martedì 8 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Usa, da 30 anni nel braccio della morte l’uomo che chiamò a testimoniare Kennedy e Gesù

Trent’anni fa, in Texas, Scott Panetti sparò ai suoceri uccidendoli. Si consegnò alla polizia dicendo di aver agito sotto il controllo di un tale “Sergente”, tra le “risate di Satana”, che si era insediato dentro ai mobili della sua abitazione, cui invano aveva cercato di dare fuoco.

 

Al processo si presentò vestito da cowboy, con una vistosa sciarpa viola, rifiutò l’avvocato e chiese che venissero a testimoniare in sua difesa Gesù Cristo, John Fitzgerald Kennedy e altre 200 persone morte da tempo.

La prima volta che a Panetti furono diagnosticati enormi problemi di salute mentale, compresi ripetuti episodi di schizofrenia e forme acute di paranoia che resero necessari oltre 10 ricoveri, risale a oltre quattro decenni fa.

Nessuno batté ciglio al processo che si concluse con la condanna a morte. Per due volte, Panetti è arrivato a un passo dall’esecuzione prima che venisse sospesa.

La Corte suprema federale, nella sentenza Ford v. Wainwright del 1986, ha vietato le esecuzioni di persone con gravi disturbi mentali, a tal punto a non comprendere il motivo della loro sentenza. In una sentenza del 2007 riguardante proprio questa vicenda (la Panetti v. Quarterman), la Corte ha specificato che il condannato a morte non deve solo avere una vaga consapevolezza della relazione il suo crimine e la sentenza, ma deve avere una “razionale comprensione” dei motivi per cui verrà messo a morte.

Panetti ha trascorso quasi tre decenni nel braccio della morte. Tra pochi giorni la Corte del distretto occidentale del Texas esaminerà nuovamente la sua vicenda giudiziaria.

 

 




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