giovedì 2 ottobre 2008 - Mario Secondo

Tesi sulla Camorra: informazioni dalla realtà.

Descrivere questo fenomeno, in modo quanto più realistico possibile, è ciò che mi sono prefissato ancor prima di recuperare i libri da cui attingere i tanti, troppi avvenimenti camorristici, successi negli ultimi 25 anni.

Quando sei impegnato a scrivere una tesi su un fenomeno come la Camorra, che è sulla bocca di tutti, sembra che ogni avvenimento ti possa fare da spunto, da informazione per aggiungere un dettaglio in più a ciò che scrivi. Descrivere questo fenomeno, in modo quanto più realistico possibile, è ciò che mi sono prefissato ancor prima di recuperare i libri da cui attingere i tanti, troppi avvenimenti camorristici, successi negli ultimi 25 anni. Ho trent’anni e ventidue li ho vissuti a Secondigliano, quartiere popolare di Napoli, e oggi mi trovo spesso a casa a scrivere di Camorra, mentre tre piani sotto di me vive una famiglia il cui figlio ventiduenne, Salvatore Ferrara il 25 Settembre 2007 è stato crivellato nella famosa faida raccontata da Roberto Saviano e immortalata da Matteo Garrone al cinema.

La mia tesi si focalizza sulle tecniche di reclutamento che la Camorra attua per recuperare manovalanza. E quindi cerco spunti sia dalla stampa locale, che è molto più approfondita rispetto a quella nazionale, sia andando in giro, cercando di comprendere le dinamiche a me purtroppo note di come la Camorra si muove e muove le sue pedine. E riflettevo sul fatto che Secondigliano è ripiombata nell’anonimato per l’assordante rumore che ha provocato la strage dei sei africani a Castelvolturo. Così in questo clima di anonimato a Secondigliano si sviluppa un nuovo fenomeno, un’ennesima forma di devianza prende corpo sotto i miei occhi. Sono i “nuovi muschilli”, ragazzini di 16-17 anni con i capelli sparati e modellati dal gel e gli immancabili occhiali scuri, ragazzi comuni.

Entrano nei negozi, non guardano, non salutano, hanno l’aria di chi fa finta di niente, il negoziante non parla e non saluta, capisce e tira fuori i soldi. Non sono ragazzi appena usciti da “Uomini e Donne” o da una discoteca, sono esattori per conto dei clan. Ritirano il pizzo. Stesse modalità di sempre. Cambiano solo gli attori. I clan li pagano, li pagano poco, a volte non li pagano affatto, gli regalano un telefonino ultima moda o un motorino assicurandosi così la disponibilità per il prossimo reato di racket o spaccio che sia. Cantieri, negozi, totonero e punti Snai, è questo il business che gravita intorno al racket a nord di Napoli, ed il terminale ultimo per la riscossione della tangente sono proprio i minori, e per due semplici ragioni: la prima è che per la legge italiana il minore non è punibile, e la seconda è che i minori assicurano continuità in termini di egemonia e rinvigoriscono i clan. È un campanello d’allarme e insieme un segnale, che i clan sono fermi, prendono fiato, si stanno riorganizzando; un’azione governativa in questo momento metterebbe una seria ipoteca alla risoluzione del problema Camorra a nord di Napoli. 
 


1 réactions


  • (---.---.---.209) 1 giugno 2012 20:42

    Sono molto interessata all’argomento della tua tesi, e se l’hai ultimata desidererei leggerla. [email protected] per favore contattami


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