giovedì 17 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Trasferimenti e deportazioni di civili ucraini: la Russia colpevole di crimini di guerra

In un nuovo rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha accusato le autorità russe di aver trasferito e deportato civili dalle zone occupate dell’Ucraina: si tratta di crimini di guerra e probabilmente anche di crimini contro l’umanità.

 

Il rapporto, intitolato “Come un convoglio di prigionieri”, descrive come le forze russe e quelle dei territori controllati dalla Russia abbiano trasferito forzatamente civili ucraini in Russia o nei territori dell’Ucraina controllati dalla Russia. In violazione del diritto internazionale umanitario, minorenni sono stati separati dalle loro famiglie.

I civili intervistati da Amnesty International hanno raccontato di essere stati costretti a subire le procedure di controllo note come “filtraggio”, che in diversi casi hanno dato luogo ad arresti arbitrari, maltrattamenti e torture.

Amnesty International ha documentato casi in cui persone minorenni, anziane e con disabilità sono state forzatamente trasferite in zone dell’Ucraina occupate dalla Russia o deportate illegalmente in Russia.

Trasferimenti forzati da Mariupol

All’inizio di marzo Mariupol, nel sudest dell’Ucraina, è stata completamente circondata dalle forze russe e ciò ha reso impossibile l’evacuazione. La città è stata sottoposta a bombardamenti quasi costanti e la popolazione civile è rimasta senza acqua, riscaldamento ed elettricità.

Intorno alla metà del mese, migliaia di civili hanno potuto lasciare Mariupol dirigendosi verso le zone controllate dal governo ma le forze russe, mentre prendevano gradualmente il controllo della città, hanno iniziato a trasferire forzatamente alcuni civili nei quartieri occupati, tagliando altre vie di fuga. Civili hanno raccontato ad Amnesty International di essersi visti costretti a salire sugli autobus diretti nella Repubblica popolare del Donetsk (RpD).

“Chiedevamo notizie sull’evacuazione, su dove potevamo andare. Mi è stato detto [da un soldato russo] che era possibile andare solo nella RpD o in Russia. Una bambina ha chiesto se era possibile andare [nei territori controllati dal governo di Kiev] in Ucraina. Il soldato ha risposto che o andava nella RpD o in Russia altrimenti restava là”, ha raccontato Milena, 33 anni, il cui marito, un ex marinaio delle forze navali ucraine, arrestato poco dopo il trasferimento in Russia, non è stato ancora rilasciato.

Trasferimenti forzati di minori e altri gruppi a rischio

Le leggi che regolano i conflitti armati proibiscono i trasferimenti individuali o di massa di persone protette, compresi i civili, da territori occupati. In diversi casi, minorenni in fuga senza genitori né tutori verso i territori ucraini controllati dal governo di Kiev sono stati fermati ai posti di blocco delle forze russe e trasferiti nella RpD.

Durante un “filtraggio” un bambino di 11 anni è stato separato dalla madre, in violazione del diritto internazionale umanitario. La coppia era stata catturata a Mariupol, dalle forze russe, a metà aprile.

“Hanno portato mia madre in un’altra tenda per interrogarla. Mi hanno detto che mi stavano portando via da lei. Ero terrorizzato. Non mi hanno detto dove la stavano portando. Da allora non l’ho più sentita”, ha raccontato il bambino.

Il rapporto di Amnesty International descrive inoltre il trasferimento forzato di tutti e 92 i residenti di una struttura statale di Mariupol per persone anziane e con disabilità. In diversi casi, le persone anziane sono state trasferite in strutture simili in Russia o nei territori ucraini controllati dalla Russia. Questa pratica viola i diritti di queste persone e rende difficile per loro lasciare la Russia o riunirsi con le famiglie in Ucraina o altrove.

Una volta in Russia, le persone trasferite hanno denunciato di aver ricevuto pressioni affinché chiedessero la cittadinanza russa o di aver subito limitazioni di movimento. La procedura di ottenimento della cittadinanza russa è stata semplificata per i minorenni che risultavano orfani o privi di tutela genitoriale, così come per alcune persone con disabilità. L’obiettivo era quello di facilitare l’adozione dei minorenni da parte di famiglie russe, in violazione del diritto internazionale.

