martedì 2 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Sudan: 20 anni, condannata alla lapidazione per adulterio

Maryam Alsyed Tiyrab, 20 anni, è stata condannata a morte mediante lapidazione da un tribunale dello stato sudanese del Nilo bianco. Il reato? Adulterio.

 

È la prima sentenza nota di questo tipo da oltre un decennio, come in passato, si spera che venga annullata in secondo grado.

A preoccupare, tuttavia, è il rischio che i piccoli passi avanti nel campo dei diritti umani fatti sotto il governo di transizione che fu istituito dopo la rivoluzione che nel 2019 depose il dittatore Omar al-Bashir, vengano annullati ora che i militari controllano di nuovo il potere in Sudan.

Del resto, la Dichiarazione costituzionale del 2019 non ha abolito la pena di morte, come invece richiesto dai gruppi sudanesi per i diritti umani. Secondo la legge islamica, tuttora vigente nel paese, i reati “hudud”, i più gravi perché ritenuti compiuto contro Allah (adulterio, apostasia, furto, rapina a mano armata, diffamazione e consumo di bevande alcooliche, brigantaggio) possono essere puniti con l’amputazione delle mani e dei piedi, con le frustate e, per l’appunto, con la lapidazione.

Il Centro africano di studi sulla pace e sulla giustizia ha denunciato l’irregolarità del processo subito da Tiyrab: ad esempio, non è informata che dichiarazioni rese sotto interrogatorio sarebbero state usate contro di lei durante il processo e soprattutto non è stata assistita da un legale.




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