mercoledì 17 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Srebrenica, 24 anni fa il genocidio più veloce della storia

In meno di una settimana, a partire dall’11 luglio 1995, nel cuore dell’Europa vennero uccise oltre 10.000 persone: musulmani bosniaci, per lo più maschi ritenuti in età da combattimento, civili in ogni caso, cittadini di Srebrenica o lì riparati perché la città era stata dichiarata dalle Nazioni Unite “zona protetta”.

Un genocidio, per di più in una “zona protetta”, compiuto da una “impresa criminale” (nelle parole di una sentenza) composta da soldataglia, miliziani e criminali comuni serbo-bosniaci, aiutati da un po’ di mercenari dell’estrema destra europea.

Srebrenica era un’anomalia: un’enclave a maggioranza musulmana in quella parte di Bosnia ormai del tutto “serbizzata” a colpi di massacri e trasferimenti forzati di popolazioni a partire dal 1992.

Per far aderire sul campo i confini della “nuova” Bosnia disegnati sulle mappe dei “negoziatori” e che sarebbero stati sanciti negli accordi spartitori di Dayton, occorreva mettere fine a quell’anomalia.

Un genocidio come merce di scambio.

A distanza di 24 anni, le donne di Srebrenica continuano a piangere i loro morti, a seppellirne sempre meno resti (quest’anno, solo 33). Mancano all’appello oltre 2000 scomparsi. Dopo la sepoltura individuale n. 9999 ci si fermerà. Il decimillesimo resto varrà per tutti gli altri che ancora mancheranno.

I sopravvissuti, come Hasan Hasanovic, rivivono quotidianamente quella settimana di quasi un quarto di secolo fa.

La giustizia internazionale ha chiuso i suoi lavori con le condanne all’ergastolo di Ratko Mladic e Radovan Karadzic, rispettivamente capo militare e leader politico dei serbi di Bosnia. L’Europa tace e il fronte filo-serbo guidato dalla Russia fa opera di negazionismo.

A Sarajevo, i governi di Turchia e Arabia Saudita cercano di radicalizzare un Islam storicamente del tutto pacifico e tollerante.

Dopo 24 anni non esiste una memoria di Srebrenica che sia, se non condivisa, almeno rispettata. Sin da piccoli, la storia jugoslava e poi ex jugoslava degli anni Novanta si studia su manuali che, a seconda delle convenienze nazionalistiche, esaltano i gesti e cancellano le sofferenze, occultano le proprie vergogne ed evidenziano quelle altrui.

Tra ciò che non è stato ancora sepolto c’è sicuramente l’odio.




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