Questi comportamenti indicano che esiste una chiara politica di deportazione dall’Ucraina verso la Russia di civili, minorenni compresi, e che dunque oltre al crimine di guerra di deportazione e trasferimento illegale, è probabile che le autorità russe si siano rese responsabili anche dell’analogo crimine contro l’umanità.

Procedure violente, detenzioni e torture

I civili fuggiti o trasferiti dall’Ucraina nei territori occupati dalle forze russe o in Russia sono stati sottoposti a procedure violente di controllo, una volta entrati nella RpD e in Russia o quando dalla Russia sono partiti per uno stato terzo. Queste procedure hanno violato i diritti alla riservatezza e all’integrità fisica.

Nei luoghi di “filtraggio” le autorità presenti hanno scattato fotografie, preso impronte digitali, controllato i telefoni, condotto lunghi interrogatori e, in alcuni casi, costretto gli uomini a spogliarsi fino alla vita.

Amnesty International ha documentato sette casi di maltrattamenti e torture durante la detenzione, ai danni di una donna di 31 anni, di un ragazzo di 17 anni e di altri cinque uomini fra i 20 e i 40 anni.

Vitalii, 31 anni, è stato arrestato il 28 aprile mentre cercava di lasciare Mariupol su uno dei mezzi adibiti all’evacuazione. Le autorità russe hanno detto che c’erano problemi con i suoi documenti e lo hanno costretto a salire a bordo di un altro mezzo insieme ad altri uomini. È stato portato a Dokuchaevks, nei pressi di Donesk, e posto in una cella con 15 uomini in attesa dell’interrogatorio:

“Mi hanno legato le mani col nastro adesivo, mi hanno messo la testa in un sacco e l’hanno chiuso all’altezza del collo sempre col nastro adesivo. Poi hanno iniziato a farmi domande: ‘Dicci tutto… Dicci qual è il tuo reparto, qual è la tua base. [Quando ho risposto che non ero un soldato] mi hanno picchiato all’altezza dei reni, facendomi molto male. Sono finito in ginocchio e mi hanno preso a calci. Quando mi hanno riportato nel garage, mi hanno detto che avrebbero fatto così ogni giorno”.

Amnesty International ha documentato altri casi in cui si sono verificati il crimine di sparizione forzata secondo il diritto internazionale dei diritti umani e i crimini di guerra di confinamento illegale, maltrattamento e tortura.

Hussein, uno studente di 20 anni dell’Azerbaigian, è stato fermato intorno alla metà di marzo mentre stava fuggendo da Mariupol verso Zaporizhzhia. È stato detenuto per quasi un mese, accusato di far parte dell’esercito ucraino e picchiato durante gli interrogatori:

“Uno dei soldati ha detto: ‘Così non parla, portatemi gli elettrodi per le scariche elettriche’. Li hanno attaccati ai miei alluci e hanno azionato le scariche più volte. Mi hanno picchiato più volte, fino a quando sono svenuto. Allora mi hanno buttato un secchio d’acqua addosso e ho ripreso conoscenza. Non ce la facevo più, allora ho detto: ‘Sì, sono un soldato’. Ma hanno continuato a picchiarmi, sono caduto dalla sedia e mi hanno ritirato su. Mi usciva il sangue dai piedi”.

Hussein è stato minacciato di esecuzione, picchiato e sottoposto a scariche elettriche ogni giorno fino a pochi giorni dal suo rilascio, avvenuto il 12 aprile.

“La Russia e le forze controllate dalla Russia devono porre immediatamente fine ai loro comportamenti violenti nei confronti dei detenuti. L’ufficio del Procuratore del Tribunale penale internazionale e le altre autorità competenti dovranno indagare su questi orrendi crimini, compresi quelli commessi contro persone appartenenti a gruppi a rischio. Tutti i responsabili delle deportazioni e dei trasferimenti forzati, così come delle torture e degli altri crimini di diritto internazionale commessi durante il ‘filtraggio’, dovranno andare incontro alla giustizia”, ha dichiarato Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International.




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