venerdì 23 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Svizzera, soccorse un afgano assiderato. Domani l’appello contro la multa

Anni Lanz (nella foto) è una pensionata svizzera di 73 anni. Si occupa dei diritti dei rifugiati dal 1985.

Domani a Sion si svolgerà il processo d’appello contro la sentenza di primo gradodel 10 dicembre 2018, che ha condannato Anni al pagamento di 800 franchi svizzeri (circa 736 euro).

Il “reato” di Anni Lanz si chiama solidarietà, ai sensi dell’articolo 116 della Legge sugli stranieri che sanziona la “agevolazione dell’ingresso illegale in Svizzera”.

Anni si è presa cura di un afgano conosciuto in un centro di espulsione di Basilea. Era arrivato in Svizzera, dove risiedeva la sorella, dall’Italia. Sua moglie e il loro figlio erano stati uccisi in patria in un attentato. Era in condizioni mentali critiche e aveva tentato il suicidio.

Applicando il regolamento di Dublino, le autorità svizzere lo avevano rinviato in Italia, paese di primo arrivo.

Quando Anni ha saputo che il Centro per i richiedenti asilo registrati di Milano non poteva accoglierlo perché era pieno e che lui dormiva in strada, con una temperatura di quasi meno 10 gradi, è partita subito per l’Italia.

Lo ha trovato alla stazione di Domodossola, con un principio di congelamento, e lo ha fatto salire in macchina.

Al confine di Gondo la polizia li ha fermati.

Anni non ha commesso alcun reato. Soccorrendo un richiedente asilo traumatizzato e che dormiva all’addiaccio con la temperatura sotto zero ha mostrato un comportamento compassionevole, altro che criminale.




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