martedì 19 aprile - Osservatorio Globalizzazione

Ucraina come nuova Cecenia: perché la prossima fase del conflitto sarà ancora più cruenta

In Ucraina le aspettative di rapida vittoria nutrite dai russi nella primissima fase del conflitto si sono presto infrante nella dura realtà dei fatti: una popolazione ostile e una resistenza pugnace.

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 Costretta a ripensare la propria strategia, Mosca si trova oggi chiamata a rivedere le modalità con cui proseguire lo sforzo armato. In questo contesto i più recenti sviluppi bellici permettono di prevedere il futuro svolgimento della guerra, che promette di assomigliare sempre più al conflitto russo-ceceno che dilaniò il Caucaso settentrionale tra 1991 e 2009.

Come l’Ucraina ha fermato la prima offensiva russa

L’inizio della ritirata dai sobborghi di Kiev segna la conclusione della prima fase del conflitto russo-ucraino, apertosi con la speranza russa di una guerra-lampo favorita da un tiepido supporto popolare sul fronte nemico. Così non è stato: dal 2014 la riorganizzazione militare dell’esercito e la nascita di un sentimento di unità nazionale alimentato dalla minaccia russa hanno preparato gli ucraini alla guerra. L’annessione della Crimea si è così ribaltata nella perdita dei cuori e delle menti ucraine, perdita particolarmente dolorosa perché ha favorito lo scivolamento della guerra da pratiche convenzionali a dinamiche asimmetriche, con enorme danno per l’offensiva russa.

Sebbene non rispecchi a tutti gli effetti i canoni della guerra insurrezionale — vi è comunque un fronte che deve essere difeso e rimangono impiegate forze corazzate tradizionali da entrambi i lati — gli ucraini, avvantaggiati dalla conoscenza del territorio e dal supporto della popolazione locale, hanno potuto impiegare con successo tattiche insurrezionali per ostacolare l’avanzata nemica. La teoria della guerra insurrezionale afferma che, data una condizione di asimmetria di forze che rende impossibile ingaggiare uno scontro in senso tradizionale, è necessario prolungare il più possibile il periodo di belligeranza al fine di aumentare i costi sostenuti dagli occupanti ed erodere il consenso interno alla guerra. Per fare ciò, le forze insurrezionali assumono un elevato grado di mobilità reso possibile dal supporto della popolazione locale, il quale si traduce nell’utilizzo di tattiche militari flessibili, in questo caso operazioni “mordi e fuggi” contro i convogli russi, azioni di protesta non-violenta da parte dei civili e resistenza tramite guerriglia, in particolar modo nella sua declinazione urbana. Gli effetti delle operazioni asimmetriche ucraine, nel fronte e nella retrovia, hanno messo in enorme difficoltà l’esercito russo, non preparato a sostenere tale tipo di confronto, frenandone l’avanzata, infliggendo numerose perdite e fiaccando il morale dei soldati. 

L’inizio di una nuova fase: il parallelo con l’esperienza cecena

Il fallimento del primo assalto ha reso necessaria la riorganizzazione dell’offensiva russa in un duplice senso. In primo luogo, l’overstretching tattico-logistico subito a seguito di un’operazione in grande stile dispiegantesi sull’intero arco della frontiera tra Ucraina, Russia e Bielorussia, costringe a ripiegare verso una concentrazione delle forze e un ridimensionamento degli obiettivi. Ci si rivolgerà allora al più strategico fronte meridionale, con lo scopo di congiungere il Donbass alla Transnistria e privare dello sbocco sul Mar Nero l’Ucraina. Centrale sarà la cattura della strategica città portuale di Odessa, nella speranza di assicurarsi il favore della più importante fetta di popolazione russofona ancora rimasta nel territorio sotto il controllo di Kiev. 

