giovedì 3 settembre - Kocis

Sulla “nuova foiba” scoperta in Slovenia: i neofascisti, vecchi e nuovi, sono sempre fedeli alla guerra di aggressione

Riguardo la scoperta ( di alcuni giorni addietro) di una nuova foiba in Slovenia, nell'area territoriale di Kočevski Rog, un altopiano carsico montuoso vicino la località di Kocevie a metà strada tra Zagabria e Lubiana, distante 168 Km da Trieste – dalle fonti slovene si apprende che tra i 250 resti di corpi umani molti, circa un centinaio, appartengono a ragazzi tra i 15 e i 17 anni -, basta cercare su “google” per avere chiaro in maniera ampia lo “stato dell’arte” del pensiero fascistoide presente imperturbabile in Italia. Vengono fuori, in chiave moderna, tutte le elucubrazioni pronunziate da chi promosse il “credere, obbedire, combattere”che portò alla guerra di sterminio contro i popoli europei.

Da parte delle strutture informative e politiche che fanno parte delle varie destre italiane gli imputati, messi sul banco degli accusati, sono solamente “ i partigiani di Tito”. Nella pagina Facebook dell’ “Unione degli Istriani” nella nota contenente la notizia si leggono, tra l’altro, vari commenti che attaccano in maniera infame la figura integerrima di Sandro Pertini, ex Presidente emerito della Repubblica italiana.

Stante il pensiero di questi Lor signori non esiste il contesto storico. Ragionano come se la Slovenia facesse parte “ per doni divino” dell’Italia imperiale instaurata con la dittatura fascista, e, che quindi, tutti fossero italiani. In più disconoscono l’immenso tributo di sangue pagato dagli iugoslavi per cacciare gli invasori nazifascisti: italo-tedeschi ed altri della popolazione locale che si erano schierati con i promulgatori della “razza eletta”, votati allo sterminio di chi si batteva per la libertà.

Si parla di Jugoslavia che a seguito dell’aggressione nazifascista subì un numero grandissimo di vittime: 1.200.000, con un rapporto tra vittime e popolazione (15,4 milioni) che di fatto è il più alto in assoluto tra i vari paesi europei come conseguenza della seconda guerra mondiale (dati wikipedia)

A queste persone non interessano gli eventi storici nella loro globalità, a partire dai fatti scatenanti. Prendono solamente quei “segmenti” che possono essere maneggiati, cancellando tutto il resto che invece nel complessivo insieme assumono carattere preminente; come se la realtà storica fosse una fantascienza da manovrare a uso e consumo dei propri obbiettivi.

Quindi, per loro, non esiste  non viene mai considerata nelle loro note “storiche” l'invasione del regno della Jugoslavia effettuata dall’esercito nazifascista – gli alleati ( più ungheresi e bulgari) che formavano l’Asse al comando di Hitler e Mussolini) a partire dal 27 marzo 1941, e quindi la cruenta Lotta di Liberazione durata più di quattro anni. Fu il proseguo dell’invasione della Grecia, iniziata il 28 ottobre del 1940 da parte dell’esercito italiano ( quella del “spezzeremo le reni alla Grecia”, lanciata dal dittatore nel balcone romano), finita, poi, in tragedia di sconfitta; la situazione fu ribaltata solo dopo l’intervento delle truppe tedesche. Del resto, non esiste nella loro memoria, la furente azione repressiva messa in opera dalla dittatura fascista nelle aree di origine e cultura slava che erano state incorporate dall’Italia dopo la fine della prima guerra mondiale.

La Jugoslavia, quindi tutta l’area dei Balcani, fu occupata in poco più di dieci giorni. La supremazia militare tedesca fu determinante….gli italiani facevano gli “accompagnatori”, buoni, poi, nelle successive repressioni contro gli sconfitti. Quattrocentomila militari iugoslavi furono presi prigionieri, molti finirono nei lager di sterminio. Gran parte della capitale, Belgrado, rimase distrutta sotto le bombe dei terroristi in divisa. Così, per “grazia ricevuta”, l’Italia fascista si annesse una parte della Slovenia ( provincia di Lubiana) e Croazia, consistenti aree della Dalmazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro – in raccordo con l’Albania, già occupata dall’Italia nell’aprile del 1939 .

