venerdì 12 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Vaccini, stati ricchi e aziende farmaceutiche acuiscono le disuguaglianze

In occasione del lancio di una nuova campagna per l’accesso universale ai vaccini, Amnesty International ha denunciato che il comportamento di aziende farmaceutiche e paesi ricchi rende improbabile che miliardi di persone a rischio di contrarre il Covid-19 possano ricevere anche una sola dose di vaccino salvavita entro quest’anno.

La campagna chiede che le aziende farmaceutiche condividano conoscenze e tecnologie in loro possesso per aumentare il più possibile il numero di dosi di vaccino disponibili a livello mondiale. Inoltre, chiede agli stati di abbandonare il “nazionalismo vaccinale” e di lavorare insieme per assicurare l’accesso immediato ai vaccini salvavita contro il Covid-19 a tutte le persone del mondo maggiormente a rischio.

Finora, gli interessi degli stati e delle aziende più potenti hanno creato una pericolosa situazione in cui le disuguaglianze globali nell’accesso ai vaccini stanno aumentando a dismisura senza alcun controllo. In questa gara, alcuni paesi ricchi hanno già distanziato gli altri, mentre il resto del mondo fatica a lasciare i blocchi di partenza.

Quando si tratta del diritto alla salute, non dovrebbe esserci spazio per le discriminazioni. E invece, i paesi ricchi hanno acquistato più della metà della fornitura mondiale di vaccini, sebbene la loro popolazione costituisca solo il 16 per cento di quella mondiale. Gli stessi paesi hanno finora somministrato oltre il 60 per cento delle dosi, a livello globale, mentre oltre 100 paesi ancora non hanno vaccinato neanche una sola persona.

La realtà è che sono stati spesi miliardi, provenienti dal denaro dei contribuenti, per aiutare aziende come AstraZeneca, Moderna e Pfizer BioNTech nello sviluppo e la produzione dei vaccini ma queste aziende, e altre, rifiutano di condividere le loro ricerche, conoscenze e tecnologie. Ciò significa che altre aziende farmaceutiche non possono attingere a questi progressi scientifici per incrementare la propria produzione vaccinale, che a sua volta aumenterebbe la fornitura rendendola accessibile a paesi con risorse finanziarie inferiori.

Ad esempio, a maggio 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità ha creato il pool di accesso alla tecnologia sul Covid-19 (C-Tap) affinché le aziende potessero mettere insieme dati e conoscenze e poi autorizzare il trasferimento di produzione e tecnologia ad altri potenziali produttori con lo scopo di garantire l’accesso ai vaccini in qualsiasi parte del mondo e più velocemente. Tuttavia, finora neanche un’azienda farmaceutica si è unita al C-Tap.

Amnesty International chiederà ai governi devono adempiere ai propri obblighi in materia di diritti umani e sostenere una proposta di deroga ad alcune disposizioni degli accordi Trips, un trattato mondiale che regolamenta i diritti di proprietà intellettuale che spesso limita dove, quando e come i farmaci vengono prodotti. Tale deroga sospenderebbe l’applicazione dei brevetti e delle tutele in materia di proprietà intellettuale, che attualmente rappresentano un ostacolo alla fabbricazione di un numero maggiore di vaccini contro il Covid-19 da parte di altri produttori. Tuttavia, sebbene tale deroga sia sostenuta dalla grande maggioranza dei paesi a basso e medio reddito, i paesi più ricchi le si oppongono.

 




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