lunedì 10 febbraio - Damiano Mazzotti

Slow Journalism. Il futuro del giornalismo

Nel 2019 Fandango ha pubblicato un ottimo libro che descrive bene l’attuale evoluzione digitale del giornalismo: “Slow Journalism. Chi ha ucciso il giornalismo?” (Daniele Nalbone e Alberto Puliafito, con due interviste molto istruttive a Mario Calabresi e http://peterlaufer.com).

Il giornalismo ha massacrato la propria identità sacrificandola sull’altare del Dio Denaro. Ai bei tempi il giornalismo serviva per “monitorare, verificare, rendere pubblici i retroscena del potere e dei meccanismi di pubblico interesse”. Ora “il giornalismo ha iniziato a ossessionarsi con le cattive notizie” (p. 92), ha infantilizzato i lettori e si è disinteressato alle loro esigenze intellettuali. Un giornalismo più maturo dovrebbe puntare meno sul sensazionalismo e dovrebbe raccontare più spesso le cose che funzionano, proponendo delle riflessioni e delle idee progettuali.

Molti giornalisti hanno addossato la colpa della crisi del giornalismo ai blogger e ai citizen journalist, ma in realtà tutte le persone che producono contenuti sotto forma di foto, video e messaggi più o meno culturali o promozionali (marketing dei contenuti aziendali), contribuiscono a intasare l’attenzione di milioni e milioni di persone. Ora la gente si sente più coinvolta dalle cose che dicono e che fanno i loro amici, conoscenti e colleghi (LinkedIn e social), essendo assorbiti dal narcisismo relazionale e sociale della società ultratecnologica. Il pacchetto del giornalismo classico, con la cronaca, i reportage, gli spettacoli, ha perso molta funzionalità con l’avvento dei processi di frammentazione, riaggregazione, disintermediazione e reintermediazione degli internauti (p. 31).

Non esiste più l’oligopolio della documentazione dei fatti dei principali quotidiani (p. 108). Non esiste più l’oligopolio della manipolazione dei fatti indotta volontariamente o involontariamente dagli editori e dagli sponsorizzatori. Ogni singolo cittadino può documentarsi facilmente, può verificare una notizia, e può manifestare la propria opinione attraverso un blog o i principali social media (LinkedIn, Twitter, ecc.). Soprattutto in Italia, in troppi casi il giornalismo tradizionale si basa sulla verosimiglianza, e non sulla verifica delle questioni fondamentali o particolari di una notizia.

Anche in Italia è sopraggiunga la grande crisi dei quotidiani cartacei che in molti casi hanno perso più della metà dei lettori in meno di dieci anni. Questo accade perché purtroppo la realtà viene sempre più spesso atrofizzata e romanzata per favorire alcuni interessi commerciali o politici, diretti o indiretti. Comunque la società non ha bisogno dei giornali, ma ha bisogno del giornalismo (Clay Shirky, citato p. 31), e di giornalisti coerenti e indipendenti. Forse i direttori dei giornali dovrebbero ascoltare meglio i non addetti ai lavori: studenti, consulenti, professori e lettori.

In molti casi in Italia alcuni giornalisti arrivano fino al punto di blastare i loro lettori: “cioè a rispondere a domande più o meno intelligenti con arroganza, spocchia, sarcasmo e altri atteggiamenti di superiorità che non sono né relazionali né inclusivi” (p. 82). Inoltre le rettifiche dei giornali italiani sulle notizie con errori più o meno involontari sono rarissime. Oltretutto viene trascurato il vero potere relazionale del giornalismo: mettere in contatto chi non si conosce e chi ha dei punti in comune per sviluppare le affinità reciproche per migliorare la società. Quindi servirebbero delle vere e proprie piattaforme tematiche per lo sviluppo sociale locale e nazionale.

Anche gli eccessi di velocità di molti giornalisti digitali, che vogliono inseguire i tempi della banale comunicazione sui social media, e il modello “facciamo tanti click” basato sull’emotività, hanno “devastato il giornalismo contemporaneo e non ci si può meravigliare se la crisi, oltre che economica, è diventata da tempo anche di credibilità e di fiducia” (p. 127). Il giornalismo ha raggiunto livelli di fiducia molto scarsi, quasi pari a quelli bassissimi nei confronti della politica.

