giovedì 1 aprile - Osservatorio Globalizzazione

Sputnik V e la biodiplomazia del Cremlino

Le emergenze mondiali sono fenomeni che vanno oltre la tutela della salute pubblica, toccano ogni sfera e ogni settore da quello sociale a quello economico, finanziario, giuridico, scientifico, religioso e soprattutto politico.

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Come ricorda Peter J. Hotez, Professore al Baylor College of Medicine, attorno al concetto di “diplomazia dei vaccini” si è andata consolidando nel tempo non solo la consapevolezza della possibilità di crescita economica ma anche quella di vedere i vaccini come un potente strumento di politica estera[1].

Mosca lancia Sputnik V

L’agosto scorso la Russia di Putin annuncia al mondo il primo vaccino contro il Covid-19 (Sputnik V), seppur con un’approvazione frettolosa, senza che siano state condotte ricerche scientifiche continue e su campioni vasti che diano una minima garanzia sull’efficacia del farmaco. Come evidenzia Cecilia Tresoldi, “la gestione della distribuzione e somministrazione del vaccino russo Sputnik V sta facendo emergere le priorità che hanno caratterizzato la strategia del Cremlino negli ultimi anni. Esse consisterebbero in una politica estera forte che dia rilevanza alla Russia a livello globale e la crescita di Mosca come una global city riconosciuta dalla comunità internazionale”[2]. Questa tempestività ha garantito a Mosca un “vantaggio competitivo” rispetto altri vaccini, relativo soprattutto ad una forte agilità di distribuzione e somministrazione, in quanto, come sottolinea proprio C. Tresoldi, per trasportare il vaccino non servono celle frigorifere su misura, perché lo Sputnik V può essere conservato tra i 2° e gli 8° al contrario di tutti gli altri prodotti e distribuiti in Occidente. Se però Mosca possiede un “vantaggio competitivo” sul vaccino, non si presenta altrettanto competitiva sul piano logistico-infrastrutturale sia interno, perché ad oggi oltre gli Urali si presentano gravi carenze nella produzione, nella logistica e nella somministrazione del vaccino, sia estero, perché i ritmi di produzione e la logistica mondiale mettono Mosca sotto affanno, portandola a tralasciare soprattutto la produzione interna dei vaccini e la ripresa economica.

Le Cento Sfumature del Cremlino

Dietro la bio-diplomazia si sono sviluppati diversi dibattiti, accademici e mediatici, in particolare sulle conseguenze di tali politiche che ispirano il Cremlino. Gabriele Natalizia e Salvatore Santangelo evidenziano due dimensioni che ispirano Mosca: il Soft Power e l’Hard Power[3]. Dal punto di vista del Soft Power si vede l’intervento russo come una mossa strategica di benevolenza da rivendicare poi sulla questione delle sanzioni e della missione NATO “Enhanced Forward Presence”, mentre dal punto di vista dell’Hard Power si vede la competizione tecnologica-scientifica tra le grandi potenze, che ricorda quasi la guerra fredda, ma soprattutto si nota che, con il suo supporto tecnologico e scientifico a molti paesi, soprattutto l’Italia, il Cremlino ha potuto allenare reparti medici e dell’esercito specializzati in difesa chimica, radiologica e biologica. Inoltre G. Natalizia e G. Santangelo sottolineano come questo incisivo supporto del Cremlino abbia influito sull’utilizzo di tutte quelle informazioni relative al Covid-19 che possono essere state strappate sul territorio italiano.

Eleonora Tafuro Ambrosetti rende chiaro come lo strumento del Soft Power del Cremlino si pronunci in due “varianti”: la public diplomacy (promossa dalle Istituzioni e Organizzazioni individuali) e la capacità di porsi come valida alternativa ai valori universali occidentali (che agli occhi di Mosca sono ormai obsoleti per guidare il sistema internazionale), soprattutto in un’ottica spirituale del cattolicesimo[4].

La via dello Sputnik V

Ad oggi buona parte del continente Euroasiatico ha fatto affidamento o ha mostrato interesse per lo Sputnik V oltre che, con grande sorpresa, l’Arabia Saudita, gran parte dei Balcani e la maggioranza dell’America latina. La vera ambizione di Mosca però è l’Unione Europea, vicini storici dai rapporti non sempre chiari e sinceri. Ad oggi Ungheria e Estonia hanno mostrato interesse nello stringere accordi con il Cremlino, così come Cipro ha riferito che se Sputnik V venisse approvato dall’EMA sarebbe disposta ad avviare una cooperazione con Mosca. L’Italia invece si presenta come polo neutrale che potrebbe orientare l’UE verso il pro-Sputnik V e, infatti, risultano già cooperazioni e accordi sulla produzione del vaccino russo in Italia.

