giovedì 21 gennaio - Riccardo Noury - Amnesty International

Tunisia, Amnesty stop agli arresti arbitrari

Amnesty International ha invitato in una nota le forze dell’ordine tunisine e la magistratura ad evitare di arrestare i manifestanti, ove possibile. Ed ha anche sollecitato il rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati arbitrariamente e il rilascio provvisorio di quelli che potrebbero essere perseguiti, nei casi in cui vi siano prove evidenti di un reato riconoscibile.

“Le autorità dovrebbero prendere in considerazione l’elevato rischio di contagio da Covid19 nei centri di detenzione in cui le condizioni sanitarie sono scarse e le distanze fisiche sono praticamente impossibili da mantenere”, ha sottolineato l’organizzazione per i diritti umani.

 

L’ultima ondata di proteste è scoppiata venerdì scorso a Siliana, una località a circa 130 chilometri a sud della capitale Tunisi, dopo la diffusione online di un video che – secondo Amnesty International – mostrava un agente di polizia aggredire un pastore le cui pecore erano entrate nel cortile di un edificio del governo locale. Le proteste si sono rapidamente diffuse a Tunisi ed in altre 14 città, comprese le province economicamente depresse del centro e del sud, dove la disoccupazione giovanile è a livelli altissimi.
Ad aumentare la frustrazione è stata l’imposizione da parte del governo di un lockdown nazionale di quattro giorni, iniziato giovedì scorso, giorno dell’anniversario della rivoluzione, come misura per frenare l’aumento delle infezioni da coronavirus. Domenica, un portavoce del ministero dell’Interno, Khaled Hayouni, ha annunciato l’arresto di 632 manifestanti, la maggior parte di età compresa tra i 15 ed i 20 anni.
“La Tunisia è abbastanza libera da consentire proteste così massicce senza molto spargimento di sangue, ma la sua gente non è soddisfatta della leadership politica e dello Stato e cerca ancora un cambiamento”, ha commentato al Washington Post Youssef Cherif, analista politico nordafricano affiliato alla Columbia University. Gli arresti di massa di giovani “si stanno aggiungendo al malcontento generale”, ha aggiunto Cherif, ma finora non sembra che il Paese si stia dirigendo verso una rivolta simile al 2011.




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