ThyssenKrupp: ridotte le pene. I familiari delle vittime occupano l’aula
Era stata una sentenza storica quella che in primo grado comminava forti condanne ai dirigenti della ThyssenKrupp, dopo che gli operai Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi morirono lungo la linea 5 per un incendio scoppiato la notte del 6 dicembre del 2007. Una sentenza storica che rimane tale secondo il pm Guariniello che ha portato avanti le indagini assieme ai sostituti Laura Longo e Francesca Traverso e nonostante proprio oggi quelle pene siano state ridotte.
Non più 16, ma 10 gli anni per l'amministratore delegato Herald Espenhahn, al quale è stata cancellata l'imputazione di omicidio volontario; si sarebbe trattato di omicidio colposo con colpa cosciente, secondo la Corte. Ma gli sgravi di pena non si riducono all'ad: ridotta a 8 anni la condanna per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri, per il quale gli stessi pm avevano chiesto uno sconto a 10 anni, mentre al dirigente Daniele Moroni la condanna è stata abbassata di poco più di un anno passando da 10 anni e 10 mesi a 9 anni.
Guariniello sostiene che quello “che conta è che mai in Italia sono state date pene così alte per un incidente sul lavoro” ma comunque non si fermerà qui essendo venuto meno l'aspetto storico legato al dolo, ed è lì che punterà nel prossimo grado di giudizio. La caduta del dolo, invece, è ciò che in parte soddisfa, ovviamente, l'avvocato della difesa Ezio Audisio.

Ad assistere alla sentenza c'erano i familiari delle vittime, il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri, l'assessore al lavoro della Provincia Carlo Chiama, i rappresentanti sindacali. E proprio ai familiari la riduzione delle pene non è andata giù. Al grido di “maledetti”, “che schifo” e “vergogna”, infatti, alcuni di loro hanno deciso di occupare l'aula. Chiedono giustizia, quella che avevano avuto dal primo grado e che è stata "ridimensionata“.
“Non lo accetto, mio fratello e altri sei ragazzi sono morti e queste pene sono troppo basse” ha detto la sorella di una delle vittime, mentre Rosina Platì, madre di Giuseppe Masi ha dichiarato: “Oggi hanno ammazzato di nuovo nostri figli, noi questa sentenza non la acceteremo mai” anche perché, sostiene: “Durante il secondo grado non è emerso alcun elemento nuovo e non capiamo perché siano state ridotte le pene. Noi andremo avanti, non ci fermero mai” e assieme agli altri familiari chiede di incontrare il Ministro della Giustizia.