Di fatto il Regno di Jugoslavia fu totalmente smembrato dai nuovi predoni nazifascisti italo-tedeschi- ungheresi-bulgari. La popolazione, tutta, rimase per diversi anni sotto il tallone di ferro degli occupanti. Stragi e repressioni furono gli strumenti “d’uso” utilizzati continuamente dagli eserciti invasori. Del resto è ben noto che la Germania nazista nel suo “codice” considerasse gli slavi come “subumani”. E a conseguenza di questi deliri nazisti che in Jugoslavia la guerra assunse caratteri di assoluta spietatezza. L’altissimo numero delle vittime, ricordato prima, più i feriti e i mutilati, lo dimostra pienamente. Lo stesso avvenne in Unione Sovietica, il principale paese di ceppo slavo, al primo posto nell’odio sterminatore nazista.

 

La Lotta di Liberazione iniziò ben presto, al comando del generale Tito. Fu una guerra totale, spietata, senza “diplomazie”, come del resto sono tutte le guerre, veri e propri scannatoi per uomini, donne e bambini. In questo caso tutto fu più tremendo dato che i nazisti nella loro follia ideologica volevano conquistare l’Europa intera, compreso la parte asiatica, con l'obiettivo di distruggere i popoli “subumani” che non meritavano di vivere.

Tra l’altro, è ben noto, che dopo l'armistizio italiano del’8 settembre 1943, molte formazioni militari dell'esercito italiano che si trovavano da occupanti nelle varie aree territoriali dei Balcani, da partigiani coadiuvarono direttamente con l’Esercito di Liberazione Jugoslavo, combattendo strenuamente contro i tedeschi.

 

Inoltre, la situazione in essere in Iugoslavia non aveva politicamente caratteristiche omogenee. Dopo l’occupazione nazifascista del marzo 1941, in particolare i tedeschi sostennero la nascita dello Stato indipendente della Croazia, al comando degli Ustascia – formazione di estrema destra fedele alleata dei nazifascisti. In ossequio al dettame nazifascista, in tutta la Croazia fu scatenata la persecuzione di ebrei e rom. Di rilievo, inoltre, fu come supporto alle persecuzioni il ruolo dei cetnici.

Le conseguenze complessive, maturate ancora nel corso dei decenni successivi, emersero a partire dal 1989, portando alla dissoluzione della Jugoslavia. Con il contributo di avrie potenze occidentali. 

Oltre la guerra contro gli occupanti si svolse una cruenta guerra civile; nello specifico gli Ustascia, con il loro bagaglio ideologico nazista, rappresentavano per l’Armata di Liberazione di Tito, un nemico diretto da sconfiggere assolutamente. In quegli anni condizioni simili si svilupparono in tutti quei paesi europei dove esistevano presenze organizzate di sostegno ai nazisti: si veda la Francia di Petain – occupata dai tedeschi - e l’Italia con la RSI.

La guerra tra l’Armata di Liberazione di Tito, gli occupanti e gli Ustascia, e quindi contro l’ideologia nazista, ebbe caratteristiche assolutamente distruttive, tra gli umani e nelle cose.

L’area della scoperta della nuova foiba di Kočevski Rog fu “ l’appuntamento” finale della regolazione dei conti” che drammaticamente avevano sconvolto la Jugoslavia dal marzo 1941 al maggio 1945. Gli Ustascia, così come fecero i nazisti nella difesa di Berlino, mandarono allo sbaraglio omicida anche “ i ragazzini”.

Stupisce, forte, riguardo la scoperta della nuova foiba in Slovenia, la pubblicazione sul quotidiano l'Avvenire della nota inviata dal segretario della Lega, Salvini, e la risposta del direttore del quotidiano di ispirazione cattolica, Marco Tarquinio. Nessuno dei dure menziona gli orrori della guerra scatenata dai nazifascisti e la conseguente occupazione della Jugoslavia.

Molto bene ha fatto il direttore del “Dialogo”, Giovanni Sarrubbi, a mettere in evidenza nel suo ultimo “Mattinale” -Tasselli” le contraddizioni inquietanti emerse nello scambio epistolare tra Salvini e il direttore del quotiamo Tarquini, pubblicate sull’Avvenire, e sulla “furia sterminatrice del comunismo titino” ( ….parole di Salvini) . Nei loro scritti la storia, quella vera, non alligna.

Foto: Wikipedia



1 réactions


  • Ennio Francavilla Ennio Francavilla (---.---.---.111) 4 settembre 11:19

    Sono molto d’accordo con l’analisi, che sottolinea le responsabilità nazifasciste anche nel perdurare dei rancori etnici che poi portarono alla tragica dissoluzione della Jugoslavia.


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