martedì 25 ottobre 2011 - domenico

Una bandiera di vittoria piantata sulla pancia di un morto

Anche un dittatore ha diritto ad essere processato da un tribunale: la vendetta non mai è giustizia.

Sono state spese fin troppe parole su Gheddafi, sulla sua parabola politica e umana, su quelli che nel giro di pochi giorni si sono accorti che a Tripoli regnava un dittatore e sono passati da un deferente baciamano alla condanna del regime e alla guerra. Per giustificare l’imbarazzo, si è anche parlato di logiche di realpolitik, attribuendo implicitamente una statura da grande attore internazionale a chi non ce l’ha, tanto da essere di recente sbeffeggiato pubblicamente da Sarkozy e Merkel. Invece era soltanto l’albertosordismo della politica estera italiana che ogni tanto riemerge: orecchie calate con i forti, volto truce con i deboli.

La logica preponderante nei rapporti internazionali è il cinismo, il “sic transit gloria mundi” con cui Berlusconi ha liquidato l’amicizia con Gheddafi. La fine che spesso tocca in sorte ai dittatori rappresenta plasticamente i termini della questione. Sostenuti, tollerati, foraggiati, vezzeggiati fino a quando sono funzionali a interessi politici ed economici prevalenti; scaricati senza troppi scrupoli quando non servono più o diventano ingestibili. Il colpo di grazia alla testa del dittatore libico ha levato dall’imbarazzo quanti, tra i protagonisti della politica internazionale, sarebbero stati citati da Gheddafi a testimoniare in un regolare processo. La furia giustizialista che da più parti si è levata puzza di sospiro di sollievo per lo scampato pericolo e nasconde un intento autoassolutorio. 

Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Il tentativo della Nato di giustificare il bombardamento del convoglio sul quale viaggiava Gheddafi è goffo. Come ha sostenuto il ministro degli esteri russo, non vi era “alcun collegamento tra la no-fly zone e un attacco a un bersaglio a terra”. Infine, il rais è stato catturato in una buca, ferito ma ancora vivo, ed è stato giustiziato sul posto. C’è qualcosa di intollerabile nella caccia all’uomo, nella furia che si scatena quando la belva annusa il sangue della preda: “e gli occhi dei soldati cani arrabbiati/ con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli” (Sidun, Fabrizio De André).

Non è in discussione il giudizio su Gheddafi, per niente ammorbidito dalla fine tragica. Era e rimane un criminale, un aguzzino del popolo libico. Però, anche lui, aveva diritto ad un regolare processo. La giustizia sommaria è sempre una giustizia barbara, violenza che si aggiunge a violenza, in una vertigine di sangue che rievoca i versi di Ignazio Buttitta: “scippari l’occhi l’unu cu l’autru,/ scurciari l’unu cu l’autru, ammazzarinni/ e chiantari banneri di vittoria/ nte panze di morti” (Ncuntravu u Signuri).



4 réactions


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.236) 25 ottobre 2011 12:27

    Scusa una cosa... Se Gheddafi era così anormale da non volersi arrendere, l’unico modo per far finire la guerra ed evitare altre morti innocenti, è solo quello di ucciderlo...

    La Nato ha fatto solo bene... e le turture a Gheddafi si potevano evitare... Ma forse Gheddafi ha chiesto perdono? non mi risulta... è stato arrogante come uno dei due ladroni a fianco di Gesù, che infatti non è stato perdonato...

    Smettiamola di fare salottismo e pensiamo ai giovani che hanno rischiato la vita, che hanno perso molti amici, e che si erano stufati di perdere tempo e di farsi prendere per il culo da un dittatore tarato che si portava le creme da viso durante una fuga disperata in una guerra civile..


  • domenico domenico (---.---.---.88) 25 ottobre 2011 15:04

    Sgombriamo il campo dagli equivoci: io ho condannato Gheddafi quando ancora in tanti lo consideravano un interlocutore e amico... e gli baciavano la mano (http://forgionedomenic.blogspot.com/2011/03/tripoli-bel-suol-damore.html).

    Detto questo, non credo sia salottismo essere contro le esecuzioni sommarie per strada...

    Tutto qua.

    La differenza tra paesi civili e incivili sta proprio nel fatto che nei primi la giustizia è amministrata nei tribunali, non dalla folla assetata (anche comprensibilmente, dopo tutto quello che ha patito) di sangue. 


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.232) 25 ottobre 2011 15:12

    La Libia non è un paese civile con istituzioni affidabili... è un paese giovane e tribale costruito a tavolino da italiani e occidentali. In un paese tribale uccidere un nemico è la cosa più semplice di questo mondo. Gheddafi non è stato appeso come un animale come avvenuto con Mussolini... gli italiani a causa della struttura dell’Impero Romano sono molto africani


  • domenico domenico (---.---.---.88) 25 ottobre 2011 15:23

    Certo, ogni discorso va contestualizzato. I parametri etici e democratici occidentali sono diversi da quelli libici. Il mio è il punto di vista di uno che vive in Italia: probabilmente, se vivessi in Libia, non mi scandalizzerei più di tanto. Ma vivo qua. 


Lasciare un commento



https://middlepassage.dei.uc.pt/https://privacycolab.dei.uc.pt/https://cmd.dei.uc.pt/https://henrique.dei.uc.pt/
https://merdekakreasi.co.id/buku/pkvgames/https://merdekakreasi.co.id/buku/bandarqq/https://merdekakreasi.co.id/buku/dominoqq/https://merdekakreasi.co.id/tentang-kami/
https://simseam.ft.uns.ac.id/https://sipil.ft.uns.ac.id/slot gacorhttps://aku.ac.id/https://jpl.staiku.ac.id/https://jist.publikasiindonesia.id/slot gacorhttps://akperstg.ac.id/https://fisip.uisu.ac.id/https://web.pn-sidrap.go.id/
https://hormon-osteoporosezentrum.de/judi bolahttps://saopaulodeolivenca.am.gov.br/slot gacor