lunedì 4 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Usa, la Corte suprema mette il sigillo sulla violenza delle armi

Appena poche settimane fa, a Buffalo, nello stato di New York, un diciottenne era entrato in un negozio in un quartiere a maggioranza afroamericana e aveva ucciso 10 persone, ferendone molte di più. 

A Uvalde, nello stato del Texas, un altro diciottenne aveva fatto una strage in una scuola elementare uccidendo 19 bambine e bambini e due insegnanti. Un uomo armato era stato visto aggirarsi con fare minaccioso nei pressi dell’abitazione di un giudice della Corte suprema, Brett Kavanaugh.

Nulla di nuovo, anzi qualcosa di peggio: la violenza delle armi è fuori controllo e solo ieri il Senato ha approvato la prima proposta di legge che prevede dei controlli.

Il 22 giugno scorso, però, proprio la Corte suprema ha messo il sigillo su quella crisi con la sentenza NY State Pistol & Rifle Ass’n v. Bruen, abbattendo una delle poche legislazioni sensate in materia di possesso di armi: quella dello stato di New York che stabilisce, o meglio ormai stabiliva, che chi chiedeva il permesso di andare in giro con armi nascoste da qualche parte dovesse avere “un fondato motivo”.

La Corte suprema ha sostanzialmente detto che qualsiasi limite al possesso di armi da fuoco viola il Secondo Emendamento alla Costituzione statunitense.

Il risultato di questa sentenza potrebbe essere catastrofico. Negli Usa vi sono più armi, 390 milioni, che persone.

Se alla sentenza aggiungiamo quella di sull’aborto, possiamo concludere che la Corte suprema ha riportato gli Usa all’epoca dei Padri pellegrini e ha enunciato un principio: i bambini devono nascere, poi possono essere uccisi.

 




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