giovedì 1 aprile - Riccardo Noury - Amnesty International

Rifugiata muore in un fermo di polizia: il Messico ha il suo caso Floyd

“Hanno preso mia figlia, l’hanno torturata. Si sentono le sue urla. Le hanno tirato il collo e rotto le vertebre. Nessun essere umano merita di morire così. So che non riavrò mia figlia, so che mi resteranno solo i ricordi. Chiedo solo giustizia nei confronti di quelle quattro persone, che affrontino le conseguenze della legge”.

Sono le parole strazianti di Rosibel Emérita Arriaza, la madre di Victoria Esperanza Salazar, morta il 27 marzo dopo essere stata fermata da quattro agenti di polizia nella città di Tulum, nello stato di Quintana Roo.

Rosibel non è stata neanche informata dalle autorità, ha appreso che sua figlia era morta in un modo così atroce da una persona che aveva letto la notizia e aveva visto le immagini di quel violento fermo di polizia.

Victoria era una rifugiata di El Salvador residente in Messico dal 2018. Ha lasciato due figlie di 15 e 16 anni, che vivevano con lei. Della più grande, dopo l’omicidio della madre, si sono perse le tracce.

Così, anche il Messico ha il suo George Floyd. Negli Usa era stato il razzismo, in questo caso la misoginia che ha fatto sì che l’ennesimo femminicidio sia stato commesso proprio da chi in teoria dovrebbe difendere le donne dalla violenza.

(La foto è tratta da contrapesociudadano.com)

 




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