Uomini, robot e nuove tecnologie. Prove generali di convivenza
“Insieme ma soli” è un saggio di Sherry Turkle che esplora molti fenomeni legati alle nuove tecnologie e alle relazioni più impalpabili tra persone e robot (www.codiceedizioni.it, 2012).
La studiosa americana ritiene che “nel momento robotico, più che mai, la nostra disponibilità a interagire con l’inanimato non è dovuta a un inganno, ma alla voglia di riempire gli spazi vuoti” (effetto ELIZA). Perciò i robot sociali rappresentano lo specchio dove si evidenziano i nostri bisogni emotivi. Così molte persone preferiscono un robot giocattolo al classico animale da compagnia, come avviene nel caso della “foca” robot terapeutica che tiene occupate le persone anziane.
Per quanto riguarda le diverse forme di relazioni online è oramai assodato che la rete “favorisce l’amicizia, i legami familiari, l’istruzione, il commercio e il divertimento”. Però in molti casi la virtualità e il narcisismo trasformano le persone che si relazionano nei social network in banali profili usa e getta. Per molti adulti e alcuni ragazzi “la tecnologia è un male perché le persone sono più deboli della sua forza d’attrazione” (ragazza di 16 anni). Questo succede quando le persone non comprendono che “nella vita la sfida consiste non tanto nel capire come giocare al meglio la partita; la sfida sta nel capire quale partita si stia disputando” (http://appiah.net, filosofo).
In effetti, “prima siamo noi a dare forma agli edifici, poi sono questi a dare forma a noi” (Winston Churchill). Ma dopotutto “il web è una terra selvaggia. I suoi confini sono sconosciuti… Il groviglio di idee, link, documenti e immagini crea un’alterità fitta come una giungla. Il web profuma di vita” (Kevin Kelly, http://kk.org). Internet ridimensiona la paura della solitudine, però può svilire i rapporti umani e naturalmente non può risolvere tutti i problemi. Tutte le cose e tutte le invenzioni possono generare fenomeni controproducenti e molte tecnologie possono spingerci “a trattare il prossimo come un mero oggetto, un oggetto a cui “accedere”, ma solo a quelle parti che troviamo utili, confortevoli o divertenti”.
Ci aspettiamo troppe cose dalle nuove tecnologie. Sono state create addirittura le emozioni sintetiche: in qualsiasi situazione “un robot non può fingere, perché può solo fingere”. Quindi non inganna: “gli esperti di robotica hanno imparato alcuni trucchetti che ci aiutano a ingannarci da soli”. In ogni caso senza l’invenzione della libertà personale artificiale i robot saranno meno attraenti degli animali, che non possono simulare, e delle persone, che possono fare di tutto. Anche la psicologa americana crede “che la tecnologia sociale sarà sempre deludente perché promette ciò che non può dare: promette amicizia ma può darne solo rappresentazioni. Vogliamo davvero partecipare alla produzione di amici che non saranno mai amici?”.
Comunque anche nel caso dei rapporti emotivi tra esseri umani ed esseri robotici, rimane sempre valida la prospettiva di Einstein: l’universo e la stupidità sono due fenomeni infiniti e sull’universo ci sono alcuni dubbi. Quindi verranno prodotti principalmente robot infantili e poco utili, che stimoleranno l’intrattenimento. Io posso dare un piccolo consiglio al tipico scienziato che opera nella robotica: “Se sai ciò che fai, puoi fare ciò che vuoi” (Moshe Feldenkrais, www.feldenkrais.it).
Infine azzardo alcune considerazioni: nell’arco di un paio di generazioni l’equilibro di molti paesi sarà basato sui videogiochi quasi ipnotici e buona parte dei maschi vivranno in una continua sfida sportiva contro gli altri e se stessi, fino al punto da rinnegare le seduzioni del sesso e della guerra. In questo modo verranno placati i problemi legati alla crescente disoccupazione di massa e alla pericolosa sovrappopolazione. Uomini e donne vivranno il sesso relazionale come una sporadica complicazione troppo onerosa, rispetto ai sempre più numerosi paradisi tecnologici masturbatori.
Sherry Turkle è una psicologa esperta di cultura digitale. Nel mondo anglosassone è stata definita “l’antropologa del cyberspazio”. Si è laureata ad Harvard e insegna Sociologia della Scienza al MIT di Boston: http://web.mit.edu, http://mobile.mit.edu (il Mobile Experience Laboratory diretto da Federico Casalegno, dove lavorano alcuni italiani).
Per approfondire le conoscenze sulle ultime innovazioni nel campo dell’intelligenza artificiale segnalo www.kurzweilai.net e www.wcsaglobal.org (World Complexity Science Academy).

