martedì 26 novembre - Alberto SIGONA

Se l’Italia cade a pezzi

Da oltre un decennio a questa parte il territorio italiano, a causa dell'apatia dei nostri politici, versa in condizioni precarie, sempre più vulnerabile ai normali eventi meteoreologici.

Ormai basta una semplice pioggia per far dichiarare lo stato di calamità naturale, ma certi eventi tragici hanno ben poco di... naturale.

Quando ero in tenera età ero solito mettere in relazione l'espressione calamità naturale con qualche evento eccezionale ed imprevedibile, quali terremoti, uragani, cicloni e qualsivoglia manifestazione incredibilmente spaventosa del Creato. Beata ignoranza! Ingenuo e grullo com'ero, evidentemente non mi rendevo conto del pietoso contesto istituzionale in cui mi trovavo. Ero talmente sciocco da credere che in uno Stato civile e progredito come l'Italia una catastrofe riconducibile alla Natura dovesse essere qualcosa d'imponderabile, da cui non poter assolutamente sfuggire.

Una drammatica rarità insomma, e non certo una terribile regola. Beh, a quanto pare mi sbagliavo di grosso. Per quanto possa apparire assurdo ed inamissibile, oggi una "calamità naturale" può scaturire da eventi meteoreologici ordinari e perfettamente prevedibili, e soprattutto "arginabili", se è vero che una pioggia di un'oretta o due può mettere in ginocchio una città, o comunque pregiudicarne radicalmente il consueto svolgimento delle varie attività collettive, da quelle lavorative a quelle ludiche. Se poi in quella sfortunata città vi dovesse essere un fiume (o un torrente) non resta che pregare iddio che ce la mandi buona, in quanto le conseguenze di un'eventuale esondazione potrebbero essere addirittura catastrofiche...E la cosa più inconcepibile è che tali catastrofi vengono quasi sempre fatte passare dai nostri governanti per imprevedibili e inevitabili, dovute esclusivamente ad una Natura brutta e cattiva che inspiegabilmente si diverte a far del male ai figli suoi, contro cui non si può far altro che assistere impotenti.

Quasi mai vengono attribuite alla scelleratezza dell'uomo e delle nostre istituzioni. Un assioma che in un altro Paese civile verrebbe etichettato come allucinante, ma che da noi spesso e volentieri viene accolto fra l'indifferenza o il compiacimento. Ed il guaio è che, a forza di riproporre siffatto concetto ridicolo e meschino, c'è persino chi ci crede sul serio, nella più totale buona fede (!). Eppure non occorre l'intelligenza di Albert Einstein o la cultura di Umberto Eco per renderci conto che questi eventi tragici sono imputabili a chi, negli ultimi decenni, ha violentato l'ambiente in ogni senso e con ogni mezzo, infischiandosene altamente delle conseguenze gravissime che si sarebbero arrecate nel breve, medio e lungo periodo.. Ma la colpa è stata soprattutto - e mi riferisco ai politici che sino alternati alla guida dello Stivale negli ultimi trent'anni - di chi non ha mai fatto nulla per evitare proteggere il delicato equilibrio del nostro territorio, già precario di suo, e di chi continua tuttora, fra promesse di circostanza ed indignazioni di facciata, a guardarsi bene dall'intervenire, nè in fase preventiva nè per ovviare ai danni già cagionati dall'uomo, persistendo nell'irresponsabilità totale e nel disprezzo di certi principi che dovrebbero invece essere i pilastri della nostra società. E la cosa più allarmante, e nel contempo vergognosa, è che ormai si vive il tutto quasi con spirito di rassegnazione, come se non si potesse fare altrimenti, come se non esistessero soluzioni efficaci per prevenire la sistematica tragicità degli eventi, che periodicamente, ad intervalli brevi e regolari, feriscono a morte il nostro Bel Paese. Un Paese che, in maniera lenta ma costante, sta letteralmente cadendo a pezzi. E con esso la credibilità di uno Stato che puntualmente tradisce le legittime speranze dei suoi cittadini, che da tempo immemore auspicano disperatamente quel mutamento di mentalità di chi li governa, confidando che un giorno non troppo lontano tutto possa finalmente cambiare. Per sempre.

Alberto SIGONA

Foto di Dean Moriarty da Pixabay 

 

 

 



2 réactions


  • Enzo Salvà Enzo Salvà (---.---.---.64) 27 novembre 10:40

    Ahinoi Lei ha ragione da vendere.............

    mi permetto solo una piccola precisazione, Lei scrive:

    "e mi riferisco ai politici che sino (si sono) alternati alla guida dello Stivale negli ultimi trent’anni "

    purtroppo è ben più frustrante ed allucinante: la Gestione del Territorio è affidata alle Regioni, organo ben più vicino ai cittadini e che ha anche potere legislativo (non totale). 

    E’ molto più complicato di così ovviamente, ma ci sono responsabilità dirette appena fuori dall’uscio di casa nostra......... 

    Un Saluto

    Es.


    • Alberto l’autore (---.---.---.185) 27 novembre 11:53

      @Enzo Salvà

      Sì certo. Il mio "che si sono alternati alla guida dello Stivale" era una allusione, forse poco esplicita, a tutti i politici , governatori di regioni ed in certi casi persino province e comuni... Grazie per il Suo commento


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