lunedì 4 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Turchia, vietato parlare della guerra e dei curdi

In Turchia circola questa barzelletta: “Come vanno le cose?”, “Non possiamo lamentarci”. “Ah, bene allora”. “No, non ha capito. Non possiamo lamentarci”.

“Non possiamo lamentarci” è anche il titolo del rapporto diffuso ieri da Amnesty International, in cui l’organizzazione per i diritti umani rende noto che centinaia di persone sono state arrestate e rischiano processi e condanne per aver fatto commenti o denunce sull’offensiva militare in Siria.

Chiunque si sia distanziato dalla linea ufficiale – giornalisti, utenti dei social media, manifestanti, attivisti e oppositori politici – viene accusato di “terrorismo” e sottoposto a indagini, detenzioni arbitrarie e divieti di viaggio all’estero.

Il rapporto di Amnesty International segnala in particolare la repressione che si è abbattuta contro i giornalisti dopo che il 10 ottobre, 24 ore dopo l’inizio dell’offensiva militare, l’autorità regolatrice delle comunicazioni aveva avvisato gli organi d’informazione che vi sarebbe stata tolleranza-zero su “ogni trasmissione che potrebbe avere un impatto negativo sul morale e sulle motivazioni dei soldati o che potrebbe ingannare i cittadini attraverso informazioni incomplete, false o parziali funzionali agli obiettivi del terrorismo”.

Una denuncia ha raggiunto persino il direttore e l’editore del settimanale francese “Le Point”, rei di “offesa al presidente” per questo titolo di copertina: “Pulizia etnica: il metodo Erdoğan”.

Per quanto riguarda i social media, solo nella prima settimana dell’offensiva militare, 839 account sono stati posti sotto indagine per “diffusione di contenuti di rilevanza penale”; 186 persone sono state messe in custodia di polizia e 24 di loro sono state rinviate in detenzione preventiva.

L’operazione “Sorgente di pace” è anche il pretesto per intensificare la repressione contro gli attivisti e gli oppositori politici. Parecchi parlamentari sono sotto inchiesta e decine di attivisti del Partito democratico del popolo (Hdp), di sinistra e filo-curdo sono stati arrestati. La sindaca della città di Nusaybin è stata deposta e subito sostituita da un governatore distrettuale.

Il 12 ottobre le “Madri del sabato”, un gruppo di parenti di vittime di sparizioni forzate che organizzano veglie pacifiche ogni sabato dal 2009 per ricordare i loro cari, sono state avvisate che, se fosse stata pronunciata la parola “guerra”, la manifestazione sarebbe stata sgomberata. Cosa puntualmente e violentemente avvenuta non appena è iniziata la lettura di una dichiarazione che criticava l’operazione militare in Siria.

Dunque, è vero: in Turchia non ci si può lamentare.




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