mercoledì 3 marzo - Osservatorio Globalizzazione

Un ponte verso Next Generation Eu: perché il rilancio del Sud è strategico

Con piacere presentiamo un’analisi della dottoressa Lucia Tuccitto, avvocato cassazionista, sul ruolo del Recovery Fund per il rilancio del Paese e del Sud in particolare. Buona lettura!

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Perché il piano di resilienza è tanto importante per l’Italia e per il Sud in maniera particolare?
Sapremo raccogliere i finanziamenti che la UE ci ha concesso e renderle opportunità?

È fatto notorio che al Sud sono mancate ingenti quote di spesa pubblica.

Basti pensare chela spesa per investimenti nel comparto sanitario tra il 2000 ed il 2018 è stata in media di 25 euro per abitante nelle regioni del Sud e 75 euro nelle regioni del Nord e del Nord-est.

Se poi guardiamo alla spesa complessiva in conto capitale nel Mezzogiorno considerando sia la componente ordinaria sia quella realizzata a valere sulle risorse nazionali ed europee dedicate alla coesione, si è dimezzata passando di 21 miliardi nel 2008 ad appena 10,3 miliardi nl 2018, (dati Svimez).

È importante sapere che i fondi europei destinati al sud hanno il carattere dell’“addizionalità”, cioè dovrebbero essere “un di più” da aggiungere alla quota statale, accade, invece, che si perde il carattere della “addizionalità” in quanto manca l’investimento Statale e quindi i fondi strutturali europei hanno sostituito i fondi ordinari dello Stato.

Per questo la Commissione Ue nei mesi scorsi ha inviato una lettera al governo italiano indicando le cifre più che preoccupanti sugli investimenti al Sud, che sono in calo e non rispettano i livelli previsti per non violare la regola Ue dell’addizionalità” Lo ha detto il direttore generale per la Politica regionale della Commissione Ue, Marc Lemaitre.

L’impegno contenuto nell’accordo di partenariato siglato dall’Italia e da Bruxelles per il 2014-2016 era d’investire al Sud risorse pubbliche pari allo 0,47% del Pil del Mezzogiorno, mentre – indica la lettera della Commissione – i dati parlano dello 0,40%. Pur sembrando minima, la differenza di 0,07 punti percentuali equivale a circa il 20% in meno di risorse pubbliche spese sul territorio. Se si guarda al 2014-2017, il tasso d’investimenti scende allo 0,38%.

La dottoressa Lucia Tuccitto, autrice dell’analisi qui presentata.

Solo a titolo di esempio, vediamo la rete ferroviaria, la madre delle infrastrutture statali, una fitta rete di ferrovie che si estende per 16.673 chilometri lungo lo Stivale, ma che si dirada nelle regioni meridionali dove si contano 5.733 chilometri di rete: poco più del 34 per cento del totale.

Per non parlare poi del servizio, se le linee a doppio binario in Italia rappresentano il 45 per cento del totale, nelle regioni meridionali i treni viaggiano spesso su un unico binario nel 70 per cento dei casi. (!)

L’Alta velocità delle ferrovie, ad esempio, al Sud non arriva. Calabria e Sicilia non sono al momento in alcun programma d’investimento per l’alta velocità, se non, dopo 70 anni, il finanziamento per redigere lo studio di fattibilità della Salerno Reggio Calabria.

I mancati investimenti al sud provocano che i cittadini del meridione subiscano interruzioni di scolarizzazioni, abbandono scolastico, il degrado delle infrastrutture scolastiche, la desertificazione industriale, i giovani in fuga da una terra senza lavoro, assenza di servizi e mancanza di occupazione femminile, la quasi totale mancanza di tempo pieno nelle scuole.

Tutto ciò genera assistenzialismo che degenera nel clientelismo che provoca delinquenza. Ci vogliono politiche attive del lavoro. I cittadini del sud chiedono lavoro non sussidi. Chiedono dignità!

Ecco perché, per l’Europa è importante che l’Italia risolava la “questione meridionale”.
L’Italia del sud è al centro del mediterraneo ed il mediterraneo è al centro del mondo.

Il piano della resilienza è una grossa opportunità che l’Italia deve cogliere per attuare finalmente quella perequazione necessaria con le ragioni del Sud in ottica di coesione territoriale.

Ed in questa visione il ponte sullo stretto di Messina è strategico: è la madre di tutte le strutture. 
Il Ponte non collega Scilla a Cariddi ma i porti del Mediterraneo al porto di Amburgo e viceversa.
E da Suez al porto di Amburgo, con hub i porti di Catania, Augusta e Gioia Tauro.

L’alta velocità in tutto lo stivale consentirebbe alle aziende del nord, di poter trasferire velocemente le merci verso il Mediterraneo e l’Africa e di rendere il meridione una grande base logistica e di liberare risorse per rendere libera questa terra, dal giogo e dagli stereotipi.

 




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