Il giornalista professionalmente maturo non è sempre interessato ad arrivare primo, ma si dedica ad approfondire tutti i retroscena di un fatto, valutando l’esperienza dei principali testimoni e degli eventuali esperti di qualche disciplina. Una mente acuta e avveduta non utilizza i video virali, ma crea la buona qualità e l’originalità delle notizie. Quindi “fare Slow Journalism significa opporre all’individualismo, alla balcanizzazione delle relazioni, una nuova idea di comunità” (p. 235).

Comunque, alla fine dei conti, il più delle volte “la verità non esiste, esistono i fatti, le interpretazioni e le opinioni”. Ogni persona interpreta le cose a modo suo, nonostante l’abilità o l’incapacità di un giornalista o di uno scrittore. In ogni caso, quando esiste, la verità “dev’essere disposta a mettersi in discussione” (p. 106). Quindi “Se qualcuno lo ha scritto meglio, non riscriverlo, linkalo e citalo”, come recita il decimo punto del manifesto dello Slow Journalism (p. 101). E naturalmente bisognerebbe sempre cercare più informazioni sulla stessa notizia, leggendo varie fonti ben diversificate; se possibile dal punto di vista politico, religioso, sociale e anagrafico.

 

Daniele Nalbone è un consulente editoriale e ha coordinato per Rx Castelvecchi la collana Chi Comanda, serie di cinque libri di inchiesta sui sistemi di potere a Roma, Napoli, Milano, Torino, Firenze.

Alberto Puliafito ha lavorato per anni nel giornalismo digitale e ha diretto documentari, videoclip e programmi televisivi. Ora si occupa anche di formazione e comunicazione. Ha fondato e dirige la testata www.slow-news.com e ha ultimato un documentario internazionale sulle nuove esigenze del giornalismo: http://www.ikproduzioni.it/news-feed.

 

Nota specialistica – Nel libro viene segnalo un testo molto interessante presente in alcuni circuiti bibliotecari: “Sotto la notizia niente. Saggio sull’informazione planetaria” (Claudio Fracassi, 1994). Qui viene raccontato anche l’episodio della notizia dell’inesistente massacro di Timisoara avvenuto durante la strana rivoluzione interna romena (nonostante le testimonianze dei giornalisti, p. 88).

Nota aforistica – “L'uomo ha una tale passione per il sistema e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità per non vedere il vedibile, a non udire l’udibile pur di legittimare la propria logica” (Dostoevskij); “Un giornale che è fedele al suo scopo si occupa non solo di come stanno le cose, ma anche di come devono essere” (www.agoravox.it/?page=article&id_article=12327, Joseph Pulitzer); “Il giornalista non si dovrebbe mai dimenticare di essere un cittadino” (Mario Calabresi, https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Calabresi, p. 187); “Molti giornalisti sono dei venditori di bugie usate, abusate e anche istituzionalizzate” (Amian Azzott). 

Nota didattica a cura di Umberto Eco – “Il grande problema della scuola di oggi è insegnare ai giovani a filtrare le informazioni di internet, cosa di cui non sono capaci neppure i professori, perché sono neofiti in questo campo” (p. 99). Per avere una visione particolare di una forma di giornalismo più moderno: https://storyful.com/resources/blog. Per un approfondimento video: https://www.youtube.com/watch?v=UGtFXtnWME4 (The Slow Journalism Revolution, TEDx).

Nota tecnologica – Mike Masnick ha creato un blog che si occupa delle sfide legali legate alla rivoluzione digitale: www.techdirt.com. I giornali non insegnano ai lettori come poter difendere la loro privacy nel web, anche perché i giornali utilizzano sistemi di tracciamento e di profilazione (https://www.valigiablu.it/author/tommaso-tani, citato a p. 100). I parastati come Facebook e Google hanno dettato le loro leggi direttamente nei parlamenti e indirettamente con le abitudini. Per evitare gli annunci pubblicitari si può installare AdBlock (è un’estensione per i web browser), oppure si può utilizzare un browser tipo Brave per non essere tracciati (p. 128). Oggi Google “paga un quinto di quanto remunerava fino a due anni fa ogni click su un banner” (p. 61). Alcuni studiosi stimano che intorno al 2025 i server stipati all’interno di capannoni climatizzati, che immagazzino i nostri dati e le nostre comunicazioni, potrebbero arrivare a consumare oltre il 20 per cento dell’energia mondiale (in gran parte costituita da foto e video inutili di persone infantilizzate).

