giovedì 19 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Trump non molla: tre esecuzioni federali previste negli Usa entro il 10 dicembre

Nella caotica e per molti versi irresponsabile transizione verso quella di Biden, l’amministrazione Trump mantiene un punto fermo, anzi tre: le date delle prossime esecuzioni di condanne a morte federali, previste il 19 novembre, l’8 e il 10 dicembre (Giornata internazionale dei diritti umani).

A chiedere a Trump di fermarsi sono in tanti: organizzazioni non governative, parlamentari di entrambi gli schieramenti, gruppi cattolici e da ultima anche la presidente dell’Ordine federale degli avvocati, Patricia Lee Refo.

In una lettera inviata il 12 novembre al presidente uscente, Refo ha sottolineato che in uno dei tre casi gli avvocati della difesa sono risultati positivi al Covid-19 e non sono in grado di preparare i ricorsi contro l’esecuzione o la richiesta di clemenza.

Il caso in questione è quello di Lisa Montgomery, la cui esecuzione è prevista l’8 dicembre. Montgomery ha commesso un crimine orribile, in condizioni di salute mentale quanto meno dubbie: ha strangolato a morte una donna, le ha aperto il ventre e ha estratto il feto che aveva in grembo. La buona notizia è che il bambino è sopravvissuto e vive col padre.

Le altre due date di cui l’Ordine degli avvocati ha chiesto il rinvio sono quelle di Orlando Hall (19 novembre) e Brandon Bernard (10 dicembre).

Prima del luglio 2020 non c’erano state esecuzioni federali per 17 anni. Poi Trump ha deciso di giocare la carta della pena di morte in chiave elettorale.

Così, in meno di tre mesi sono state messe a morte sette persone, più di quante erano state mandate al patibolo federale nei precedenti 60 anni.




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