sabato 18 gennaio - SerFiss

Rinnoviamoci gli auguri

Sarà capitato a molti, intorno alla fine dell'anno, di ripensare agli auguri fatti e ricevuti negli anni precedenti. Dopo 364 giorni (bisestili esclusi), facendo un bilancio di quanto avvenuto, si scopre che ben poco era cambiato dall'anno precedente e che poco sarebbe poi cambiato nell'anno successivo. Gli auguri scambiati dopo lo scoccare della mezzanotte potrebbero quindi risultare inutili e quindi trascurabili. Sbagliato. Gli auguri di fine anno seguono un rito consolidato nel tempo e ricco di speranze, personali e non.

Non bisogna trascurare che in quei minuti, nel clima festoso e vociante, con un calice di spumante in una mano ed una fetta di panettone nell'altra, il senso razionale e la logica passano nettamente in secondo piano ma ci sta, come dicono ora i giovani.
Del resto è anche giusto non cancellare il solo attimo dell'anno nel quale si riscopre collettivamente la speranza di un futuro migliore.

Sono bastati pochi giorni per mostrare che il nuovo anno appena iniziato, pur essendo un simpatico palindromo al contrario, si adegua allo status quo e non sarà latore delle aspettative che tutti si sono augurati nella notte di San Silvestro, patrono dei gatti. Anzi.

Abbiamo già avuto:

  • un aumento pensionistico ridicolo e quasi offensivo;
  • un morto nei festeggiamenti di fine anno (non accadeva dal 2014);
  • un caldo record che ha portato in Norvegia temperature di 14° quando di solito, nello stesso periodoe nella stessa zona, si aggiravano intorno ai 5 gradi sotto zero;
  • una probabile crisi di governo nei prossimi mesi;
  • un adeguaento dell'ISEE che rischia di creare scompensi inimmaginabili:
  • l'accordo commerciale fra USA e Cina sul blocco dei dazi che relega l'Europa dietro la lavagna;
  • le nuove manovre di bassa politica orchestrate da Putin per restare comandante unico del timone russo:
  • promesse di chiusure di stabilimenti entro l'anno e tanto altro non proprio entusiasmante.

Nulla però in confronto ai pericolosi venti di guerra scatenati dall'uomo arancione e dei pericolosissimi strascichi che ne potrebbero derivare. A chi afferma che sembra passata la buriana, basterà ricordare che fra il fatto scatenante la crisi e l'inizio delle ostilità la miccia è spesso lunghissima. Questo fatto, da solo, potrebbe bastare a candidare il 2020 "anno funesto" del nuovo secolo.

Cosa ci resta? La speranza. Come si manifesta la speranza? Con gli auguri. Quest'anno, invece di snobbarli, gli auguri, rinnoviamoli con frequenza ed anche nei mesi futuri come luglio ad esempio, o nel prossimo autunno. Potrebbe esserci bisogno di maggiore fortuna nel 2020 per tenere accesa la sempre più flebile fiamma della speranza. Moltiplichiamo quindi gli auguri, che tanto non guastano.

A proposito, Buon Anno a tutti.

Photo: Elisa Riva, Pixabay



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