lunedì 25 luglio - Mario Barbato

Un Paese normale non voterebbe per questa destra

Il 25 settembre 2022 gli italiani saranno chiamati a votare per eleggere il nuovo Parlamento. Chi vincerà? I sondaggi, almeno sulla carta, vede favorita la destra. Ma i sondaggi si sa come sono fatti: sono incerti, ambigui, danno in'idea non sempre in linea con la realtà e possono essere sconfessati nel segreto dei seggi elettorali.

Qualunque saranno i risultati, una cosa è certa: se fossimo un Paese normale non voteremmo mai per Giorgia Meloni. Non saremmo complici di un partito che tra post nazionalisti, post anti-europeisti, post razzisti e post dal sapore vagamento fascista, rievoca il ventennio mussoliniano. Il problema non è la Meloni in sé e per sé, ma è lo schieramento che la sostiene. In Francia, per esempio, Marine Le Pen, estremista o non estremista, può permettersi di salire al governo solo se il suo partito prende la maggioranza dei voti. In Italia, invece, la Meloni potrebbe salire al governo anche grazie ai voti totalizzati da tutto lo schieramento di centrodestra. 

E da chi è formato questo brillante centrodestra? Da Forza Italia di Silvio Berlusconi. Un pregiudicato per evasione fiscali, implicato in centomila processi giudiziari e assolto solo per avvenuta prescrizione del reato. Uno che si dice moderato ma che, quando gli chiesero un parere su Mussolini, disse ironico: “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino”. Una “perla” di maldestra ironia tipica di chi elogia la pratica fascista di deportare gli oppositori politici, compresi intellettuali e giornalisti invisi al regime. E Berlusconi di giornalisti non allineati ne ha cacciati. Una chicca intrisa di sarcastica arroganza che ha spinto pure fedelissimi come Brunetta e Gelmini ad abbandonare Berlusconi, ritenendolo uno che "ha perso lucidità e umanità". 

Poi c'è l'altra faccia della destra: la Lega. Una partito che, ai giorni di Umberto Bossi, minacciava di inviare carri armati sulle rive del Po per far valere i sogni di secessione di un popolo padano ubriaco di desideri di indipendenza dai meridionali terroni. Un movimento di protesta che sbraitava contro “Roma ladrona” per poi scoprire che i ladroni erano pure loro, con cinquanta milioni di euro spartiti nel nulla. Se fossimo un Paese normale, avremmo cancellato la Lega dalla faccia della Terra, invece eccola lì, la croce celtica, impersonata da un Salvini che, da ministro dell'Interno, è stato capace solo di far guerra agli immigrati, alle Ong e a mezza Europa.

Se l'Italia fosse un Paese normale prenderebbe coscienza che dare i voti a questa destra, che ha sdoganato tutto il marciume che poteva sdoganare, vorrebbe dire metterci in una posizione scomoda verso l'Europa, che ha dimostrato di non avere simpatia né per Berlusconi, né per Salvini, né per Meloni. Ma noi non siamo un Paese normale. Siamo un Paese geneticamente autoritario ed estremista. Questa caratteristica italiana, impressa nel nostro codice genetico fin dai tempi dell'imperialismo romano, rischierà di portarci prima o poi alla rovina, perché ci impedisce di adeguarci ai tempi cha cambiano. E i tempi ci dicono che Bruxelles non vuole al governo movimenti nazionalisti. Chi il 25 settembre voterà per la destra, per questa destra, dimostrerà di essere o un ingenuo o un malintenzionato. 

Foto: Wikimedia



1 réactions


  • Osservatore Cattolico (---.---.---.93) 25 luglio 10:22

    Questi tre ci faranno fare la fine della Grecia. Se dovessero andare al governo, l’ Europa finirà per per farli cadere nel giro di qualche mese con un altro "colpo" di Stato come fece con Monti. 


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