martedì 26 novembre - Emilia Urso Anfuso

Siamo tutti in pericolo!

Crollano ponti e viadotti. Voragini si aprono all’improvviso nelle strade. Gli alberi si abbattono sotto lo sferzare del maltempo. Morti e feriti invadono tristemente, e ciclicamente, le cronache dei quotidiani nazionali. Uno scenario dell’inferno dantesco o di qualche territorio abbandonato del Terzo Mondo?

 

 
Macché: è ciò che accade in Italia, una nazione in cui - da troppi anni - si è perso il senso della ragione, della misura, della capacità di non impazzire a causa del troppo potere assunto per aver fatto la scelta di entrare in politica. Molte tragedie erano evitabili: sarebbe stato sufficiente non lasciare tutto al caso, preoccuparsi di usare il denaro pubblico per effettuare verifiche e controlli sul territorio, come nello scandaloso crollo del ponte Morandi di Genova: una tragedia annuciata, tra le tante. Nessuno controlla, nessuno verifica, le tante segnalazioni dei cittadini, da Nord a Sud, cadono nel vuoto metodicamente. E' una strage annunciata, che può accadere oggi, domani o in qualsiasi momento. La roulette russa fa meno paura.

Inutile ricordare a tutti che viviamo in un paese ad alto rischio idrogeologico. Così com’è inutile richiamare alla memoria ciò che negli anni non è stato fatto. E’ giunto il momento delle grandi decisioni, ma in questo caso non si tratta di andare in guerra – ci siamo già – quanto di fermarci a riflettere: vogliamo davvero continuare a campare in questo modo senza uno straccio di piano strategico, senza un inizio di risanamento e messa in sicurezza di tutta la nazione? Oppure vogliamo continuare a perder tempo, a contare i morti, ad assistere alle passeggiate propagandistiche di questo o quel politico, puntualmente presenti dopo il verificarsi dell’ennesima tragedia che si poteva, e si doveva, evitare?

Nel corso della mia esistenza ho girato l’Italia e il mondo, spesso in automobile, e ho viaggiato da sola anche di notte. Negli ultimi anni il passaggio su un ponte o su un viadotto italiano rischiano di procurarmi un attacco di panico e non certo perché io soffra di qualche problema: la paura si fonda su elementi reali. Se per voi è una condizione normale, per me non lo è per nulla. Siamo tutti in pericolo, ed è bene che ve lo ficchiate in testa una buona volta.

Non si può continuare a vivere alla giornata, perché è questo il tipo di sistema politico vigente in Italia da anni e su ogni tema. Nessuno sviluppa un piano strategico di lungo respiro e da attuare in tempi brevi, è sufficiente il crollo di un governo – cosa che accade ormai molto di frequente – per vanificare ogni eventuale avvio di un’idea di progetto e si ricomincia daccapo. Nel frattempo, i partiti politici sprecano tempo in un miserevole scarica barile: “E’ colpa di …è colpa di…è colpa di…”. Per loro la cosa importante è quella di non assumersi le responsabilità. Andare oltre, mettere un freno a questo sciame di follia, considerare l’opportunità di invertire la rotta non fa parte di alcun programma.

Se a tutto questo aggiungiamo un sistema economico e fiscale ormai senza alcun freno, che rende la vita di ogni singolo cittadino comune un vero inferno, non è difficile comprendere il motivo per cui, quotidianamente, si assiste a un imbarbarimento dei cittadini, che sia nella vita reale che in quella virtuale, scaricano le troppe tensioni nell’unico modo che ritengono plausibile: attaccando i propri simili. Anche questo fa parte della mala politica, degli abusi, del livello di corruzione giunto a livelli parossistici e che ha posto una condizione aberrante agli italiani: vivere male in un paese che era meraviglioso.

Peccato peraltro che questo nuovo movimento popolare (ne nasce uno ogni cinque o sei anni) non voglia far altro che contrastare Salvini – che peraltro si trova all’opposizione e non dovrebbe costituire una minaccia – o armarsi genericamente contro il razzismo: un’altra occasione persa per mettere avviare un vero cambiamento. Libertà è partecipazione, ma dipende da come e perché si partecipa.

Foto di Paula Kaspar da Pixabay 



3 réactions


  • Buon senso dove sei? (---.---.---.107) 26 novembre 13:45

    E noi continuiamo a buttar soldi per mantenere mezza Africa (a casa nostra però).

    Appunto, buon senso dove sei?


  • paolo (---.---.---.49) 27 novembre 09:31

    Cara Emilia, fai come tuo solito una bella sintesi del disastro ammbientale di questo paese e poi con la chiosa ributti la palla sulla inutilità dell’azione delle sardine.

    Le sardine non c’entrano un fico secco, a differenza di Salvini che c’entra eccome, non fosse altro perché rappresenta quel mondo politico ed imprenditoriale che è la causa principale della situazione in cui ci troviamo. Il clima è una concausa, il problema è come si governa un territorio e come si manutengono le infrastrutture. E la causa primaria è la memoria corta, anzi cortissima di questo popolo disgraziato, pilotato da media al di sotto della decenza e legati ad interessi economici incofessabili. Soltanto pochi mesi orsono tutti, dicasi tutti a unisono, forse con la sola eccezione di Travaglio, sfottevano il povero ministro delle infrastrutture e dei trasporti Tolinelli (M5S). Lo hanno messo letteralmente in croce perché ripeteva allo sfinimento che era meglio destinare le risorse (poche) alle verifiche e manutenzioni di ponti e viadotti piuttosto che buttarle nel calderone del TAV ( o sul Ponte di Berlusconi per non parlare dell’inutile Mose). Lo hanno (lo avete) deriso e sfottuto facendolo passare per un povero idiota tontolone che confonde la Puglia con le Marche; persino Crozza si è divertito a sfancularlo. Il pensiero più elevato è stato " perché l’uno esclude l’altro ? ", senza considerare che le casse piangono e che sui ponti e viadotti ci passano ogni giorno milioni di persone, mentre il TAV è una ferrovia che andrà a compimento tra una ventina d’anni ( se tutto va bene) e ci costerà come una finanziaria, con la prospettiva probabile, se non certa, che sarà un flop gigantesco (vedi Mose).

    Adesso gli stessi (tutti) che lo deridevano, scoprono l’acqua calda e e gridano all’emergenza del paese che sta crollando, mentre nel frattempo, nei gangli del potere politico, c’è chi tenta di ripristinare quei meccanismi di clientelismo e corruzione che lo hanno consentito, cercando perfino di riabilitare i responsabili diretti (vedi Autostrade ecc..).

    Chiedere scusa mai ?

    Un saluto al povero Tolinelli, che dichiaro martire di un popolo schizofrenico e ingrato.

    Amen 


    • Enzo Salvà Enzo Salvà (---.---.---.64) 27 novembre 10:56

      Caro paolo concordo, ma questo è già un paese di santi (poeti e navigatori), potremmo evitare un altro martire e relative statue? Già c’è Salvini "cuor di micino" che si sente martirizzato da banchi di sardine........

      Un Saluto

      Es.


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