mercoledì 3 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Un anno di “Pegasus Project”, sorveglianza digitale fuori controllo

A un anno di distanza dalle prime rivelazioni del “Pegasus Project”, il frutto della collaborazione tra giornalisti di 17 organi di stampa di dieci paesi, coordinati da Forbidden Stories, Amnesty International ha dichiarato che l’assenza di una moratoria globale sulla vendita di spyware permette all’industria della sorveglianza di andare avanti senza controlli.

Il “Pegasus Project” ha rivelato che governi di ogni parte del mondo stavano usando lo spyware “Pegasus”, sviluppato dall’azienda israeliana Nso Group, per sorvegliare illegalmente attivisti per i diritti umani, leader politici, giornalisti e avvocati.

Dopo ripetuti solleciti affinché si adottassero regole sull’industria della sorveglianza, sono state intraprese alcune azioni nella giusta direzione ma i governi non hanno ancora fatto abbastanza: le aziende che sviluppano software per la sorveglianza stiano ancora traendo profitto da violazioni dei diritti umani su scala globale.

Occorre sottolinearlo nuovamente: la sorveglianza mirata e illegale nei confronti dei difensori dei diritti umani e della società civile è uno strumento di repressione: viola il diritto alla riservatezza e può violare anche i diritti alla libertà di espressione, opinione, associazione e protesta pacifica.

Nell’ultimo anno, il Security Lab di Amnesty International, che ha creato un apposito strumento per verificare la presenza dello spyware nei telefoni, ha scoperto nuove prove dell’uso di “Pegasus” in Marocco/Sahara Occidentale e Polonia e ha potuto confermare in modo indipendente numerosi altri casi di sorveglianza illegale come in El Salvador, Israele/Territori palestinesi occupati e Spagna.

Ogni mese emergono nuovi casi di persone prese di mira da “Pegasus”. Ma cosa è stato fatto nell’ultimo anno?

Indagini nei confronti della Nso Group sono in corso in Francia, India, Messico e Polonia. Nel marzo 2022 il Parlamento europeo ha istituito il “Comitato Pega” per indagare sull’uso di “Pegasus” e di altri spyware in Europa.

Nel novembre 2021 il governo degli Usa ha inserito la Nso Group nella “Entity List”, l’elenco delle aziende che svolgono attività che rappresentano un pericolo per gli interessi della sicurezza nazionale o della politica estera. Un mese dopo, Apple ha presentato una denuncia contro la Nso Group chiedendo che fosse chiamata a rispondere per la sorveglianza subita dai suoi clienti.

Nelle ultime settimane si sono diffuse voci sull’intenzione di L3Harris, un’azienda di subappalti della difesa statunitense, di acquisire la proprietà del software “Pegasus”. Il futuro della Nso Group resta incerto. Quello della sorveglianza digitale rischia di essere ancora molto florido.

 




Lasciare un commento