Nota francese – Qui potete trovare le riflessioni di Julia Cagé sulla crisi economica dei media: http://www.agoravox.it/La-salvatrice-dei-media-e-Julia.html (17 marzo 2016). Segnalo anche una giovane giornalista europea che parla anche la lingua francese: https://twitter.com/antelava.

Nota bellica – La guerra ibrida globalizzata, oltre a coinvolgere l’economia, cerca di influenzare i media e le menti dei cittadini di tutte le nazioni (chi fa la guerra e i paese amici, nemici e neutrali).

Nota fenomenologica – Fino dall’inizio della storia umana le varie tipologie di notizie sono state classificate più o meno così: menzogne di guerra; propaganda religiosa e politica; notizie false prodotte per ottenere vantaggi pubblici o privati; gli errori umani; le marchette (le notizie finanziate con prodotti o servizi diretti o indiretti); le notizie che non dicono nulla e che servono solo a distrarre da uno o più problemi gravi; la disinformazione aggressiva o protettiva; i disegni, le foto e i video incredibili e più o meno ingannatori; i comunicati stampa copiati e trasformati in notizia (per pigrizia o per servilismo). E naturalmente bisogna aggiungere le stronzate, buone e cattive, che servono per incassare di più. Dopo aver trattato il sangue, il sesso, lo sport e i soldi, vengono le stronzate, dando la precedenza a quelle politiche. Per ovviare a tutto questo Slow News ha provveduto a tradurre in italiano il Verification Handbook. Del resto “Senza la fiducia di chi legge, chi scrive non è nulla” (punto undicesimo del manifesto dello Slow Journalism, p. 150).

Appendice – Un genere di giornalismo da valorizzare potrebbe essere quello fatto dagli studenti universitari e postuniversitari, delle varie discipline (hanno una mente più fresca, aperta e libera): www.neosmagazine.it, https://lospiegone.com. Nelle repubbliche mentali dei pigri qualcosa risulta vincente: https://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/new-york-times-esperimento-barbaro-riuscito.



16 réactions


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:23

    I padroni della finanza gestiscono i media e i media gestiscono l’attenzione della nostre menti. A chi serve una crisi economica: https://www.youtube.com/watch?time_continue=955&v=87OeDP-_KdU&feature=emb_logo


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:28

    Qui trovate la nona edizione dell’Atlante delle Guerre: https://www.atlanteguerre.it/


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:29

    Questo è un sito di stampo internazionale molto interessante: https://www.policlic.it


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:31

    Questo è uno dei migliori siti di Psicologia e Neuroscienze: https://www.stateofmind.it


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:41

    Questo è uno dei migliori giornalisti europei del secolo scorso: http://www.agoravox.it/Kapuscinski-ritratto-e.html


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:44

    Qui trovate delle riflessioni molto attualizzate:

    http://federicodezzani.altervista.org/m5s-la-stampella-del-potere


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 11:48

    Il sapere è utile se è condiviso. Qui trovate una notizia semplice, breve e neutrale sul ritrovamento di un cane. Chi volesse approfondire la cosa ne trova almeno cinque versioni più o meno diverse. Se gli essere umani non riescono a mettersi d’accordo nemmeno con una questione così semplice e non riescono a dire la verità per troppa pigrizia, dubito possano fare dei veri progressi nella gestione della loro convivenza nazionale e internazionale:

    https://www.quotidianopiemontese.it/2020/01/28/cane-soccorritore-sopravvive-16-giorni-sui-ghiacciai-del-cervino-senza-cibo


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 14:58

    Domani inizieranno i Digital Days di Torino: https://digitaldays.it/programma


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 15:00

    A Torino ci sarà anche qualche membro di https://legalhackers.org/our-story


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 15:40

    Se fossi un cittadino o un medico cinese l’unica maniera per affrontare il nuovo Coronavirus potrebbe essere quello di rafforzare il sistema immunitario. Si potrebbe utilizzare la Vitamina C, anche contenuta nel kiwi e nelle arance. E si potrebbe usare anche il potere antivirale del vino rosso, meglio se con poco alcol come il Lambrusco, specialmente nella prima fase della malattia o a scopo preventivo. Comunque alcune notizie incerte e molto interessanti le trovate qui: https://www.maurizioblondet.it/un-virus-etnico-molto-ingegnoso/


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 19:46

    La vera conoscenza è molto utile alla collettività se è condivisa e rivalutata: http://ipaknowledge.org/2019-ncov-coronavirus-origins.php


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 10 febbraio 21:54

    Fonte L’Antidiplomatico:

    Questa è quella che è stata l’ultima dichiarazione pubblica di Udo Ulfkotte (uno dei più famosi giornalisti tedeschi; il 13 gennaio 2017 trovato morto, a 56 anni, “di infarto” e, ancora più inspiegabilmente, senza alcuna autopsia, cremato immediatamente).

