“Un attacco al cuore dei diritti”. Il Rapporto di Amnesty sui diritti umani nel mondo
Prima di invadere l’Iraq, portando con sé una coalizione di stati, l’amministrazione Usa del presidente George W. Bush dedicò settimane dell’inizio del 2003 a cercare di convincere il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad autorizzare quell’intervento militare.

Lo fece con lunghi memorandum in cui si cercava di interpretare a proprio uso e consumo le norme internazionali (e anche esibendo prove poi rivelatesi false).
In quel periodo, giuristi dell’amministrazione Bush cercavano di spiegare che nel centro di detenzione di Guantanamo non si stava violando il divieto universale di tortura: caso mai, c’erano dei “maltrattamenti” nei confronti di persone che legittimamente (dal loro punto di vista) erano state private delle tutele spettanti ai prigionieri di guerra in quanto appartenenti a una “nuova categoria”: i combattenti illegali.
Insomma, dopo gli attacchi alle Torri gemelle, gli Usa vollero avere le mani libere dai vincoli del diritto internazionale ma dovettero tenerne conto e cercarono di aggirarli.
Nessun rimpianto per gli anni della “guerra al terrore”. Ma al confronto di Trump, George W. Bush emerge come uno statista.
Dopo che il suo “collega” Putin lo aveva già fatto nel 2022 con l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, per due volte quest’anno Trump ha violato la Carta delle Nazioni Unite attaccando prima il Venezuela poi, insieme a Israele, l’Iran.
Per Trump il diritto internazionale semplicemente non è un riferimento: lui risponde alla sua morale. A suo avviso, il sistema globale costruito dopo la Seconda guerra mondiale per mantenere la pace e la sicurezza non va riformato, bensì non serve proprio: quello che occorre è il Board of Peace.
Il cambiamento climatico è “una bufala”, la giustizia internazionale va sanzionata, gli accordi multilaterali sono palle al piede, i finanziamenti alla cooperazione internazionale nient’altro che soldi buttati.
Dal Rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, diffuso oggi, Trump emerge come la figura apicale di un gruppo di leader bulli e predatori che hanno promosso un attacco al cuore dei diritti umani, con conseguenze per la vita di chi popola questo pianeta che in parte già vediamo, in parte non fanno notizia e in parte ancora non immaginiamo.
Facendo un paragone con l’economia, siamo in un gravissimo periodo recessivo. Le teorie economiche ci dicono che, toccato il fondo, qualcuno ha una proposta per uscirne e poi se ne esce.
Chi avrà la proposta per uscire dal baratro dei diritti umani?
Una risposta alla domanda si trova nelle parole con cui la segretaria generale di Amnesty International ha concluso la presentazione del Rapporto:
“Dalle strade delle città ai forum multilaterali, il 2025 ci ha restituito una potente immagine di resistenza e solidarietà da parte di manifestanti, rappresentanti diplomatici, leader politici e altre persone. Dobbiamo ripartire dal loro esempio e dal loro coraggio per dare vita a coalizioni che reimmaginino, ricostruiscano e riportino al centro un ordine globale basato sui diritti, sul rispetto delle regole e sui valori universali. Vogliamo che il 2026 sia l’anno in cui dimostreremo che abbiamo il potere di cambiare le cose e che la storia non è meramente un’imposizione sulle nostre teste. Per il bene dell’umanità, il momento di fare la storia è adesso!”.
