giovedì 24 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Sudafrica, ancora impunita la strage della miniera di Marikana di cinque anni fa

Il 16 agosto 2012 la polizia sudafricana aprì il fuoco contro i lavoratori della miniera di platino di Marikana, in sciopero per chiedere l’aumento dei salari e alloggi migliori. Fu una strage di minatori: 34 morti e almeno 70 feriti.

Nei giorni precedenti erano stati uccisi tre lavoratori in sciopero e altri tre che non scioperavano, oltre a due agenti di polizia e a due guardie private della compagnia britannica Lonmin Plc, proprietaria della miniera (per questi episodi sono sotto processo 17 esponenti del sindacato dei minatori).

Ma nessuno immaginava che quel giorno di cinque anni fa la polizia avrebbe agito con tanta ferocia. Le autopsie rivelarono che 30 minatori erano stati uccisi da proiettili ad alta velocità esplosi da fucili d’assalto R5, uno da un fucile a canna liscia e tre a colpi di pistola.

Uno dei motivi dello sciopero contro la Lomnin era che, nel 2006, la compagnia proprietaria della miniera si era impegnata a terminare 5500 alloggi entro il 2011 e a trasformare gli ostelli per soli uomini in strutture abitative per famiglie. Alla fine di quell’anno, tuttavia, Lonmin aveva costruito unicamente tre case-tipo da mostrare a eventuali acquirenti e aveva modificato solo 60 dei 114 ostelli. Ancora oggi, migliaia di minatori vivono ancora in squallidi tuguri, come l’insediamento informale di Nkaneng.

Ma, cinque anni dopo, non c’è solo un problema legato alla mancanza di alloggi adeguati. C’è anche e soprattutto quello della mancata giustizia.

La Commissione d’inchiesta presieduta dall’ex giudice Jacob Farlam, istituita dal governo per fare luce su quanto accaduto il 16 agosto 2012, lo scrisse nero su bianco nelle sue conclusioni, rese pubbliche nel giugno 2015: furono le condizioni abitative estremamente misere a far esplodere la tensione.

Ma la Commissione Farlam disse anche altro: che occorreva un’indagine sulle eventuali responsabilità penali della polizia sudafricana.

Lo scorso dicembre il presidente Zuma ha annunciato che sarebbero stati avviati procedimenti giudiziari nei confronti di alti dirigenti della polizia coinvolti nella strage.

Nel marzo di quest’anno l’organismo istituito dal governo per indagare sui comportamenti illegali della polizia ha identificato 72 agenti da rinviare a processo. Due mesi dopo ha trasmesso tutta la documentazione all’ufficio della procura. Ma ancora non è successo nulla.

 

 

 
 



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