Bruxelles in “isolamento fiduciario”

Come ricorda Alexander Baunov[5] questa pandemia è stata la prima crisi globale che non ha visto gli Stati Uniti come leader globale nella ricerca e nel supporto internazionale ma, anzi, è stato un continuo isolamento da parte di tutti gli Stati, inclusa l’Unione Europea. La politica di isolamento di Donald Trump nel 2020 poteva aiutare la Russia a farsi spazio in Europa, cosa che in realtà non è accaduta e che anzi ha portato l’Europa a isolarsi e a chiudersi come una bolla che, ovviamente, non integra la Russia. L’Unione Europea, scrive A. Baunov, citando subito dopo il politologo Ivan Krastev con la “European isolation“, si è voluta mostrare “as a separate and fully independent and self-sufficient world region“. Questo “isolamento fiduciario” da Mosca si è visto anche, pochi giorni fa, nelle parole del Vice Presidente della Commissione Europea Margaritis Schinas in relazione all’introduzione del passaporto vaccinale europeo: il Vice Presidente ha specificato che solo i vaccini autorizzati dall’EMA (Astrazeneca, Pfizer-BioNtech, Moderna, Johnson&Johnson) possono essere registrati sul passaporto e costituire il lascia passare per tutto il territorio dell’UE, senza obbligo di quarantena e tamponi. Quando gli è stato fatto presente dai giornalisti che alcuni paesi, come la Bulgaria, avevano autorizzato sul territorio nazionale il vaccino russo Sputnik V, ha sottolineato che “se il paese in cui ci si sposterà, nella propria legislazione interna, permetterà il lasciapassare con il vaccino russo, non ci sono problemi. Altrimenti ci si potrà comunque spostare nei territori dell’UE a patto che si facciano tampone e quarantena previsti”.

Visioni e revisioni …

Ad oggi Mosca non si mostra in ottima salute per potersi posizionare come global city visti i problemi interni, dati non solo dalla disparità logistica su tutto il territorio della Federazione Russa ma anche per la poca fiducia che gli stessi cittadini russi hanno dello Sputnik V e i problemi esterni dati dal complesso rapporto con l’UE, della capacità tecnico-logistica di poter rifornire tutti i paesi che decidono di adottare Sputnik V e dai suoi rapporti con Washington. Uno spiraglio di luce per Mosca nello scacchiere geopolitico internazionale potrebbe venire dal riposizionamento dell’Unione Europea su Sputnik V e dalla riapertura delle Relazioni Bilaterali tra Bruxelles e Mosca che, ad oggi, secondo il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergej V. Lavrov, sono state distrutte per volontà di Bruxelles facendo in modo che le uniche partnership sono quelle con i singoli paesi dell’UE che guardano al loro interesse nazionale. Lavrov si è detto però disponibile, quando Bruxelles deciderà di eliminare questa anomalia, a ricostruire queste relazioni sulla base dell’uguaglianza e sulla ricerca di equilibri di interessi, sottolineando l’importanza strategica del vicinato europeo. Nel mentre Mosca stringe la mano a Pechino garantendo che si farà di tutto per mantenerle al sicuro e non essere esposti ad eventuali minacce di paesi ostili ai loro paesi.


[1] Report ISPI “Il mondo che verrà. 10 domande per il 2021”, La Grande Divisione, “Vaccino: per molti o per pochi?” di Peter J. Hotez (Baylor College of Medicine), pp. 3-7

[2] Osservatorio Russia, “Sputnik V, un altro strumento per la diplomazia del Cremlino?” di Cecilia Tresoldi, 20 febbraio 2021

[3] Geopolitica.info, “La lotta al Coronavirus come nuovo terreno di confronto tra grandi potenze” di G. Natalizia e S. Santangelo, 5 febbraio 2021

[4] ISPI, “Forward to the past? New/Old theatres of Russia’s International Projection” di A. Ferrari, E. T. Ambrosetti e Paolo Magri, 2020, pp. 48-67

[5] Carnegie Moscow Center, “The Pandemic Has Failed to Unite Russia and Europe” di Alexander Baunov, 27 gennaio 2021

Foto di Дмитрий Осипенко da Pixabay 




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