lunedì 27 luglio - Marco Barone

Senza verità per Giulio Regeni, sarà il tramonto del nostro Stato di diritto

54 mesi senza Giulio, senza verità e giustizia per l'omicidio di Stato di Giulio. Ogni occasione deve essere o meglio dovrebbe essere quella buona per far valere le nostre ragioni di Stato per aver giustizia per l'omicidio di Stato commesso in Egitto che ha avuto Giulio come vittima.

Ucciso dagli apparati di sicurezza egiziani ed il sistema di potere dittatoriale al potere in Egitto, un Paese con i militari al potere, ha coperto gli autori, ha ucciso cinque innocenti e fino all'altro ieri ha continuato ad offendere la memoria di Giulio e della famiglia stessa di Giulio. Se c'è un qualcosa su cui forse non si è riflettuto a dovere, nonostante venga denunciato sempre e con costanza dalla famiglia di Giulio e soprattutto da Alessandra Ballerini, è che si è ai limiti dell'impossibile nell'esercizio del diritto alla difesa. Tanto che la stessa Ballerini non può mettere piede in Egitto, non sa se a suo carico vi sia o meno un provvedimento di espulsione e da parte dell'ambasciata italiana in Egitto non si riesce a sapere nulla di concreto sul punto.

I collaboratori del team legale sono continuamente sotto minaccia, emblematico il caso della moglie di Lofty, Amal Fathy venne arrestata come ricatto per l'attività difensiva svolta in Egitto dal marito.

I servizi egiziani monitorano costantemente l'operato della squadra difensiva dei Regeni, e anche chi si attiva a sostegno della campagna della verità e giustizia, non è da escludere che la loro rete di controlli sia estesa anche nel territorio italiano. La magistratura italiana è arrivata lì dove poteva arrivare, iscrivere nel registro degli indagati i nomi di cinque responsabili dell'omicidio di Stato di Giulio, anche se gli indagati effettivi sarebbero una ventina pare. L'Egitto si rifiuta di spedirli in Italia, di collaborare in qualsiasi modo perchè possano essere non processati, ma ascoltati dalla nostra magistratura, perchè siamo ancora a questo punto.

E la sua collaborazione consiste nel continuare nella logica del depistaggio, spacciando per oggetti di Giulio quelli che di Giulio non erano visto che facevano parte del corpo del reato nell'omicidio di cinque ragazzi uccisi e liquidati come i rapitori di Giulio e addirittura, oltraggio nell'oltraggio, passando all'attacco, indagando sull'operato di Giulio. Quando viene negata ogni condizione minima del diritto alla difesa, quando il legale dei Regeni non può mettere piede al Cairo, per non rischiare di essere arrestata, nella migliore delle ipotesi, quando si ha a che fare con un chiaro omicidio di Stato, un Paese serio e rispettoso della propria Costituzione, come minimo dovrebbe smettere di relazionarsi con l'Egitto come se fosse ancora il proprio miglior amichetto. Insomma, oltre al danno pure la beffa. Ma per quanto tempo si potrà continuare ad accettare come "normale" questa situazione? 

Il tempo delle parole e dell'indignazione è da tempo giunto al suo esaurimento. C'è qualcuno che forse auspica la via della rassegnazione, ma alzare bandiera bianca significherebbe il tramonto definitivo del nostro Stato di diritto.

 
mb



Lasciare un commento