martedì 23 novembre - Enrico Campofreda

Telekabul del Terzo Millennio

La Telekabul del Terzo Millennio, prende corpo nella capitale afghana sotto le indicazioni del dicastero per la Promozione della Virtù e della Prevenzione del Vizio, sì proprio così. Se ne occupa direttamente il ministro Muhammad Khalid Hanafi, che ieri in conferenza stampa ha annunciato di voler reclutare giornalisti da opporre alla ‘propaganda negativa’ che investe il governo talebano. 

L’idea, immaginiamo, sia quella di promuovere propri propagandisti più che giornalisti, e si pensa di allargare la professione alle stesse donne. Tutto il personale dovrà essere in linea coi valori della Shari’a, ideologicamente ed esteticamente, per cui le anchor indosseranno l’hijab, e più spesso il niqab che lascia liberi solo gli occhi. Probabilmente i cronisti sfoggeranno una fluente barba. Il ministero vuole anche ricondurre la visione di film a princìpi corretti che non contrastino la legge islamica. “Ogni trama che insulti riti religiosi e la dignità umana non dovrebbe essere mandato in onda” ha dichiarato Hanafi, rifacendosi al materiale proveniente da produzioni di Paesi vicini che non adottano un adeguato “sistema di filtraggio”. Il riferimento è rivolto a filmografia e varietà considerati indecenti, tollerati e trasmessi, ad esempio dalla tivù pakistana. Ma il concetto dell’indecenza del ministro-censore è ampio, e può comprendere la presenza sulle scene di personaggi femminili. Cosicché il dicastero darebbe via libera a contenuti interpretati da soli attori di sesso maschile. Inoltre “Serie e immagini del profeta sono assolutamente vietate”. Tutto ciò non viene posto come imposizione governativa, bensì sotto forma di “consiglio” rivolto a media e addetti ai lavori. Un consiglio che va ad aggiungersi ad altri, questi più spinti e divulgati sotto forma di norme relative sempre all’abbigliamento e all’orientamento di studentesse universitarie e giornaliste, che prendendo un eccesso di libertà rischiano la fustigazione. Appena dopo la presa del potere i turbanti avevano sostenuto la volontà di rispettare l’indipendenza dei media, purché questi non ostacolassero i ‘valori nazionali’. Nel mese di settembre il suddetto ministero della Promozione della Virtù, in sostituzione del ministero degli Affari femminili, già impediva alle donne l’esercizio di molti lavori. Eppure nei Palazzi dell’Emirato ci si sente innovativi. Nel quinquennio 1996-2001 il governo del mullah Omar, disdegnava qualsiasi apertura ai media, vietava film e intrattenimenti giudicati nel complesso immorali. All’epoca i più facoltosi, possessori di apparecchi televisivi, rischiavano oltre alle pene di fustigazione e possibili carcerazioni lo smembramento del demoniaco elettrodomestico. L’unica stazione radio udibile era Voice of Shari’a. Oggi è tutta un’altra storia.

Enrico Campofreda 

 




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