, perfettamente in armonia con il contesto. Il disegno luci di Fabio Barettin scolpisce la scena con effetti lugubri soprattutto quando proietta le grandi ombre dei personaggi sui pannelli. Efficacissime, ma discrete e ottimamente dosate le proiezioni.

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Ciascun personaggio è attentamente caratterizzato musicalmente da Britten da emergere con la propria soggettività e ciascuna singolarità viene espressa ed amplificata dall’attenta e sensibile regia di Curran che sapientemente dà vita anche all’ambiguo, maledetto, personaggio di Grimes.

Il cast vocale è di ben omogenea qualità. Andrew Staples dà voce e corpo, ma direi anche anima, al protagonista sfoderando una qualità di canto vigoroso ma anche profondamente intimo, Emma Bell usa la voce generosa per donare tutte le nuances interpretative al suo personaggio dimostrando una lettura assai interiore di Ellen Orford. Mark S. Doss col suo timbro vocale delinea bene la personalità di Captain Balstrode. Sara Fulgoni è Aunty, la proprietaria della taverna del villaggio e con le sue nipotine, la maggior attrazione del locale, Patricia Westley e Jessica Cale insieme costituiscono un terzetto molto ben assortito per vocalità e brillante presenza scenica e unitamente a Emma Bell raggiungono vertici sorprendenti nel celebre quartetto dell’opera. Veramente di mirabile livello anche tutto il resto del cast: Swallow, Sion Goronwy; Mrs Sedley, Rosalind Plowright sostituita da Kamelia Kader alla recita del 2 luglio; il Reverendo Adams Eamonn Mulhall; Bob Boles, Cameron Becker; Ned Keen, Alex Otterburn; Hobson, Laurence Meikle.

Puntuali sono stati gli interventi degli altri artisti impegnati.

Il M° Alfonso Caiani ha preparato l’ottimo coro del Teatro che offre una prova incisiva anche dal punto di vista scenico interpretando la comunità del villaggio.

La musica di Britten è un grande affresco dai mille stili e colori, la poliritmia, il jazz, echi folkloristici britannici, vaghi influssi wagneriani, solo per citare alcuni dei motivi riconoscibili all’ascolto, ma su tutto spicca la sensibile umanità della scrittura, l’intensa ed interiorizzata espressività ed è su questo che lavora Juraj Valčuha che rende protagonista l’eccellente orchestra del Teatro La Fenice.

Applausi sinceri e calorosi con ovazioni tributate a cantanti e direttore, poiché siamo rimasti tutti toccati da quest’opera.

Marina Bontempelli




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