    “Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia. Questo è un punto di non ritorno e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo non solo quello della Germania ma tutto il popolo europeo.

    Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina. Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari.

    Ho molto paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé, c’è sempre gente che spinge per la guerra e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra. Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa.”

    Udo Ulfkotte: Giornalisti comprati, Edizioni Zambon, 2020

    Prefazione (di Diego Siragusa)
    Introduzione
    Primo capitolo
    Libertà di stampa simulata: esperienze con gli editori
    La verità esclusivamente per i giornalisti?
    Verità comprate: reti d’élite e servizi segreti
    Come fui corrotto da una compagnia petrolifera
    Frankfurter Allgemeine Zeitung: dietro le sue quinte c’è a volte una testa corrotta
    Come i giornalisti finanziano le loro ville in Toscana
    Ben lubrificato: il famigerato sistema dei premi giornalistici
    Interviste compiacenti, viaggi come inviato speciale e frode fiscale
    Ignobili compagni di sbornie. Sguardo nel lavoro sporco dei giornalisti
    Un pessimo trucco: come si truffano gli inserzionisti
    La spirale del silenzio: cosa non c’è nei giornali
    Oggi su, domani giù: esecuzioni mediatiche

    Secondo capitolo

    I nostri media: omologati, obbedienti all’autorità e riluttanti a fare ricerche
    Thilo Sarrazin: un eroe popolare è stato condannato
    Propaganda: i prussiani dei Balcani stanno arrivando
    I trucchi per l’inganno verbale della politica e dei media
    La perdita della credibilità

    Terzo capitolo

    La verità sotto copertura: giornalisti di prima classe in linea con le élite
    Forma la tua opinione (Bild Dir Deine Meinung)
    Giornalisti testimoni di nozze: come formare il proprio potere
    Come spunta Kai Diekmann?
    L’Atlantik-Brucke
    Nella morsa dei servizi segreti
    I nomi: contatti controversi
    Elogi imbarazzanti
    Potere sotto copertura: tecniche di propaganda classica
    Kallmorgen e Bohnen - Dubbi di esperti di pubbliche relazioni e di giornali rinomati
    I Trolls di Obama: la quinta colonna degli Stati Uniti d’America
    Lo spirito del Rockefeller: la Commissione Trilaterale
    In memoria del capo del Frankfurter Allgemeine Zeitung
    Comprare contatti con grandi nomi? La nobiltà distrutta
    II potente circolo Bilderberg: teoria o realtà del complotto?

    Quarto capitolo
    Comprati un giornalista - L’informazione viscida
    Due terzi dei giornalisti sono corrotti
    Piacevoli favori: come rendere i media compatibili
    Rivelazione: i guadagni aggiuntivi
    Lavaggio del cervello: le forbici nella testa
    Votare col portafoglio: i giornalisti diventano casi sociali
    Imparziale? L’impero dei media della SPD

    Quinto Capitolo
    Casi di studio del Fronte della Propaganda
    L’obiettivo superiore: l’amputazione dell’identità tedesca
    L’ora delle favole della Merkel: come il governo federale mente alla popolazione
    Battaglia di bugie: la propaganda di Sabine Christiansen e Ulrich Wickert
    Pubblicità da detersivo per una moneta: l’agenzia pubblicitaria Mannstein
    Il fallimento della democrazia
    La redazione come scena del crimine: il lato oscuro del mondo dei media
    Che fare?


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 11 febbraio 19:39

  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 11 febbraio 19:43

    Un video in lingua inglese del giornalista tedesco: https://www.youtube.com/watch?time_continue=302&v=sGqi-k213eE&feature=emb_logo


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 11 febbraio 19:53

    Tutta la città ne parla, un programma radiofonico molto istruttivo: https://www.raiplayradio.it/programmi/tuttalacittaneparla


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