lunedì 8 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Russia: la politica delle frontiere nel Caucaso e le sue conseguenze sui diritti umani

Consultando i motori di ricerca, la parola inglese borderization chiama essenzialmente in causa la politica russa nel Caucaso.

Traducendo e spiegando in italiano, significa che a partire dal 2011 le forze russe presenti nelle due regioni che, dopo il conflitto dell’agosto 2008, si sono separate dalla Georgia – Abkhazia e Ossezia del Sud – hanno iniziato a installare marcatori di frontiera, filo spinato, trincee e barriere lungo le cosiddette Linee amministrative di confine, in precedenza poco più di un’indicazione sulle mappe.

Amnesty International ha analizzato le conseguenze di questa politica che, di fatto, istituisce un confine internazionale: gravi limitazioni alla libertà di movimento, famiglie separate, mezzi di sussistenza che finiscono “dall’altra parte”, strutture sanitarie non più accessibili, minacce d’arresto per chi cerca di varcare la frontiera senza permessi ufficiali sempre più difficili da ottenere.

Secondo le autorità della Georgia, alla fine del 2018 i villaggi divisi in due erano almeno 34 e tra 800 e 1000 famiglie avevano perso i loro terreni agricoli.

L’impatto è stato letale anche su quello che una volta era un vivace commercio transfrontaliero, poiché i produttori locali non hanno più accesso ai mercati.




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