Un Governo di Unità Nazionale: è tutto quel che possiamo fare
Siamo arrivati alla stretta finale.
Nei prossimi giorni o addirittura nelle prossime ore si decide che sarà dell'Italia e dell'Europa nei prossimi decenni; per chi, come me, ha passato la quarantina, di quel che resta delle nostre vite.
Non importa a questo punto distribuire le colpe; non dà nessuna soddisfazione avere predetto, ma non era troppo difficile, questo sviluppo degli eventi.
In questo momento la polemica è un inutile lusso; dovremo rimandare a dopo un’analisi degli errori che abbiamo commesso, come comunità nazionale e come individui, quando e se saremo riusciti a garantircelo questo dopo.
Oggi non possiamo che cercare di guardare alla realtà con occhio spassionato. Appare evidente che, qualunque siano le cause cui questo ci voglia attribuire, che Silvio Berlusconi non ha più la minima credibilità internazionale; è pure certo che non vi è il tempo di attendere che si svolgano elezioni anticipate.
Il corso d’azioni della nostra politica, se ancora vi resta un briciolo di ragionevolezza, è quindi obbligato: Silvio Berlusconi si deve dimettere ed il suo governo deve essere sostituito da un governo di salvezza nazionale appoggiato da tutti i partiti.
Non bisogna perdere neppure un minuto; è anzi già troppo tardi.
I mercati sono prossimi al panico; la valanga sta già rotolando e non credo vi sia più, per l'Italia, alcuna possibilità di fermarla con le proprie sole forze.
Per quanto possa essere stimato il Ciampi cui affideremo il paese, non c’è nulla che possa dire o fare che sia in grado, da solo, di influenzare in modo determinante i mercati.
Qualunque via d’uscita, e io ne intravedo una sola, passa dall’Europa.
Solo l’annuncio di interventi illimitati della BCE a sostegno dei titoli dei paesi in difficoltà può far scemare la tempesta; solo “stampando” Euro nella misura necessaria si possono portare in salvo i paesi debitori. Una soluzione che porterebbe al deprezzamento della moneta unica, che scatenerebbe un’ondata inflativa difficilmente controllabile, ma che pure mi pare sia l’unica che possa essere adottata nei tempi rapidissimi imposti dai mercati.
Qualunque altro scenario porterebbe alla scomparsa del sistema bancario europeo, in caso di un nostro default o, nell’ipotesi miracolosa che una serie di misure di bilancio di ferocia greca possano servire, ad una crisi economica di gravità inaudita estesa a tutto il continente; se le banche francesi sono piene di BOT e BTP, milioni di posti di lavoro tedeschi dipendono dal mercato italiano.
Salvare l’Italia è vitale per la stessa Europa, dunque, ma l’Italia deve mettersi nelle condizioni di essere salvata.
Un Presidente del Consiglio che abbia quella credibilità che ormai manca a Berlusconi può fare la differenza proprio nei confronti delle istituzioni comunitarie, degli altri stati europei e, soprattutto, dei loro elettorati.
Angela Merkel, per fare un esempio, se lo vorrà, potrà forse convincere i tedeschi a fare qualcosa per aiutare l’Italia e, con essa, se stessi; non può neppure ipotizzare, invece, che ad essere aiutato debba essere il Berlusconistan.

