venerdì 29 settembre 2017 - Riccardo Noury - Amnesty International

Rohingya, la richiesta di embargo sulle armi dirette in Myanmar

Ieri il Consiglio di sicurezza si riunirà in sessione pubblica per esaminare la situazione di Myanmar. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, riferirà sulla crisi in atto nello stato di Rakhine.

La riunione del Consiglio di sicurezza si svolge quasi un mese dopo l’inizio della brutale campagna dell’esercito di Myanmar nello stato di Rakhine, lanciata all’indomani degli attacchi armati contro decine di posti di blocco, rivendicati dall’Esercito di salvezza dei rohingya dell’Arakan, che il 25 agosto avevano causato almeno 12 morti tra le forze di sicurezza.

Da allora, quasi mezzo milione di rifugiati ha oltrepassato il confine col Bangladesh. In altri termini, poco meno della metà di una popolazione di 1.200.000 abitanti ha abbandonato le sue case. In poco più di un mese i morti sono stati centinaia.

Amnesty International ha documentato come le forze di sicurezza abbiano incendiato interi villaggi abitati dai rohingya e abbiano sparato sugli abitanti in fuga: in quanto massicci e sistematici attacchi contro la popolazione civile, si tratta di crimini contro l’umanità. Nonostante il governo di Myanmar sostenga che le operazioni militari siano terminate, Amnesty International ha verificato che gli incendi sono stati appiccati fino alla settimana scorsa.

La situazione è resa peggiore dalle gravi limitazioni che Myanmar ha imposto all’arrivo degli aiuti umanitari nello stato di Rakhine. Amnesty International ha ricevuto notizie attendibili sul rischio che sopraggiunga la fame, dato che l’offensiva dell’esercito costringe a lasciare i villaggi e che chi vi rimane riesce a malapena a procurarsi da mangiare.

Amnesty International ha esortato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – e l’Italia, come membro non permanente, può avere un ruolo importante – a fare tutto il possibile per porre fine ai crimini contro l’umanità e alla pulizia etnica in corso contro la popolazione civile rohingya in Myanmar, anche imponendo un embargo totale sulle armi dirette verso il paese.




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