venerdì 9 aprile - Riccardo Noury - Amnesty International

Vaccini: come i diritti umani potranno sconfiggere la pandemia

La pandemia ha amplificato le disuguaglianze, si è insinuata nelle fratture lasciate da politiche socio-economiche discriminatorie, dallo smantellamento dei sistemi di sanità pubblica e degli altri servizi pubblici. Il Rapporto 2020-2021 di Amnesty International, diffuso ieri in occasione della Giornata mondiale della salute, lo illustra con innumerevoli esempi.

Eppure, in teoria, un insegnamento il Covid-19 l’ha lasciato: per uscirne, la solidarietà e la cooperazione sono la chiave. Che nessuno si salva da solo.

Per questo ieri Amnesty International ha lanciato un appello ai governi, europei e non solo, per ribadire la necessità di un accesso equo e universale ai vaccini contro il coronavirus.

L’ accaparramento delle scorte vaccinali, da parte dei paesi più ricchi, a cui abbiamo assistito nei primi mesi del 2021 sta compromettendo in maniera significativa gli sforzi globali per assicurare che tutte le persone nel mondo possano proteggersi dal Covid-19.

Gli stati più ad alto reddito hanno intrapreso un percorso per lasciarsi alle spalle la pandemia, mentre 67 paesi a medio e passo reddito rischiano di essere lasciati indietro.

Le discussioni principali circa il diritto ad un accesso equo ai vaccini sono concentrate sull’attuale regime di proprietà intellettuale stabilito dall’Organizzazione mondiale del commercio e sul nuovo pool di accesso alla tecnologia riguardante il Covid-19 dell’Organizzazione mondiale della sanità (C-Tap), una proposta di piattaforma di condivisione volontaria creata per sostenere una maggiore collaborazione in materia di diritti di proprietà intellettuale.

Fino al mese di dicembre 2020, nessuna azienda aveva ancora aderito al C-Tap. Sebbene abbiano espresso il proprio sostegno quasi 40 stati, quelli dei colossi farmaceutici, tra cui Francia, Germania, Svizzera, Regno Unito e Usa, sono rimasti in silenzio.

A ottobre 2020, India e Sudafrica hanno avanzato la richiesta di una deroga che permetterebbe ai paesi di non concedere né applicare i brevetti e altri diritti di proprietà intellettuale collegati ai prodotti contro il Covid-19 fino al raggiungimento dell’immunità di gregge globale. Un importante numero di stati a basso e medio reddito ha espresso il proprio sostegno a questa proposta. La maggior parte delle rappresentanze occidentali, reddito, tra cui l’Unione europea, si è opposta.

È bene ricordare però che il Parlamento italiano è stato tra i primi in Europa ad approvare delle mozioni in entrambe le Camere che impegnano il governo a spingere in seno all’Unione europea per una deroga temporanea dei brevetti dei vaccini contro il Covid-19, come previsto dall’accordo Trips. Così come hanno fatto gli oltre 250 europarlamentari che hanno lanciato un appello pubblico lo scorso 24 marzo chiedendo alla Commissione europea e agli stati membri di appoggiare questa richiesta di sospensione.

È bene evidenziare che l’accordo Trips già prevede tutele note come “flessibilità”, pensate per non ostacolare l’accesso tempestivo a prodotti sanitari salvavita, le quali possono essere applicate da ogni paese su base individuale, a seconda delle circostanze e del prodotto; tutele che, proprio per queste caratteristiche, oggi appaiono gravemente insufficienti a garantire una campagna di vaccinazione accessibile al più ampio numero di persone.

Come ha recentemente ricordato il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite, la proprietà intellettuale non è un diritto umano, ma un prodotto sociale, con una funzione sociale. Di conseguenza, gli stati hanno il dovere di impedire che i regimi giuridici della proprietà intellettuale e dei brevetti compromettano il godimento dei diritti economici, sociali e culturali.

Le iniziative varate fino ad ora per supportare i paesi più a basso reddito, come ad esempio l’operazione Covax, potrebbero fornire ai paesi in difficoltà solo il 20% delle dosi necessarie nel 2021.

C’è anche un altro aspetto fondamentale: senza un cambio radicale nelle politiche di accesso ai vaccini, tutti gli sforzi fatti fin qui potrebbero essere vani. In un recente sondaggio condotto dall’Alleanza per il vaccino popolare, che ha coinvolto 77 epidemiologi di 28 paesi, è emerso che due terzi degli intervistati ritengono che abbiamo un anno o meno prima che il virus cambi al punto che la maggior parte dei vaccini di prima generazione siano resi inefficaci e siano necessari vaccini nuovi o modificati.

La persistente bassa copertura del vaccino in molti paesi renderebbe più probabile l’apparizione di mutazioni resistenti.

Le pandemie sono un esempio decisivo della necessità della cooperazione scientifica internazionale per far fronte alle minacce transnazionali. I virus e gli altri patogeni non rispettano i confini.

Quello alla salute è un diritto umano imprescindibile. Cure e vaccini devono essere disponibili e accessibili e gratuiti a chiunque, indipendentemente dal luogo di nascita, dallo stato economico e dalla condizione sociale.

I leader mondiali si trovano di fronte all’occasione di plasmare un futuro post-pandemico, un futuro più giusto se metteranno i diritti umani alla base delle misure per la ripresa. Solo con lo sforzo coeso di tutti i membri della comunità internazionale e mettendo al centro i diritti umani, potremo davvero dire che sarà andato tutto bene.

 

 

 




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