martedì 1 novembre 2011 - Daniel di Schuler

Un Governo di Unità Nazionale: è tutto quel che possiamo fare

Siamo arrivati alla stretta finale.

Nei prossimi giorni o addirittura nelle prossime ore si decide che sarà dell'Italia e dell'Europa nei prossimi decenni; per chi, come me, ha passato la quarantina, di quel che resta delle nostre vite.

Non importa a questo punto distribuire le colpe; non dà nessuna soddisfazione avere predetto, ma non era troppo difficile, questo sviluppo degli eventi.

In questo momento la polemica è un inutile lusso; dovremo rimandare a dopo un’analisi degli errori che abbiamo commesso, come comunità nazionale e come individui, quando e se saremo riusciti a garantircelo questo dopo.

Oggi non possiamo che cercare di guardare alla realtà con occhio spassionato. Appare evidente che, qualunque siano le cause cui questo ci voglia attribuire, che Silvio Berlusconi non ha più la minima credibilità internazionale; è pure certo che non vi è il tempo di attendere che si svolgano elezioni anticipate.

Il corso d’azioni della nostra politica, se ancora vi resta un briciolo di ragionevolezza, è quindi obbligato: Silvio Berlusconi si deve dimettere ed il suo governo deve essere sostituito da un governo di salvezza nazionale appoggiato da tutti i partiti.

Non bisogna perdere neppure un minuto; è anzi già troppo tardi.

I mercati sono prossimi al panico; la valanga sta già rotolando e non credo vi sia più, per l'Italia, alcuna possibilità di fermarla con le proprie sole forze.

Per quanto possa essere stimato il Ciampi cui affideremo il paese, non c’è nulla che possa dire o fare che sia in grado, da solo, di influenzare in modo determinante i mercati.

Qualunque via d’uscita, e io ne intravedo una sola, passa dall’Europa.

Solo l’annuncio di interventi illimitati della BCE a sostegno dei titoli dei paesi in difficoltà può far scemare la tempesta; solo “stampando” Euro nella misura necessaria si possono portare in salvo i paesi debitori. Una soluzione che porterebbe al deprezzamento della moneta unica, che scatenerebbe un’ondata inflativa difficilmente controllabile, ma che pure mi pare sia l’unica che possa essere adottata nei tempi rapidissimi imposti dai mercati.

Qualunque altro scenario porterebbe alla scomparsa del sistema bancario europeo, in caso di un nostro default o, nell’ipotesi miracolosa che una serie di misure di bilancio di ferocia greca possano servire, ad una crisi economica di gravità inaudita estesa a tutto il continente; se le banche francesi sono piene di BOT e BTP, milioni di posti di lavoro tedeschi dipendono dal mercato italiano.

Salvare l’Italia è vitale per la stessa Europa, dunque, ma l’Italia deve mettersi nelle condizioni di essere salvata.

Un Presidente del Consiglio che abbia quella credibilità che ormai manca a Berlusconi può fare la differenza proprio nei confronti delle istituzioni comunitarie, degli altri stati europei e, soprattutto, dei loro elettorati.

Angela Merkel, per fare un esempio, se lo vorrà, potrà forse convincere i tedeschi a fare qualcosa per aiutare l’Italia e, con essa, se stessi; non può neppure ipotizzare, invece, che ad essere aiutato debba essere il Berlusconistan.



2 réactions


  • pv21 (---.---.---.15) 1 novembre 2011 18:48

    Sovranità >

    Siamo all’ultimo quarto della legislatura.
    La maggioranza non approva il Rendiconto del Bilancio 2010? Si pone la fiducia e si va avanti. Del resto è già stata battuta altre 90 volte e per oltre 50 il governo è ricorso alla fiducia.
    Da un anno il Parlamento è ingessato da una maggioranza “purchessia” che risponde solo all’appello del “tutto tranne elezioni”. Un meccanismo di “sopravvivenza” che di fatto mortifica il ruolo e penalizza l’operatività di Istituzioni delegate a risolvere i problemi del paese.

    Una soluzione “finale” ci sarebbe.
    Durante una pausa dei lavori di Camera e Senato, dei gruppi di cittadini, in modo del tutto pacifico, dovrebbero insediarsi nelle due Aule occupandone ogni spazio agibile.
    Si comporrebbe una “silente” catena umana tale da rendere impraticabile qualsiasi tentativo di sgombero.
    All’esterno il sostegno, tanto pacifico quanto convinto, di una folta rappresentanza di cittadini.
    Il Presidente della Repubblica non potrebbe che far propria tale manifesta volontà popolare di ritornare alle urne.
    La sovranità appartiene al popolo e non può restare “ostaggio” di una casta di Primi Super Cives


  • (---.---.---.81) 3 novembre 2011 09:31

    Si può azzerare il debito dello Stato?
    fatto dai farabutti ( Che hanno  e ci Governano )   direi di si.

    Mi sono posto spesso questa domanda  se in passato ho fatto dei debiti
    Li ho sempre pagati con interessi salati

     allora perché chi Governa ci ricorda spesso
    che ogni Italiano   (anche i nascituri ) hanno un debito di euro 30.000,00 ?

    Dato che i miei debiti li ho estinti pagandoli
    Chiedo a chi si è permesso di fare debiti a nome mio di pagarli.

    Dopo farei un referendum per mandare a casa 

    tutti i Politici servi di lobby mafiose.   

     le MASSAIE sono i veri ministri dell’Economia 
    Laureate a L’università della Vita dove gli esami si danno tutti i giorni 

    Con stipendi che quando va bene ammontano a Euro 1200,00 al mese.

    Abituate come sono a eliminare il superfluo in breve tempo il debito Pubblico tornerebbe in pari
    assicurando una vecchiaia dignitosa a tutti i Lavoratori.

    Dopo metterei in conto i danni  hai (Parassiti Bianchi -Rossi e Neri )

     che ci hanno dissanguato in questi 63 anni di Repubblica. 

    Gestendo le risorse con oculatezza

    potremmo vivere senza essere ricattati da chi gestisce i capitali sottratti al Popolo con le ruberie. 

    L’Italia detenendo il 60% del patrimonio Artistico Mondiale potrebbe vivere in prevalenza di Turismo 
    E di prodotti ( Mede in Italy) come alta Moda Prodotti Gastronomici Artigianato  Ecc

    Grazie al nostro Estro Creativo Dono Tutto Italiano che il Mondo ci Invidia.

    PS. Se non li mandiamo via questi Parassiti troveranno il sistema di privatizzare tutti i beni dello Stato lasciandoci in mutande. VITTORIO


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