Tennessee, l’agonia di un condannato a morte e un medico incompetente
Della terribile vicenda di Tony Carruthers, il condannato a morte del Tennessee che fu costretto a difendersi da solo e la cui esecuzione è stata fermata il 21 maggio dopo un’ora di agonia, avevamo scritto qui.
Nei giorni successivi, le cronache locali hanno riferito particolari ulteriormente raccapriccianti, dai quali emerge il ruolo del personale medico addetto all’esecuzione.
Alle 11 del 21 maggio, dopo 30 minuti di inutili tentativi dello staff sanitario di trovare un accesso venoso secondario per procedere con l’iniezione letale, nella camera della morte del carcere di massima sicurezza di Nashville si è palesato un uomo.
Questi ha chiesto allo staff di fare un tentativo con la vena giugulare, anche in questo caso senza successo. L’uomo, allora, ha provato personalmente a inserire un catetere venoso centrale nel petto di Carruthers: secondo il protocollo vigente nel Tennessee per eseguire le condanne a morte, è l’ultimo tentativo possibile.
L’avvocata di Carruthers, Maria De Liberato, ha chiesto al medico se avesse la qualifica per operare in quel modo, notando che dopo una serie di tentativi gli stavano tremando le mani. Questi ha risposto seccamente “Sì”. Il breve dialogo è stato ascoltato ai giornalisti presenti che stavano assistendo all’esecuzione all’esterno della camera.
Non convinta, l’avvocata ha contattato la Corte suprema chiedendo di fermare la procedura. Prima che questa potesse pronunciarsi, il governatore dello stato Bill Lee ha deciso di sospendere l’esecuzione per un anno.
È successivamente emerso che l’uomo si chiama Mark Walton Fowler e che, sì, è un medico ma non qualificato.
La partecipazione del personale medico alle esecuzioni è da decenni al centro del dibattito e delle polemiche sulla pena di morte negli Usa. La maggior parte rifiuta ogni coinvolgimento nelle iniezioni letali perché non intende venir meno al giuramento di Ippocrate.
Il codice etico dell’Associazione dei medici americani esplicita il divieto di “partecipare a un’esecuzione legalmente autorizzata”. Questo divieto comprende anche “l’inserimento di un catetere in una vena per procedere all’iniezione letale”.
Ecco perché gli stati che ancora applicano la pena di morte “raschiano il fondo del barile”, come ha dichiarato Amy Harwell dell’Associazione federale dei difensori d’ufficio: si rivolgono a medici con preparazione inadeguata e senza scrupoli di coscienza.
Come il dottor Fowler. Questi, dopo che è emerso il suo nome, ha dichiarato di “aver inserito cateteri venosi centrali oltre una decina di volte”. Poi, incalzato, ha ammesso di non averlo fatto più dal 2013, quando ha cessato di lavorare come medico al pronto soccorso. Da allora, nessun ospedale si è più rivolto a lui…
