martedì 21 luglio - Marco Barone

Vannacci? Ignorarlo per preservare la democrazia

Guardiamo a quello che sta succedendo oggi con Vannacci, con la destra, con questa sensazione di angoscia imperante, la tentazione immediata è quella di dire: “Ecco, ci risiamo, torna il Ventennio!”

Ma andiamo con ordine, cerchiamo di capire.

La memoria e la trappola dell'estetica

In realtà, sapete qual è il punto? Tra noi e il fascismo storico ci sono poco più di ottant’anni. Pochissimi per la storia! Eppure, nell’immaginario collettivo il fascismo è diventato una cosa vecchia, roba da documentari di Rai Storia, da film in bianco e nero.

E cosa succede oggi? Succede che ci scateniamo — i giornali, la televisione, l’opinione pubblica — soprattutto per l’estetismo del fascismo:

  • I saluti romani a braccio teso;

  • Le chiamate del "Presente!";

  • Gli slogan come "Me ne frego!".

Ci scandalizziamo per la superficie, per il folklore del Ventennio. E intanto? Intanto le idee vere del fascismo vengono tranquillamente assorbite e digerite da forze politiche del tutto istituzionalizzate!

Allora, in un'Italia che nella sua storia repubblicana ha rischiato davvero di avere i generali al governo con i colpi di Stato — pensiamo al Borghese, pensiamo a quello che è stato il dopoguerra — il successo di un ex generale come Vannacci non deve stupirci affatto. Viviamo in un mondo sfasciato, scompaginato, che nutre un odio viscerale per il socialismo e il comunismo persino dove non esistono più! Ma siccome il potere ha sempre, disperatamente bisogno di un nemico per giustificare se stesso, beh... se il nemico non c’è, bisogna inventarselo.

L'identità della destra e il dramma della sinistra

E qui c’è un cortocircuito storico affascinante e terribile.

La destra neofascista o post-fascista non ha mai avuto paura di rivendicare la propria essenza, la propria identità profonda. La sinistra, invece? La sinistra si è rincretinita a tal punto da dover negare se stessa, da doversi vergognare delle proprie radici pur di sembrare "presentabile" e "abbordabile" sul piano elettorale. Si è svuotata!

E qual è il risultato? La percezione diffusa è che, dopo l'esplosione del Movimento 5 Stelle e dopo l'avvento del governo più a destra della storia repubblicana, il passo successivo possa essere davvero il ritorno a un sistema autoritario da Ventennio. E la cosa sconcertante è che ormai non si fa nemmeno più finta di nasconderlo! Vannacci, in questo senso, rischia di essere la perfetta consacrazione politica di questo processo.

È la storia che si ripete: quando la povertà aumenta, quando il costo della vita va alle stelle e le disuguaglianze diventano abissali, la gente cerca disperatamente delle risposte. E se fallisce anche la destra di governo, non dobbiamo stupirci se la democrazia finisce per fare da scivolo alla sua stessa antitesi. È già successo, lo abbiamo già visto!

Il grande dilemma: ignorare o parlarne?

E quindi, come dicevamo prima, si torna al solito immenso problema: che fare? Ignorare Vannacci o continuare a parlarne?

È evidente che continuare a criticarlo a reti unificate gli dà una forza gigantesca. I media dovrebbero smetterla di cadere in questo tranello, perché così facendo diventano i primi complici del suo successo politico.

Non si tratta di nascondere la polvere sotto il tappeto, no! Si tratta di capire un paradosso profondo: a volte bisogna essere "meno democratici" per poter preservare la democrazia stessa.

Sembra una contraddizione assurda, ma è proprio così. In questo preciso momento storico, la libertà di parola e le regole del gioco democratico sono diventate lo strumento perfetto nelle mani di chi vuole sdoganare ciò che credevamo sconfitto per sempre dalla storia. Ma la storia, ahimè, non sconfisse mai nulla per sempre se smettiamo di capirla.

Foto: UE/Wikipedia




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