In secondo luogo, l’impossibilità di avanzare e mantenere il controllo su di un territorio occupato da forze ostili che praticano una guerra asimmetrica richiede l’assunzione di tattiche militari antisurrezionali. La dottrina classica della guerra controinsurrezionale, o COIN, si fonda sull’impiego massiccio di personale militare con lo scopo controllare ogni palmo del territorio occupato, discernere la popolazione civile dalle forze nemiche e liquidare chirurgicamente i gruppi ostili. Centrale in questo tipo di tattica, elaborata originariamente dai francesi in seguito delle sconfitte in Algeria e Vietnam e riscoperta dagli americani in occasione delle guerre in Afghanistan e Iraq, è ottenere il supporto politico della popolazione civile, ritenuta “centro di gravità” del conflitto. I russi tuttavia non possono permettersi di adottare un tale approccio, sia per gli elevati costi e competenze richieste, sia per la semplice mancanza del personale necessario a perseguire una tattica così impegnativa dal punto di vista del dispiegamento di forze richiesto. L’incapacità di impiegare i metodi della COIN spinge così Mosca ad adottare le soluzioni brutali già sperimentate in occasione delle guerre cecene.

Nel corso del lungo conflitto per il controllo della Repubblica separatista di Cecenia, l’esercito russo si trovò costretto a combattere una temibile guerriglia. In tale contesto, gli enormi costi umani inflitti dalla resistenza indussero Mosca a puntare sull’uso di operazioni cinetiche ad alta intensità come precondizione all’avanzata del personale militareTradotto: uso indiscriminato di bombardamenti e artiglieria come surroggato dell’esposizione al pericolo dei soldati. In tal senso l’assedio di Mariupol non consiste in altro che una riedizione di tattiche militari già sperimentate nel caso dell’assedio di Grozny. Inoltre, la devastazione lasciata alla periferia di Kiev suggerisce come tale tattica non si limiti a essere attuata esclusivamente nelle grandi città, ma venga applicata sistematicamente per conquistare centri urbani di ogni grandezza, puntualmente trasformati in roccaforti dalla difesa ucraina. L’afflusso di mercenari siriani, che già hanno sperimentato tali pratiche nel contesto di Aleppo, conferma la piega sempre più cruenta che il conflitto è destinato ad assumere. Contrariamente al caso ceceno, la resistenza ucraina può vantare alcuni importanti punti di forza, quali un fronte unito e coordinato da un comando centrale e, soprattutto, il supporto di un attore terzo quale la NATO. Il materiale bellico offerto da USA e alleati rende infatti la resistenza ucraina estremamente letale: armamenti come i missili statunitensi Javelin (anticarro) e Stinger (terra-aria), uniti alla versatilità del celebre drone turco Bayraktar TB2, fanno in modo che anche piccole unità estremamente flessibili possano infliggere ingenti danni alle forze russe. Insomma, tutti elementi che assicurano tanto le enormi difficoltà che dovrà affrontare l’esercito russo quanto la sanguinosità e la violenza delle operazioni di rappresaglia, nelle quali non verranno fatte troppe distinzioni tra militari e civili.

Conclusione

Il conflitto si avvia quindi verso una fase ancora più cruenta, con enormi costi umani tanto dal lato ucraino quanto da quello russo. Chiunque concluda da queste analisi l’irrazionalità e/o l’infattibilità del proseguimento degli scontri da parte russa compirà lo stesso errore di chi, nelle prime settimane del 2022, definiva la guerra improbabile, se non addirittura impossibile. Per quanto suicida possa apparire l’offensiva di Mosca, probabilmente a ragione, essa proseguirà perché la Russia si percepisce oggi come priva di alternative. Il senso di accerchiamento, l’ostilità della comunità internazionale e il declino demografico e socio-economico interni acuiscono l’urgenza di allontanare la prima linea di difesa per attestare i confini entro coordinate che li rendano effettivamente difendibili anche in un futuro in cui la popolazione, e dunque l’esercito, saranno fortemente ridimensionati

Foto Mikhail Evstafiev/Wikipedia




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